01:41 17 Novembre 2019
Il quadro del pittore armeno Мinas Avetisyan, Tamila

Unità sbagliate: l'Italia del 1861 come l'Europa di oggi

© Sputnik .
Italia
URL abbreviato
Di
979
Seguici su

L'Europa unita che fatica a trovare un ideale comune, oltre all'euro, ha lo stesso problema dell'Italia del 1861: troppe leggi e troppo complesse che scavano un solco incolmabile tra popolo ed élite governanti.

E' questa la tesi del professor Vito Tanzi, dal 1981 al 2000 direttore del dipartimento di finanza pubblica del Fondo monetario internazionale, invitato a Mosca per presentare al X Forum Gaidar il suo ultimo libro "Termiti di Stato. Perché la complessità conduce alla disuguaglianza."

Unendo il rigore dell'economista alla appassionata curiosità dello storico, nelle sue opere — ed in questa intervista — Tanzi illustra con uguale chiarezza i problemi che oggi frenano lo sviluppo di molti stati e gli errori commessi durante l'Unità d'Italia. 

La colpa, tanto per cambiare, è (quasi sempre) dei politici: tanto solerti a scrivere leggi complesse, quando pigri nell'assicurarsi che sia effettivamente possibile applicarle, o almeno comprenderne il contenuto. Il tutto a vantaggio di lobby e poteri occulti, che si insinuano indisturbati fino alle radici del sistema politico, manovrandolo a proprio piacimento.


La scultura dell'Euro di fronte alla sede della Banca Centrale Europea a Francoforte
© AP Photo / Michael Probst
Governo e mercati, come cambia il ruolo dello stato
Partiamo dall' attualità: in Italia è stata varata la cosiddetta "manovra del popolo", che comprende il tanto discusso reddito di cittadinanza. Lei che da dirigente del FMI ha dovuto valutare da vicino l'Italia, che cosa pensa di questa manovra?

La mia reazione non è molto favorevole perché sono totalmente convinto, avendo seguito l'Italia per quarant'anni nel FMI che il problema principale è il debito pubblico, che crea continuamente incertezza e tasse molto alte per coprire le spese. Nonostante il dibattito sull'austerità, la spesa pubblica è ancora quasi il 50% del PIL italiano. Le misure della manovra potrebbero essere positive in una situazione normale, ma non  quando c'è un deficit del 3% e un indebitamento del 130%. Nel mio ultimo libro ho scritto che in situazioni normali una misura come il reddito di cittadinanza è anche giustificabile, ma in questa situazione non sono d'accordo e credo che questa manovra creerà difficoltà all'Italia. Ripeto: non perché siano sbagliate in sè le misure adottate, ma perché la situazione macroeconomica non lo permette.

Quello sul ruolo dello stato in ambito economico è un dibattito secolare. Agli albori dell'epoca degli stati nazionali, si narra che Colbert, il ministro delle Finanze francese sotto al Re Sole, chiese ai mercanti quale dovesse essere il ruolo dello stato ed un tale Legendre, ripose che il miglior aiuto era tenersi alla larga, lasciandoli liberi di fare i propri affari, dunque di "nous laissez faire".  Fino a che punto aveva ragione?

Questo punto è molto importante, se "laissez faire" vuol dire lasciateci liberi in un mercato che funziona perfettamente, dove non ci sono lobbies, assimetrie di informazione, problemi di corruzione, sono d'accordo.

Ma se "lasciateci fare" è una situazione in cui l'1% si appropria del 25% della produzione totale, in quel caso lo stato non si può più mettere da parte e deve intervenire per migliorare la distribuzione del reddito e il funzionamento del mercato.

Lo stato deve impedire che alcune persone approfittino del libero mercato per farsi ricchi a spese di altri.

Francesco Ferrara, uno dei più importante economisti dell'Italia dell'800,  scrisse che l'uso dei dazi all'importazione da parte del Governo degli Stati Uniti era un peccato grande come la schiavitù. Oggi, nuovamente, Trump adopera i dazi contro la Cina e l'Europa continua a rinnovare le sanzioni contro la Russia, che limitano fortemente gli scambi. Per quale motivo anzichè trovare un compromesso politico, si pensa subito a danneggiare economicamente il proprio rivale, senza considerare i danni interni che queste scelte provocano?

Per un politico la situazione migliore per i suoi problemi è dare la colpa agli altri. Molti danno la colpa alla Russia, gli italiani ad esempio danno la colpa all'Unione Europea: è lo stesso principio. La Commissione Europea non ha niente a che vedere con i problemi italiani, ma l'italiano normale è convinto che se non ci fossero questi impedimenti potremmo spendere di più senza difficoltà, svalutare, creare più esportazioni. E' sempre più facile dare la colpa agli altri, anziché ammettere di non aver fatto le cose che si dovevano fare.


Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860, quadro di Franz Wenzel Schwarz esposto al museo civico di Castel Nuovo, Napoli
© Foto :
"Italica", ovvero "Cos'hai mai fatto Garibaldi"?

In un altro suo libro, "Italica — L'unificazione difficile tra ideali e realtà", lei evidenzia gli errori dell'unificazione d'Italia e traccia un'interessante parallelo  con quelli connessi al processo di unificazione dell'Europa.

Proviamo a ripercorrerli insieme: errore numero uno, cercare di creare un organismo centrale "summa" artificiale di entità statali eterogenee?

All'alba dell'Unità in Italia ci sono sette stati. Il Regno di Napoli esisteva da centinaia di anni, e l'ultimo re, Francesco II aveva solo 23 anni e sua madre era una Savoia. A un certo punto ci fu il movimento di Mazzini, per fare un Italia unita ma repubblicana e sbarazzarsi del re. All'improvviso interviene il Piemonte, che era uno stato di fatto francese, con una famiglia regnante francese, ma che non potendo espandersi verso la Francia, aveva l'idea, parzialmente giustificata, di espandersi verso il Nord Italia, dove il Lombardo-Veneto era effettivamente occupato da stranieri.

La liberazione dall'occupazione straniera è uno dei punti cardine della narrativa risorgimentale. Eppure, nel processo che porto all'Unità d'Italia presero parte anche delle potenze straniere. A chi faceva comodo un'Italia unita?

All'improvviso viene questo signore che si chiama Garibaldi e si trova con tre grandi navi a Genova. Chi ha finanziato questa spedizione? Erano navi con migliaia di persone a bordo, che includevano mercenari, ad esempio ungheresi, colonnelli inglesi e persino "ospiti" come turisti, tra cui la moglie di Crispi. Queste navi, scortate dalla flotta inglese, arrivano in Sicilia. La Sicilia non era molto contenta di fare parte del regno di Napoli, perché fino al 1815 era stata indipendente, per cui i siciliani non avevano mai accettato questa situazione.

Il Regno di Napoli però non aveva mai fatto guerra a nessuno,  ed aveva relazioni diplomatiche con tutti i paesi al mondo, incluso il Piemonte, quindi non aveva neppure un vero esercito e non aveva veri nemici, eccetto l'Inghilterra che cercava di monopolizzare il potere nel Mediterraneo e vedeva il Regno di Napoli come un ostacolo.

Garibaldi, l'eroe dei due mondi, non le sta molto "simpatico"?

Garibaldi, come altri personaggi, aveva una relazione ambigua con l'Italia: era nato a Nizza, poi aveva vissuto in sud America, aveva sposato una rivoluzionaria brasiliana. All'improvviso questo signore sbarca in Sicilia ed i siciliani lo aiutano. Non erano il solo: Francesco Crispi non era cattolico, Cavour aveva una madre protestante, nata in Svizzera.

Insomma, ci sta dicendo che l'Unità d'Italia era meglio non farla?

