21:03 25 Maggio 2019
Torino

Papiro di Artemidoro si rivela un imbroglio, nessun responsabile causa prescrizione

CC BY-SA 2.0 / Victoriano Javier Tornel García / Piazza San Carlo, Torino.
Italia
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Una settimana per scriverlo, sette anni per prescriverlo.

Si tratta della vicenda accaduta a Torino, presso il Museo di Antichità Torinese, dove il famoso Papiro di Artemidoro è stato giudicato, dopo 7 anni, un falso.

Che il Papiro di Artemidoro fosse un falso non è proprio una novità, per gli addetti ai lavori: lo prova l'uscita, nel 2011, di una dotta 'indagine poliziesca' del professor Luciano Canfora dal titolo "La meravigliosa storia del falso Artemidoro".

A seguito di questo, nell'ottobre 2013 prende il via un'indagine a carico della procura di Torino, la quale raggiunge il verdetto il 10 dicembre 2018: "La certezza del falso è abbondantemente provata", queste le parole del procuratore Spataro, "Ci si intende riferire sia agli accertamenti svolti sulla composizione degli inchiostri usati per il Papiro Artemidoro, che appare decisamente diversa da quella degli inchiostri usati nei papiri egiziani che coprono il periodo dal I al VI sec., sia ai frammenti scelti dall'Ipcrap, che sembrano far emergere l'ipotesi che il papiro sia stato posizionato su una rete metallica zincata e sottoposto ad azione di acidi, un trattamento che ha determinato il trasferimento dello zinco dalla rete metallica al papiro".

Il cosiddetto papiro, venduto nel 2004 dall'egiziano Serop Simonian, era stato ottenuto ad un costo di 2 milioni e 750 mila euro. Nonostante gli sforzi della procura per poter confermare o smentire tale tesi, il verdetto non risulta essere troppo felice, soprattutto poichè, a causa del tempo trascorso, il reato risulta essere caduto in prescrizione. Nessuna responsabilità per il venditore egiziano nè per il Museo.

Di recente il Mibact ha disposto il trasferimento del Papiro per sottoporlo alle analisi dell'Istituto centrale per il restauro e la conservazione patrimonio archivistico e librario.

Lo studio è ancora in corso ma le "evidenze preliminari sembrano sopportare la tesi del falso più di quella dell'autenticità".

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