18:08 18 Agosto 2018
Gli ultras dell'Albenga allo stadioErli, un ultras dell'Albenga invita allo scontro i tifosi di una squadra avversaria

Gli Ultras dell'Albenga vincono il fotoconcorso Andrei Stenin

© Sputnik . Andrea Alai © Sputnik . Andrea Alai
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Riccardo Pessarossi
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Quello dell'Albenga e dei ragazzi della Gradinata Sud, nella serie "Ultras", che è valsa al fotografo Andrea Alai il primo premio della sezione Sport del IV fotoconcorso internazionale "Andrei Stenin".

Dall'ombra delle due torri di quella che fu l'Alba degli Ingauni a Mosca. Passando attraverso gli stadi dell' Eccellenza ligure insieme agli ultras della Gradinata Sud dell'Albenga. Con la macchina fotografica al collo e la curiosità nel cuore, per mostrare a chi è abituato a considerare questi ragazzi "brutti, sporchi e cattivi" che dietro a quegli sguardi vivi, con la sciarpa al collo e le mani alzate al cielo, esiste un mondo con i suoi valori, capace di andare "oltre" gli stereotipi imposti dal resto della società.

E' questo il viaggio compiuto dal giovane fotografo ligure Andrea Alai, che con la serie "Ultras" ha vinto il primo premio della sezione Sport del prestigioso fotoconcorso internazionale "Andrei Stenin", ed ora racconta la sua esperienza in questa intervista esclusiva a Sputnik Italia.

Andrea, come ti è venuta l'idea di partecipare al concorso Stenin?

Sono particolarmente legato alla fotografia lenta, al reportage documentaristico, quello che richiede tempo e pazienza e che ti permette di conoscere a fondo la tematica che fotografi. Il concorso Stenin è un concorso di livello internazionale e quest'anno con il reportage "Ultras" ho pensato di avere un lavoro sufficientemente forte per potervi partecipare. 

Come hai accolto la notizia di questa vittoria? Come l'hanno accolta i ragazzi del gruppo, protagonisti delle fotografie?

Ho scelto di partecipare al concorso perché ritengo sia un'ottima opportunità per poter mostrare il proprio lavoro a una giuria internazionale e per confrontarsi con i migliori giovani fotoreporter del mondo.

I concorsi non sono il fine, ma il mezzo, per avere un feed-back sul proprio lavoro. Vincere questo concorso per me è stata una grandissima emozione e soddisfazione, soprattutto perché significa che le mie foto hanno fatto il loro dovere, e cioè sono riuscite ad emozionare anche altre persone, e a farle riflettere sulla tematica che ho scelto di trattare.

I ragazzi della Gradinata Sud Albenga erano felicissimi del mio risultato, sia perché sono contenti di far conoscere al mondo la loro realtà, sia perché conoscono la dedizione e l'impegno che sto mettendo in questo lavoro, e per questo li ho sentiti genuinamente felici del mio successo.

Gli ultras della Gradinata Sud Albenga in gruppo durante una trasferta
© Sputnik . Andrea Alai
Gli ultras della Gradinata Sud Albenga in gruppo durante una trasferta

Il mondo ultras non è un mondo che ama esporsi troppo: nutre una certa diffidenza (legittima) nei confronti dei media che spesso ne dipingono i protagonisti con toni unicamente negativi. Agli occhi di chiunque abbia vissuto almeno una volta una partita in centro curva, o una trasferta, le tue foto sembrano istantanee di vita. Pensavi veramente che presentando un reportage sui "cattivi" per eccellenza, ovvero gli ultrà, avresti ottenuto questo successo?

Hai ragione, il mondo Ultras non ama esporsi, e sappiamo tutti quali sono le motivazioni. Il fenomeno ultras è spesso stereotipato negativamente ed è anche questo che mi ha spinto ad iniziare la storia. Ho voluto raccontare l'autenticità di un mondo ultras ancora vero, privo di interessi politici ed economici, dove l'unica cosa che conta è la mentalità, l'essere ultras.