Fu un errore non tanto l'unificazione, ma come fu fatta: se l'Italia fosse stata fatta repubblicana, con regole meno rigide ed un sistema federale — che era peraltro stato proposto- sarebbe stato meglio.

Il Piemonte di metà ottocento ha un sistema molto centralizzato, in cui ha preso tutte le brutte abitudini francesi: ad esempio, per essere mendicante uno aveva bisogno di un certificato rilasciato dal comune, che gli dava il permesso di essere mendicante e gli indicava in quale angolo di strada poteva chiedere l'elemosina. All'improvviso tutti i paesi italiani si trovano amministratori piemontesi, che parlano un dialetto che è mezzo francese e mezzo italiano, con tutte queste regole assurde. Nel sud c'è una reazione popolare che si chiama Brigantaggio, ma effettivamente è una guerra civile, aggravata da altre problematiche. Prima dell'Unità nel sud Italia i conventi occupavano il 40% dei terreni e la Chiesa li usava per fare beneficienza. Dopo l'unificazione il nuovo stato si appropria di questi terreni. Anche questo contribuisce ad aggravare la guerra civile e provocare decine di migliaia di morti.

La famosa frase "Fatta l'Italia facciamo gli italiani" di Massimo D'Azeglio,  ai giorni nostri risuona come "fatta l'Europa, facciamo gli europei"?

Gli italiani ancora oggi non sono mai stati fatti. E lo stesso problema, forse anche con gli stessi errori riguarda l'Unione Europea. L'idea che da un giorno all'altro uno può andare a 27 stati si è rivelata molto ingenua. Molti stati sono entrati in questo "club" con l'idea "entriamo, riceviamo i finanziamenti ed il resto poi lo modifichiamo".

Vito Tanzi intervistato da Sputnik Italia
© Sputnik .
Vito Tanzi intervistato da Sputnik Italia

Questo discorso vale anche per l'Italia, che pure è uno dei paesi fondatori, fin dal 1957, dell'allora Comunità Economica Europea?

Se parliamo dell'Italia, io sono stato presidente della commissione che ha diretto l'entrata nell'euro a fine 2001. Le confido che ci siamo trovati di fronte ad un sacco di problemi da risolvere. Anche di natura estremamente pratica. Ad esempio, da un giorno all'altro si passa dalla lira all'euro: ma come si trasportano migliaia di euro senza avere problemi con la mafia? A parte questo, l'Italia ha avuto enormi benefici: da un giorno all'altro i tassi d'interesse che l'Italia pagava sul debito pubblico, che era già molto alto, dal 13% sono caduti al 5%. Eppure invece di ridurre la spesa pubblica, l'hanno aumentata pensando che siccome non paghiamo più per il debito, aumentiamo le spese. Per questo motivo diedi le dimissioni da vice di Tremonti. E' vero che le regole non sono state rispettate, ma alcune potevano essere più flessibili.

Ultimo parallelismo, tra due "unità": tra le conseguenze dei processi di unificazione c'è un aumento delle diseguaglianze economiche e da ultimo l'emergere di un altro fenomeno, quello delle migrazioni.

In Italica dedico un capitolo alle migrazioni, perché nelle mie ricerche ho trovato un dato molto interessante: prima dell'unificazione dell'Italia gli emigranti, che andavano principalmente in Argentina, Brasile, Stati Uniti, venivano dal settentrione. Da dopo l'unificazione il numero di emigranti dal sud è aumentato enormemente. Questo ha a che vedere con molti problemi, come quelli economici e del mercato del lavoro, che permangono tuttora. Ci sono troppi impedimenti in Italia di cui la gente non si dà conto.

Forse è talmente abituata che non ci fa più caso?

C'è un esempio che uso continuamente per spiegare come stanno le cose: io sono in USA da 60 anni, e sono andato al comune due volte, una volta quando mi sono sposato e un'altra quando è morta mia madre che aveva 96 anni.

