09:28 18 Novembre 2019
Manifestazione a Licata

La Sicilia del fare dice NO alle trivellazioni del suo mare (VIDEO)

© Sputnik . Clara Statello
Italia
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A migliaia sono accorsi ieri a Licata (AG) da tutte le province della Sicilia, per fermare il progetto Off Shore Iblea dell'Eni, alla parola d'ordine "A Sicilia non si Spirtusa", cioè la Sicilia non si perfora.

Una manifestazione pacifica, democratica, propositiva, trasversale — ma non senza qualche nota polemica — che ha visto esponenti della politica istituzionale accanto a militanti della sinistra radicale, mamme con i loro piccoli assieme a studenti medi e professori, e poi pescatori, operatori balneari, ambientalisti, pacifisti, archeologi.

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Manifestazione a Licata

Un popolo che produce economia, che produce cultura, una comunità che difende la propria terra e chiede un modello di sviluppo sostenibile con la naturale vocazione del territorio, che è il mare. Il mare del canale di Sicilia, con le sue risorse, con la sua ricchezza, con la sua storia. Il mare che dà reddito alle migliaia di famiglie che vivono di pesca e turismo, ma che è anche il mare che custodisce preziosi reperti archeologici di antiche battaglie navali, il mare da cui sono arrivati i primi coloni greci per fondare la nostra civiltà.

Megara, Gela, Licata: un parco archeologico patrimonio dell'umanità, devastato da un piano energetico scriteriato, che sul territorio ha portato solo inquinamento e tumori, impedendo lo sviluppo della naturale vocazione turistico- culturale dell'area.

I siciliani — afferma Mario Castrogiovanni, uno degli organizzatori della manifestazione — non godono di nessuna regalia o vantaggi fiscali o sconti nella produzione e lavorazione del petrolio. E neanche dal lato dell'occupazione va tanto meglio: la chiusura del petrolchimico Eni di Gela, ha creato circa 10000 disoccupati.

Famiglie, giovani costretti all'emigrazione. Il sogno infranto di Enrico Mattei. Il progetto Off Shore Iblea, con cui Eni vorrebbe riconvertire lo stabilimento di Gela, prevede il posizionamento di un gasdotto poco lontano dalla costa licatese. Da circa quattro anni, i cittadini si oppongono a questo progetto per diverse ragioni: la tutela della fauna marina, delle acque e dell'aria, la preoccupazione per il vulcanismo del fondale marino, per le conseguenze dell'impatto ambientale sulle attività economiche locali.

Mario di Giovanna, portavoce del comitato No Triv, denuncia: "Hanno dato le autorizzazioni a trivellare senza andare a valutare i grandi rischi. Che succede se va tutto storto ed esplode la piattaforma di trivellazione? Questo ancora nessuno lo ha detto".

Preoccupazione anche delle associazioni dei pescatori, perché le operazioni svuoterebbero i mari e i residui fangosi impedirebbero di gettare le reti. "Io faccio il pescatore da 33 anni. Se passa il progetto possiamo buttare le barche e andare a cercare un altro lavoro", dice preoccupato il presidente dell'associazione pescatori Angelo Gueli.

"Le trivelle non creano posti di lavoro, creano malattie, creano disagi, creano solo problemi. — afferma il sindaco di Licata, Giuseppe Galanti, rivolgendosi alla piazza — Noi abbiamo il turismo da sfruttare, vogliamo creare posti di lavoro con le nostre capacità, utilizzando tutto quello che la natura ci dà. Dateci l'opportunità di farlo, non bloccateci con le trivellazioni".

La lotta del movimento No Triv ha portato al blocco del Progetto K, ma ancora la strada è lunga. In particolare, l'emendamento del MISE sulla sospensione delle trivelle, blocca solo le operazioni di prospezione e ricerca nel mar Ionio, non la coltivazione e non riguarda il canale di Sicilia. Per questa ragione la piazza ha espresso delusione e amarezza nei confronti del deputato del M5S Michele Sodano, in particolare da parte degli attivisti No Muos.

Ma Sodano promette: "Questa è la nostra battaglia. Metteremo al bando le trivellazioni del mare".

Una donna gli risponde: "Sei siciliano devi salvare la tua terra".

Ed è questa la mission del popolo sceso in piazza a Licata, un fronte unico, che specifica la sua essenza apolitica, ma che interroga la politica su uno sviluppo concreto e reale per la Sicilia, senza quei danni collaterali che prendono il nome di devastazione ambientale, tumori, militarizzazione, disoccupazione ed emigrazione.

"Noi non siamo il popolo del no", dice un manifestante. "La Sicilia è sole, è mare, è vento e sono queste le risorse che dobbiamo sfruttare per produrre energia. Lo sviluppo è sostenibile o non è".

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Manifestazione, ENI, Sicilia, Italia
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