Niente e nessuno ti spinge a fare ore e ore di trasferta in macchina, a sacrificare le tue domeniche, a dedicare tantissimo tempo in settimana alla gradinata, se non la passione ultras e la voglia di condividere questo tipo di vita con i tuoi compagni di gruppo. Non mi sarei mai immaginato di avere questo successo con questo reportage, anche se ci ho sempre sperato, perché con le mie immagini ho cercato di andare oltre alla cultura dello stadio, ho tentato di grattare la superficie ed entrare nella profondità di alcune dinamiche che secondo me meritano di essere approfondite e capite.

Ci è voluto molto tempo perché questo è un reportage a lungo termine che è ancora in corso; sono quasi 3 anni che seguo i ragazzi della Gradinata e questo tempo mi ha permesso di entrare in situazioni molto intime che però rivelano aspetti nascosti e apparentemente impensabili di un gruppo ultras.

Tu fai parte del mondo ultras e del gruppo dell'Albenga? Se no, è stato difficile farsi accettare all'interno del gruppo per realizzare il tuo reportage?

Io non faccio parte del mondo ultras, anche se non ti nego sono sempre stato in qualche modo affascinato ed incuriosito da tutto quello che c'è dietro, e questo lavoro mi ha permesso di capire che lo stadio e la curva sono solo la punta dell'iceberg. Non sono parte del gruppo, anche se dopo anni di lavoro insieme sono ormai stato accettato. I ruoli sono sempre stati chiari e definiti, nonostante ammetta qualche volta mi sia venuta voglia di cantare insieme a loro. Entrare in contatto con loro è stato un processo molto lento e altrettanto trasparente. Da subito gli ho comunicato il mio desiderio di raccontare nel profondo la loro storia, e proprio perché non hanno nulla da nascondere, mi hanno accolto; ognuno rispetta il ruolo dell'altro e ho imparato quando devo stare al mio posto.

La foto simbolo del reportage è quella di Marco, "ex" ultras del Milan, ora leader dell'Albenga. Essere tifosi di una grande squadra è "facile": un conto è andare la domenica a San Siro e in trasferta in Europa, un altro fare i derby con l' Imperia. Tu lo conosci? Che cosa lo ha spinto a questa scelta?

Conosco Marco personalmente. La sua storia di vita è estremamente profonda e complessa. Una cosa certa è che Marco è un ultras vero, e lo è 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, è una persona con un grande carisma e anche nella sua famiglia, tutti i giorni si mangia pane e ultras. Hai ragione che è più facile ed emozionante andare in trasferta in Europa con una grande squadra, ma credo che molte dinamiche Ultras si stiano un po' perdendo nelle grandi categorie.

Anche se non ne ho esperienza diretta, gli evidenti interessi economici, così come la repressione, hanno portato il movimento ultras a subire un notevole mutamento negli ultimi anni e questo è percepibile soprattutto ai livelli più alti, anche se la repressione del movimento arriva fino alle categorie minori.

Marco è di Albenga, ha passato parte della sua vita a Milano e diventare leader degli ultras dell'Albenga è stata una normale evoluzione, semplicemente non poteva andare diversamente, visto il suo temperamento e la sua esperienza. Per diversi anni ha guidato il gruppo, anche se ultimamente anche grazie ai suoi insegnamenti, i ragazzi più giovani stanno prendendo la leadership della gradinata.

Un'altra fotografia, quella intitolata "Un ultras non muore mai" invece ci rivela proprio che determinati valori sommersi dai milioni del calcio "che conta", sopravvivono nella realtà di provincia. Che cosa c'è dietro quello striscione "Ti promettiamo che non sarà l'ultima volta?"

La solidarietà presente tra i ragazzi della gradinata, con i rispettivi gemellati, ma anche in generale con il "mondo ultras", è un aspetto che mi ha piacevolmente stupito. Solidarietà vera e disinteressata, e spesso anche concreta. La bara di Giancarlo, Ultras della Sanremese, è stata portata allo stadio perché la gradinata era il suo vero tempio e, mentre tutta la sua famiglia lo stava piangendo, gli ultras della Sanremese e dell'Albenga gli davano l'ultimo saluto, augurandogli "buon viaggio" e promettendogli che non sarebbe stato dimenticato.

