03:01 26 Maggio 2019
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Venezuela: papa Francesco a "Il Messaggero", se lo chiedono sono pronto a mediare

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Papa Francesco parla in una intervista a "Il Messaggero" della lettera ricevuta dal contestato presidente venezuelano, Nicolas Maduro, per ottenere la mediazione del Vaticano.

Il Santo Padre spiega che prima di partire per gli Emirati Arabi — da cui è tornati ieri a Roma dopo aver raggiunto una intesa con l'Islam sunnita per fermare il terrorismo e le sue derive fanatiche — sapeva che doveva arrivare con un plico diplomatico la lettera di Maduro ma non la ho ancora letta.

"Vedremo cosa si può fare. Per arrivare ad una mediazione naturalmente ci vuole la volontà di entrambe le parti. Lo devono richiedere. Esattamente come è stato nel 1985 con la crisi tra Argentina e Cile per la soluzione del Canale di Beagle".

Con il Venezuela — aggiunge — la Santa Sede è stata presente nel momento del dialogo con Zapatero. C'è stata una prima riunione, e poi una seconda ma alla fine è stato partorito un topolino. Niente. Fumo. Adesso vedrò questa lettera e poi capirò che si potrà fare.

"Ma le condizioni iniziali è che siano le parti a richiedere una mediazione. Noi siamo sempre disposti", ha concluso Bergoglio.     

​In Venezuela il 21 gennaio sono scoppiate le proteste contro il presidente in carica Nicolas Maduro. Successivamente il leader dell'opposizione Juan Guaidò si è autoproclamato capo di Stato durante il "governo provvisorio". E' stato immediatamente riconosciuto dagli Stati Uniti.

Anche il Canada, l'Argentina, il Brasile, il Cile, la Colombia, la Costa Rica, il Guatemala, l'Honduras, Panama, il Paraguay, il Perù e la Georgia hanno riconosciuto Guaidò.

Maduro ritiene che il presidente del Parlamento sia un "fantoccio di Washington". Ha inoltre accusato gli Stati Uniti del tentativo di condurre un colpo di stato. L'esercito si è schierato dalla parte del presidente legittimo Nicolas Maduro.

In una conversazione telefonica il presidente russo Vladimir Putin ha espresso il proprio sostegno a Maduro sullo sfondo dell'aggravamento della crisi interna. Altri Paesi, in particolare Cina, Turchia, Bielorussia, Indonesia, Iran e Italia, si sono rifiutati di riconoscere Guaidò come capo di Stato.

Il 4 febbraio 18 dei 28 Paesi della UE hanno riconosciuto il leader dell'opposizione Juan Guaidò come presidente ad interim del Paese, mentre l'Unione Europea in qualità di istituzione comunitaria non ha ancora compiuto questo passo per la mancata unanimità.

Fonte: Agenzia Nova

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