In realtà stava ancora bene, ma è deceduta in seguito alle complicazioni per delle fratture subite in una caduta, quindi in comune sono andato per firmare un documento che dicesse che nessuno l'avesse spinta e che era caduta accidentalmente. In Italia torno ogni anno, nella mia casa di Mola, in Puglia ed ogni anno devo andare due o tre volte al comune, per stupidaggini: quest'anno ho scoperto che l'elettricità che paghiamo era ancora a nome di mio padre, che è morto nel 1982, un'altra volta sono dovuto andare a prendere dei bidoni per la raccolta rifiuti. Assurdità. Impedimenti continui. La gente che è abile dopo un pò si stufa e va all'estero. Perché il mercato del lavoro funzioni non è questione soltanto di ricchezza, ma di ostacoli creati dallo stato.

Visti dall'Europa anche gli Stati Uniti hanno le loro grane con l'immigrazione. Che cosa ne pensa del muro di Trump?

Quello che penso di Trump è meglio non scriverlo. Va detto però, che negli Stati Uniti c'è un'immigrazione particolare: gli americani non lasciano il loro paese, al massimo si spostano verso stati più caldi quando vanno in pensione, oppure cittadini che si spostano in un raggio di 50 km da casa propria perché cambiano casa o lavoro. Gli USA però hanno bisogno di gente: negli Stati Uniti capita ancora di viaggiare per centinaia di chilometri senza vedere una persona o una casa. I repubblicani si rendono conto che gli stranieri che vengono dopo un po' acquisiscono la cittadinanza, ma votano per i democratici.


Uno scarabeo nel deserto della Namibia
© Sputnik .
Lobby e politici, i parassiti dello stato
Il suo ultimo libro si intitola "Le termiti di Stato: perché la complessità conduce alla disuguaglianza". A che cosa fa riferimento?

Alle termiti: insetti sociali, parassiti che danneggiano rimanendo invisibili. Nell'architettura di uno stato le termiti sono le troppe leggi, ed il tempo che passa tra quando vengono approvate e quando danno i loro effetti.

Perché nessuno se ne accorge?

Visto dagli USA il problema è che queste leggi, proprio come le termiti si sono moltiplicate diventando migliaia.

Pagine e pagine e pagine che chi vota non si sforza di leggere, mentre nel suo ufficio ha vari assistenti influenzati dalle lobbies: li invitano a cena, li ricoprono di regali e qualche volta un piccolo cambiamento di termine, tre quattro parole addizionali creano situazioni che valgono milioni di dollari.

Le leggi sono scritte in un linguaggio che non molte persone capiscono, sono lunghissime e non sono lette da quelli che li approvano e sono sotto l'influenza delle lobby. Credo che la stessa cosa succeda nelle capitali europee.

In questo modo si crea una sempre maggiore asimmetria tra l'accesso all'informazione e l'influenza esercitata dalle elites sul resto della società. Come ci si "disinfesta"?

Con una sola idea: semplicità. Un aspetto che più ci penso e più diventa un'ossessione per me. Abbiamo perso la semplicità come obiettivo della politica, economica e non solo. Ci siamo convinti che è necessario rendere le cose complicate. Vuoi andare sulla Luna? Bene, arrivarci prevede molte complicazioni.

Le leggi invece non devono essere complicate. Si vuole applicare l'IVA? Basta dire che  l'IVA è al 10% su queste categorie di prodotti. Punto. C'è bisogno di 50 parole. Invece in queste leggi ci sono migliaia di pagine, di eccezioni, di cavilli che creano possibilità per le termiti di entrare nel sistema ed abusarne.