Gli ultras di Albenga e Sanremese rendono omaggio sul prato dello stadio di Sanremo alla salma di un loro compagno deceduto
© Sputnik . Andrea Alai
Gli ultras di Albenga e Sanremese rendono omaggio sul prato dello stadio di Sanremo alla salma di un loro compagno deceduto

In Italia ci sono tanti problemi, gli ultras dell'Albenga, nel loro piccolo, non hanno paura di metterci la faccia: ad esempio raccogliendo dei fondi per i senzatetto della stazione centrale di Milano. Hai in mente di realizzare altre foto su questi aspetti della loro attività?

Sicuramente li sto seguendo in tutte le loro attività "extra-calcistiche", che fanno parte di quella solidarietà di cui parlavo prima e di quel mondo sommerso e sconosciuto che fa parte della vera cultura ultras. Non hanno solo raccolto fondi per i senzatetto, ma hanno anche raccolto soldi per i terremotati, che hanno consegnato loro stessi in un viaggio solidale. Da diversi anni partecipano ad un torneo Ultras "U3" che ha anche lo scopo di raccogliere fondi per le persone in difficoltà, tramutando in azioni concrete la raccolta.

Che cosa cambia nella tua carriera dopo questo successo?

Non so che cosa cambi. Sicuramente continuerò a raccontare storie attraverso la mia macchina fotografica e vincere un concorso di questo livello sicuramente è un riconoscimento fantastico e un invito a migliorarmi sempre.

La fotografia è un mezzo per andare oltre, per uscire dalla mia zona di comfort e per esprimere la mia voglia di conoscere.

Spero di poter diventare un fotoreporter di successo, perché significherà che sarò in grado di guadagnarmi da vivere raccontando storie che non emozionano solo me. Un sogno nel quale credo.

Vorresti realizzare un reportage simile sugli ultras russi?

Sarebbe assolutamente interessante poter realizzare un reportage sugli ultras russi, potendo quindi confrontare il fenomeno anche a livello internazionale. Non lo escludo!

 


Il concorso internazionale di fotogiornalismo intitolato ad Andrei Stenin, organizzato da "Rossiya Segodnya" sotto l'egida della Commissione della Federazione Russa per l'UNESCO, si pone l'obiettivo di sostenere i giovani fotografi e di attirare l'interesse del pubblico sui compiti del moderno giornalismo fotografico. Il concorso è rivolto ai giovani fotografi di talento, sensibili e aperti al nuovo e si propone come piattaforma dalla quale i loro obbiettivi indirizzando la nostra attenzione sulle persone e sugli eventi vicini a noi.

Il fotoconcorso Andrei Stenin viene organizzato dal 2015 con il patrocinio dell'UNESCO dall'agenzia di stampa MIA ROSSIYA SEGODNYA. I vincitori della quarta edizione, 2018, sono stati annunciati il 6 agosto e la cerimonia di premiazione si terrà a Mosca nel mese di novembre, contestualmente all'apertura di una mostra con i lavori premiati.

Main media partner dell'evento: il portale di informazione e notizie Vesti.ru, il canale televisivo statale della Federazione Russa «Rossija-Kultura»,  il portale di informazioni Jourdom e il portale Russian Photo.

Media partner internazionali: l'agenzia di informazione e radio Sputnik, l'agenzia di stampa Askanews, la holding mediatica Independent Media, l'agenzia di stampa  Notimex,  l'agenzia di informazione ANA, il canale televisivo e portale RT, The Royal Photographic Society, Shanghai United Media Group (SUMG), la piattaforma multimediale internazionale TeleSUR, il portale Internet del quotidiano China Daily, la rivista Frontline, l'agenzia di stampa PNA, il portale on-line e il quotidiano AlYoum AlSabee, il portale Internet The Paper, l'agenzia di informazione Bernama, la compagnia radiofonica nazionale Radio Republik Indonesia, l'agenzia di informazione Antara, la rete mediatica Al Mayadeen

Media partner di settore: Photo Academy, l'agenzia GeoPhoto, il portale Photo-study.ru, Unione dei giornalisti di Mosca, Unione degli artisti fotografici di Russia, Scuola di arti visive, il portale di informazione YOung JOurnalists  i festival Fotoistanbul Kolga Tbilisi Photo.

 

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Tags:
Concorso, Concorso Stenin, Liguria, Italia
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