18:03 15 Dicembre 2018
Tripoli, Libia.

Parla l’esperto: Roma sa che le elezioni in Libia possono portare una nuova guerra civile

© Sputnik . Vladimir Fedorenko
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Chi controlla cosa in Libia? Chi controlla il petrolio e chi le sue forniture? In che modo le prossime elezioni potrebbero influenzare la posizione in Libia dei suoi “partner principali” Italia e Francia? La nostalgia di Gheddafi farà bene alla Libia? A queste e ad altre domande ha risposto un famoso esperto russo di studi orientali.

Il 24 agosto la Francia ha sostenuto l'iniziativa italiana di organizzare una conferenza per la stabilizzazione della situazione libica. Il Ministero degli Esteri francese definisce Roma "il partner principale nella questione libica". Questa affermazione, però, non tiene conto del fatto che Francia e Italia sostengono in Libia leader differenti e che sono, dunque, fra loro nemici. Come ha sottolineato in una recente intervista a Sputnik Michela Mercuri, autrice del libro "Incognita Libia", gli obiettivi strategici di Italia e Francia in Libia "sono del tutto contrapposti e sono legati al petrolio".

Le elezioni presidenziali che si terranno nel Paese africano il 10 dicembre del 2018 molto probabilmente non dissiperanno le controversie accumulatesi tra i diversi gruppi. Nel Paese continuerà a vigere un doppio regime. Da un lato, il governo di Tobruk sostenuto dai francesi che collabora con l'Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar. Dall'altro, il governo di Accordo nazionale di Fayez al-Sarraj a Tripoli formato con il sostegno dell'ONU. A questo vanno aggiunti numerosi altri gruppi indipendenti.

Le elezioni in Libia potrebbero generare gli scenari più vari. Di questi scenari, della nostalgia dei libici e di come tutto alla fine si riconduca al petrolio Sputnik ha parlato con Kirill Semenov, direttore del Centro di studi islamici presso l'Istituto russo di sviluppo e innovazione.

Roma vuole collaborare con "forze ragionevoli"

L'esperto osserva che l'Italia sostiene il Governo di Accordo nazionale di Fayez al-Sarraj "in quanto questo è il governo legittimo". Roma non si fida di Haftar per i suoi rapporti con vari gruppi dall'ambigua reputazione e per le sue relazioni con l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. L'Italia, infatti, guarda con preoccupazione al rafforzamento delle posizioni in Libia di queste due nazioni.

"L'Italia ha tentato di collaborare con tutte le forze presenti in Libia, anche con singoli gruppi che hanno appoggiato il Governo di Accordo nazionale o comunque si sono messi sotto la sua protezione. In particolare, la Brigata di Misurata e la Brigata di Zintan che inizialmente sostenevano Haftar. È da considerarsi un grande successo dell'Italia il fatto che la Brigata di Zintan, prima la principale alleata di Haftar nella Libia occidentale, se ne sia distaccata. Senza questa Brigata le possibilità dell'Esercito nazionale libico di riprendersi quel territorio sono diminuite considerevolmente, per non dire che sono praticamente nulle", afferma Semenov.

L'esperto, inoltre, evidenzia anche l'aspetto economico della questione: Roma vorrebbe che il controllo delle infrastrutture del gas e del petrolio "fosse in mano a forze più o meno ragionevoli". Si tratta, in particolare, del Greenstream e dei giacimenti al largo della costa libica al confine con la Tunisia.

L'esperto dell'Istituto di sviluppo e innovazione ricorda che 13 gruppi in Libia occidentale si sono rifiutati di riconoscere la tabella di marcia per la risoluzione pacifica del conflitto su cui hanno trovato un punto di incontro i leader dell'Esercito nazionale libico e il Governo di Accordo nazionale nel luglio del 2017 a Parigi. In particolare, ad opporsi sono stati due dei gruppi maggiori: la Brigata di Zintan e la Brigata di Misurata.

"La Brigata di Misurata ha pareri in larga misura analoghi o identici a quelli dei Fratelli Musulmani. In Russia i Fratelli Musulmani sono ritenuti un gruppo terroristico, mentre in Occidente no. Tuttavia, va detto che la Brigata di Misurata ha risolto il problema dello Stato Islamico in Libia costringendo quest'ultimo ad abbandonare la città di Sirte. In altre parole, a condurre questa battaglia contro l'Islam radicale sono i rappresentanti della Libia occidentale. Per quanto riguarda, invece, la Brigata di Zintan, il loro territorio non confinava con le terre che un tempo erano sotto il controllo dell'ISIS. Ma questa Brigata è famosa perché a suo tempo catturò il figlio di Gheddafi", afferma l'intervistato di Sputnik.

Cosa si spartiscono Francia e Italia in Libia?

"Prima di tutto, risorse energetiche", afferma convinto Kirill Semenov.

La risorsa principale della Libia è controllata dalla National Oil Corporation di Tripoli. Solo questa società ha il diritto di esportare l'oro nero all'estero. La società è legata a al-Sarraj ed è gestita proprio da italiani. A Bengasi esiste un'altra società che è gestita dal Governo di Tobruk e la maggior parte dei giacimenti si trova sotto il controllo di Khalifa Haftar.

