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21:59 21 Agosto 2019
Ticino

Svizzera, Cassis: Italia vuol far saltare patto sui frontalieri

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"Problema di politica interna, governo non vuole scontentare il Nord".

Il ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis, ha accusato l'Italia di voler sabotare il patto sui frontalieri con il suo Paese. In un'intervista al quotidiano La Stampa, Cassis ha detto di essere ancora in attesa della firma di Roma sull'accordo chiuso nel 2015 per risolvere la disputa fiscale dei frontalieri. "Credo ci sia un problema di politica interna italiana. Evidentemente il governo non vuole scontentare gli elettori del Nord Italia che vivono nelle zone di frontiera", ha commentato.

"I frontalieri italiani", ha ricordato Cassis, "sono circa 65 mila, il 95% lavora in Ticino. La loro imposizione fiscale è retta da un accordo del 1974: pagano un'aliquota che va dall'8 al 12%. Parte di queste imposte, il 38%, viene versata al governo italiano che le gira ai Comuni di residenza".

Il nuovo patto prevede invece che "l'imposizione" venga portata "allo stesso livello di quella italiana". "Ma solo una parte del maggior gettito resterebbe in Svizzera, mentre la differenza andrebbe all'Italia", ha precissato il ministro degli esteri elvetico. "Con questa soluzione ci sarebbero maggiori costi per i lavoratori e un doppio guadagno per lo Stato italiano. Roma avrebbe entrate più ricche per circa 300-400 milioni di euro ed eliminerebbe le disparità di trattamento tra i suoi contribuenti. Il signor Bianchi che lavora a Lugano pagherebbe le tasse come il vicino di casa impiegato nel Varesotto".

E ai giornalisti del quotidiano che gli chiedono se l'Italia non stia dunque rinunciando a 400 milioni di entrate per proteggere 65 mila elettori, in gran parte leghisti, che pagano aliquote inferiori al 12%, Cassis risponde sibillino: "Questa è una conclusione che state traendo voi...". "Dieci giorni fa", ha comunque sottolineato, "ho visto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, a Lugano. Mi ha promesso che ci sarà una risposta in primavera. Noi vogliamo chiarezza: o sì o no. Ma non possiamo più aspettare perché l'accordo è già vecchio di quattro anni".

Fonte: Askanews

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Frontiere, Ignazio Cassis, Ticino, Svizzera, Italia
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