Guardi, negli Stati Uniti oggi ci sono 90 mila pagine di leggi e regolamenti fiscali. Io, che ho lavorato al Fondo Monetario, ho scritto 25 libri, ho insegnato ad Harward, credo di essere una persona con una discreta preparazione in materia. Eppure da solo non riesco più a preparare la mia dichiarazione dei redditi. Forse ci riuscirei, ma mi ci vorrebbe un mese.

Non crede che il dibattito sulle fake news sia in realtà un tentativo delle autorità dominanti di dire, informatevi dove volete, ma leggete quello che vogliamo noi?

Questo è stato qualcosa di molto strano al mondo e per me una grande delusione. Quando è arrivato internet ed il libero scambio di informazioni io, come molti sociologi, avevo pensato che questo avrebbe portato a più democrazia e trasparenza. Ma non ci siamo resi conti che internet ha aperto la porta alle fake news: uno può mettere in circolo un'informazione totalmente sbagliata, che poi circola all'infinito, con un effetto moltiplicatore sfruttato ad arte da determinati gruppi che hanno interesse a farlo. Pensavo che più accesso all' informazione e più informazione avrebbero migliorato il mondo, invece.


Bambini a Catania nel 1969
© Sputnik .
Per i miracoli non siamo più in tempo
Invece il mondo corre molto veloce e ci sono paesi che faticano a tenere il passo. Di chi è la colpa?

La competizione a livello internazionale è come una maratona: se corri un poco meno degli altri, per 100 metri non importa, ma poi il distacco diventa incolmabile L'Italia dal '45 al '75 è cresciuta ad un ritmo del 6% ed è passata dall'essere un paese povero a uno dei paesi del G7. Il reddito pro capite italiano arrivò ad essere l'80% di quello americano. Dopo il 1980 la crescita è scesa al 2% fino al 2000 e poi non è cresciuta più. Ora il reddito medio in Italia è inferiore al 60% di quello americano, e l'Italia rischia di perdere la sua posizione nel G7. Questo succede in molti paesi, anche in Russia: lo dicevo oggi al rettore dell'università RANEPA. La Russia dal punto di vista macroeconomico è in una situazione positiva: spende quasi come l'America, ha una distribuzione del reddito migliore, un deficit quasi nullo, ma sta crescendo più lentamente. Un paese così grande potrebbe fare molto di più: invece ci sono problemi di regolamenti, in alcuni settori c'è troppa influenza dello stato. Ritorniamo al punto di partenza: uno stato che interviene troppo, spesso per ragioni politiche e non economiche, crea un effetto negativo sulla crescita.

Crescita o recessione: che cosa attende l'Italia nel 2019?

Se l'Italia continua ad andare avanti sulla strada attuale, non ha nessuna speranza di riprendersi. Ci vuole una rivoluzione culturale per scegliere precisamente quello che lo stato deve fare: non puoi avere gente che per ragioni populistiche dice "abbiamo promesso questo, dobbiamo farlo a tutti i costi". E' bello invitare amici a cena ed offrire caviale, ma se non hai i soldi ed il giorno dopo hai più debiti di prima, non c'è molto da fare.

 

Vito Tanzi, classe 1935, nel 1967 ha ottenuto il Ph.D in economia dalla Università di Harward ed è stato professore di economia all'American University dal 1964 al 1974). Successivamente, dal 1974 al 2000 ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, ricoprendo prima la carica di Capo della Divisione di Politica Fiscale e poi, dall' 1981 al 2000 quella di Direttore del Dipartimento di Finanza Pubblica. Dal 2001 al 2003 è stato sottosegretario all'Economia e Finanze, nel secondo governo Berlusconi.

In italiano ha pubblicato i seguenti libri:  "Italica. L'unificazione difficile tra ideali e realtà", Schena Editore, 2018; "Centocinquant'anni di finanza pubblica in Italia", IBL libri, 2012; "La Spesa pubblica nel XX Secolo. Una prospettiva globale", Firenze University Press, 2007; "Questione di tasse. La lezione dall'Argentina", Università Bocconi Editore, 2007.

RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik