Widgets Magazine
15:14 19 Agosto 2019
Nave Sea Watch 3 della Ong Sea Watch

La Sea Watch 3 sbarca a Catania (VIDEO)

© REUTERS / Darrin Zammit Lupi/File Photo
Italia
URL abbreviato
Clara Statello
655

Si è conclusa questa mattina al porto di Catania, dopo 13 giorni di navigazione e una notte in panne, l'odissea della Sea Watch 3, la nave della ONG tedesca, battente bandiera olandese, che trasportava 47 persone, soccorse in seguito al naufragio di un gommone davanti alla costa libica.

L'imbarcazione aveva ricevuto l'autorizzazione ad approdare al porto di Catania la sera del 30 gennaio, ma a causa di un'avaria è riuscita a partire da Siracusa, dove era ferma da quasi una settimana, solo alle 5.30.

© Sputnik .
La conslusione dell'odissea della Sea Watch 3

15 dei 47 migranti sono minori non accompagnati, per cui il Tribunale dei Minori di Catania ha già nominato un tutore e che verranno ospitati in strutture in provincia di Catania. Il più piccolo, Mamadou ha 14 anni. Gli altri 32 migranti sono già arrivati all'hotspot di Messina, la stessa ex caserma del rione Bisconte che aveva ospitato i naufraghi della Diciotti, la scorsa estate.

Migranti a bordo della nave Sea Watch 3
© REUTERS / Guglielmo Mangiapane

L'autorizzazione allo sbarco è arrivata dopo giorni di polemiche, appelli della società civile e della chiesa, mobilitazioni, in seguito alla mediazione del premier Conte, che è riuscito ad ottenere la redistribuzione dei passeggeri fra alcuni paesi europei (fra cui Francia, Germania, Portogallo, Romania, Lussemburgo e Malta), oltre all'Italia. L'Olanda, il paese di cui la nave batte bandiera, non è tra questi. Alla richiesta del premier Conte di accogliere una parte di migranti, ha risposto «Non siamo obbligati». Una vittoria secondo il Viminale: «Fino a ieri l'Europa se ne fregava; guarda caso nelle scorse ore la Commissione europea ha cominciato a muoversi, la Germania ha offerto disponibilità. Vuole dire che la nostra linea paga», ha dichiarato ieri il Ministro dell'Interno Salvini.

La Sea Watch era ferma nella rada di Siracusa da sei giorni, ed era ormai a rischio crisi umanitaria. Sono state molteplici le manifestazioni di solidarietà da parte dei siciliani. L'associazione degli albergatori di Siracusa ha mostrato la disponibilità ad accogliere i migranti: «Fateli sbarcare, pagheremo trasferimento, alloggio e offriremo un lavoro. Non è più ammissibile ritardare lo sbarco di esseri umani».

Allo stesso modo l'Arcidiocesi di Catania, per mezzo del Commissario straordinario della Fondazione Opera Diocesana di Assistenza (ODA), Adolfo Landi, ha offerto ospitalità: «Non è nostra intenzione entrare nel dibattito politico, né è il momento delle divisioni; su espressa richiesta dell'arcivescovo della diocesi di Catania, mons. Salvatore Gristina, siamo pronti a fare la nostra parte, dando ricovero e assistenza, tramite il nostro personale specializzato, a chi ne ha bisogno». La Diocesi aveva già accolto 45 sfollati del terremoto di Santo Stefano.

Di tutt'altro avviso il sindaco di Messina, Cateno De Luca: «Messina è una città dimenticata, abbandonata a se stessa. Vogliono mandarci i migranti? Bene, ma ci mandino anche risorse e mezzi per risolvere il problema delle baracche», riferendosi alle 2200 famiglie che ancora vivono nelle baracche, dopo il terremoto del 1908.

Si chiude così una vicenda che ha quasi portato a un incidente diplomatico con l'Olanda, che è giunta all'attenzione della Corte Europea dei Diritti Umani, e ha diviso l'opinione pubblica. Rimane il giallo dell'autorizzazione di sbarcare a Catania, e non a Siracusa. Sembrava un assist al procuratore Zuccaro e il preludio per il sequestro dell'imbarcazione. Ma sino ad ora pare non sia stata adottata alcuna misura giudiziaria.

Tags:
Intervista, Sea Watch, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik