07:04 18 Agosto 2018
Soldati sovietici durante la Seconda guerra mondiale.

Medaglia d’Oro al Valor Militare al partigiano sovietico: una questione ancora aperta

© Sputnik . Oleg Knorring
Italia
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Eliseo Bertolasi
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Il popolo dell’Unione Sovietica pagò un tributo di vite umane spaventoso per liberare dal nazismo non solo la propria patria, ma anche l’Europa.

Tra i tanti milioni di vittime anche Aleksandr Nakorchemnyj che dai campi di battaglia in patria, uno strano destino lo portò alla morte in combattimento in Italia, nella città di Gonzaga, dove oggi è sepolto. Uno dei numerosi partigiani sovietici che combatterono e diedero la loro vita per l'Italia. Una pagina di storia, questa, mai del tutto fatta emergere, seppur ricca di eroismo e degna di essere recuperata e onorata.

Aleksandr Nakorchemnyj (nome di battaglia "Alessandro") nato a Kiev nel 1918, aviatore, venne fatto prigioniero dai tedeschi dopo essersi lanciato col paracadute non lontano da Rostov in seguito all'abbattimento del suo aereo. Internato nel campo di concentramento di Stalino (oggi Donetsk), poi a Krivoi Rog, in seguito in Polonia e ancora in altri "stalag", nel 1943 fu trasferito prima in Francia, poi in Italia. Fu durante quest'ultimo tragitto che, eludendo la vigilanza delle SS, assieme ad altri due soldati sovietici, riuscì a fuggire nei pressi di Parma. Nel corso delle peregrinazioni nelle campagne della "bassa" emiliana venne in contatto con dei nuclei partigiani che lo dirottarono nel reggiolese (territorio del reggiano confinante con le province di Mantova e di Modena). Inquadrato nel distaccamento di Reggiolo, un'unità della 77° Brigata partigiana S.A.P. "Fratelli Manfredi", partecipò a numerose azioni. Schivo agli elogi "Alessandro" seppe farsi amare ed apprezzare dai compagni di lotta per la sua innata generosità. Diede evidente e definitiva dimostrazione di coraggio quando, in occasione della battaglia partigiana di Gonzaga del 19 — 20 dicembre 1944, si offrì col partigiano "Scarpone" (Alcide Garagnani) a penetrare, per primi, nella sede del corpo di guardia tedesco al campo di concentramento "Dulag 512", adibito alla raccolta e smistamento dei lavoratori per il lavoro coatto in Germania. Entrambi s'immolarono per consentire ai loro compagni di conquistare la posizione ritenuta, a buon ragione, vitale nella strategia complessiva della battaglia, che prevedeva prima di tutto la liberazione degli internati.

Nakorchemnyj Aleksandr Kliment'evich
© Foto : fornita da Massimo Eccli
Nakorchemnyj Aleksandr Kliment'evich
Il partigiano "Scarpone" venne insignito di Medaglia d'Oro al Valor Militare con decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri già nel 1947. La stessa procedura non fu però applicata ad "Alessandro", poiché al di là del suo "nome di battaglia" e del fatto che proveniva dall'URSS non se ne conoscevano le generalità.

Solo successivamente grazie a meticolose ricerche negli archivi della Croce Rossa relativi ai prigionieri russi in mano ai tedeschi, in Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale, si riuscì a risalire alle generalità di "Alessandro" e finalmente attribuire un nome e un cognome al partigiano "ignoto" sepolto nel cimitero di Gonzaga: Aleksandr Kliment'evich Nakorchemnyj.

Una volta acquisite le generalità di "Alessandro", il comune di Gonzaga si affrettò, passo obbligatorio, a richiedere anche per "Alessandro" il conferimento della stessa onorificenza a suo tempo conferita a "Scarpone". Cosicché, il 31 marzo del 1989 il Consiglio Comunale di Gonzaga votava all'unanimità la delibera di "proposta di decorazione con Medaglia d'Oro al Valor Militare per il partigiano "Alessandro" con la seguente motivazione: "Portato a Gonzaga dalle peripezie drammatiche di una guerra che lo aveva allontanato dalla "Madre Russia" per condurlo, secondo un disegno imperscrutabile, a combattere valorosamente e con valore a soccombere al fianco della Medaglia d'Oro Alcide Garagnani "Scarpone"; nell'occupazione delle unitissime caserme di Gonzaga, sordo agli ammonimenti del suo comandante, si gettava primo all'attacco con ammirevole ardore, irrompeva tra i nemici intimando loro la resa, ma una raffica di mitraglia sparatagli insidiosamente lo colpiva al cuore troncandone l'eroica vita".

Ed è a questo punto che la storia ritorna a farsi nebulosa. La Medaglia d'Oro al Valor Militare conferitagli dall'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga sembra far perdere le sue tracce. Non si arriva mai a una cerimonia solenne dove venga consegnata ai parenti viventi di Nakorchemnyj.


Di questo caso ha iniziato ad occuparsene il professor Massimo Eccli, storico della resistenza, contattato da Sputnik Italia:

— Professore, com'è la situazione attuale a che punto sono le sue ricerche?

Massimo Eccli
© Foto : fornita da Massimo Eccli
Massimo Eccli

— La situazione attuale è la seguente: dopo aver trovato il nome e cognome del partigiano in questione, ricercammo a suo tempo i parenti. Grazie alla ricercatrice di Odessa Olga Babak (ha pubblicato le sue ricerche sull'epopea dei partigiani sovietici in Italia qui), riuscimmo a trovarli. Si trovano a Kiev: la sorella ormai anziana e il nipote Aleksandr che porta lo stesso nome dello zio. Contemporaneamente interpellammo con varie e-mail il comune di Gonzaga, addirittura con una raccomandata AR, per cercare di capire dove fosse finita la Medaglia d'Oro al Valor Militare conferita a Nakorchemnyj, perché, come da documentazione in possesso, la proposta di conferimento fu inoltrata. Purtroppo dal comune di Gonzaga, inspiegabilmente, nonostante le numerose richieste, non abbiamo mai ricevuto risposta. Stando così la situazione, considerando in aggiunta anche l'attuale situazione politica dell'Ucraina, sembrerebbe impossibile trovare una via d'uscita a questa questione; tra l'altro la stessa Ucraina, ora, col suo nuovo corso politico, sta cercando con tutte le sue forze di cancellare dalla propria storia il periodo glorioso della "Grande Guerra Patriottica" combattuta dall'Armata Rossa contro l'invasione nazista, cambiando la verità.

Vi sono, invece, da parte russa, degli encomiabili tentativi per portare a buon fine questa vicenda grazie all'aiuto del Consolato Generale di Milano e della Biblioteca Statale Russa "Lenin". Entrambe le istituzioni hanno dato la propria disponibilità, affinché la vicenda si concluda e soprattutto che la memoria di Nakorchemnyj venga celebrata con tutti gli onori dovuti, in Italia o a Mosca".

— Quali sono quindi le prospettive?

— Auspico che prevalga da tutte le parti in causa la ragione, così come sta dimostrando di fare la Russia, non solo in questo caso, ma anche con altri casi di partigiani sovietici, anche di nazionalità non-russa, caduti in Italia, che a quei tempi erano tutti cittadini di un unico paese l'URSS. La Russia non abbandona i suoi figli. La Biblioteca Statale Russa, attraverso il suo presidente Viktor Fjodorov, si è infatti detta disponibile a pubblicare il mio libro "I partigiani sovietici in Italia" che verrà presentato qui a Mosca presso la suddetta Biblioteca il 22 settembre di quest'anno.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione. 

Tags:
Storia, Intervista, Seconda Guerra Mondiale, URSS, Donetsk, Italia, Russia
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