"In questa controversia l'Italia per ora primeggia sulla Francia poiché le risorse energetiche non possono essere trasportate all'estero senza passare dall'Italia. La Francia, però, sta tentando di mettere in regola Haftar e l'Esercito nazionale libico attraverso queste nuove elezioni. In tal modo, si procurerà gli elementi necessari per poter influenzare le esportazioni e la ripartizione delle risorse energetiche libiche a suo vantaggio", afferma l'esperto.

Le posizioni dell'Italia potrebbero vacillare

Sebbene le autorità italiane a inizio agosto abbiano smentito di aver richiesto uno spostamento della data delle elezioni in Libia, Kirill Semenov ritiene che Roma sia addirittura contro il loro svolgimento. Tra l'altro, indipendentemente dai sentimenti delle capitali europee, le prospettive aperte da queste elezioni sono piuttosto nere poiché in Libia ci sarebbero forze a sufficienza in grado di contrapporsi allo svolgimento delle elezioni.

"Nel caso in cui si svolgeranno, non è detto che i risultati saranno riconosciuti. E in ogni caso ancora non è chiaro quanti elettori vi prenderanno parte. Servirebbe davvero una sorta di consenso nazionale, ma i berberi, ad esempio, hanno già dichiarato di non riconoscere nessuna elezione finché le loro richieste non saranno ascoltate. Nella Libia occidentale si ritiene che in realtà non si tratti di altro che di un accordo tra al-Sarraj e Haftar con il duplice obiettivo di mettere in regola Haftar e il suo Esercito nazionale libico e di isolare i gruppi della Libia occidentale dalla vita politica. Per questo, ad esempio, la Brigata di Zintan, prima attore indipendente in tale contesto, potrebbe ora cominciare a collaborare con la Brigata di Misurata. Si tratterebbe di un'alleanza piuttosto importante che andrebbe assolutamente tenuta in considerazione", ipotizza l'esperto di studi orientali.

L'intervistato di Sputnik ritiene che le elezioni in Libia potrebbero far vacillare le posizioni dell'Italia poiché uno dei possibili scenari è la legittimazione dell'Esercito nazionale libico e di Haftar e la conservazione di al-Sarraj al potere ma solo nella sua funzione di rappresentanza.

"A Roma sanno che queste elezioni potrebbero avviare l'ennesima fase della guerra civile dato che parte delle forze coinvolte non riconosce queste elezioni. Dunque, avrebbe inizio una nuova fase di contrapposizioni, il che naturalmente si tradurrebbe in una nuova ondata migratoria".

A proposito, i migranti!

Lev Dengov, capo del Gruppo di contatto per la Libia presso il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, nell'agosto del 2017 ha affermato in un'intervista rilasciata a Kommersant che "l'Italia, dovendo far fronte al problema dei rifugiati africani provenienti dalla Libia, si sente abbandonata al suo destino dai suoi stessi alleati". Oggi le autorità italiane dicono più o meno la stessa cosa. Una soluzione potrebbe essere il potenziale consenso tra le principali forze contrapposte in Libia. Per questo motivo, secondo Semenov, Roma starebbe promuovendo l'idea "prima la pace, poi le elezioni".

"L'Italia sta tentando di collaborare in loco con quelle forze che davvero stanno provando in qualche modo a risolvere il problema migratorio: la Brigata di Misurata, la Brigata di Zintan e la guardia presidenziale di al-Sarraj. Ognuno di loro ha la possibilità di limitare i flussi migratori attraverso il suo territorio".

Gheddafi arriva, l'ordine ritorna

Kirill Semenov osserva: l'opinione diffusa, secondo la quale, quando c'era Gheddafi, si stava meglio perché non lasciava passare i migranti, è parzialmente vera. 

"Solo che prima i migranti passavano per altre vie. Ora è ritornato in voga il passaggio attraverso l'enclave spagnola di Ceuta. La Libia di oggi è per migranti più comoda perché ci sono vari gruppi che si possono corrompere. Dall'altro lato, però, passare attraverso la Libia è la scelta più pericolosa. Molti, infatti, preferiscono passare attraverso il Marocco e l'enclave spagnola. Chiaramente Gheddafi svolgeva un ruolo ben preciso. La Libia era stabile: c'era sì una dittatura, ma almeno Gheddafi controllava tutto", afferma Semenov.

Nel marzo del 2018 Saif al-Islam, il figlio dell'ex leader libico, si è detto pronto a battersi per il potere alle prossime elezioni parlamentari. In verità, come ha sottolineato l'esperto russo, Saif al-Islam non si è ancora presentato come candidato indipendente.

"Non è per niente chiaro chi lo supporti o a nome di chi parli: sono idee sue o c'è qualcuno dietro? Dove si trova? Si può spostare liberamente?"

Nostalgia? No. Petrolio? Sì.

Il popolo libico si farà prendere dalla nostalgia della stabilità e voterà per un candidato legato a Gheddafi? Il nostro intervistato ritiene che la maggior parte dei libici non ha nostalgia per la vecchia Libia. La Libia non è la Siria. In Libia sono forti le posizioni delle città-stato come la Brigata di Misurata o quella di Zintan. Tutti i gruppi alla fine dei conti vogliono ottenere una quota dalle vendite di petrolio.

"Il problema della Libia è la ripartizione degli introiti petroliferi: gira tutto intorno a questo. Questo è più importante di qualsiasi altro paradigma ideologico", conclude Kirill Semenov. 

Tags:
crisi in Libia, Fayez al-Sarraj, Libia, Italia, Francia
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