12:57 22 Luglio 2018
Chiesa ortodossa

“Il cirillico non si concede con facilità”:perché gli italiani frequentano la chiesa russa

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In Italia ci sono sempre più parrocchie russe. L’ortodossia in Italia è la seconda confessione religiosa per numero di fedeli. Sputnik vi parla del perché agli italiani non disturba né pregare in piedi né imparare lo slavo ecclesiastico.

Ortodossia all'italiana

Letizia Leli è nata in una famiglia cattolica. "Sono sempre stata la prima a correre in chiesa, cantavo nel coro, a 23 anni sono diventata catechista, insegnavo agli altri. E io stessa ho cominciato a riflettere più profondamente sulla fede. E ho capito di aver sbagliato qualcosa", racconta.

Божественная литургия в Кафедральном Соборном Храме Христа Спасителя в Москве
© Sputnik . Sergey Pyatakov
A 26 anni la ragazza e la comunità di parrocchiani si recarono in Russia per un tour dei maggiori monasteri ortodossi. "Fu un viaggio incredibile. Decisi di scoprire di più dell'ortodossia, cominciai a studiarne i fondamenti e mi resi conto che la chiesa ortodossa è più vicina all'antico cristianesimo di quanto non lo sia il cattolicesimo. Quindi, cominciai a frequentare le liturgie ortodosse", continua la ragazza.

E quattro anni dopo si convertì all'ortodossia. "E non me ne sono pentita", afferma Letizia.

Mentre cinque anni fa in Italia c'erano 50 parrocchie russe, oggi ce ne sono 72.

L'arcivescovo di Vienna e Budapest Antony, incaricato di amministrare le parrocchie russe in Italia, ha presentato altre cinque richieste ai vescovi cattolici per l'assegnazione di edifici religiosi alle comunità ortodosse.

"L'apertura di parrocchie e la sistemazione di edifici religiosi e altri locali in cui officiare le liturgie ortodosse sarebbero impossibili senza le buone relazioni intessute con la Chiesa cattolica romana e lo Stato italiano", sottolinea l'arcivescovo.

Nel 2012 la Chiesa ortodossa russa in Italia ha ottenuto la registrazione giuridica ufficiale "proprio in qualità di chiesa per la quale è stata emanato un decreto del presidente della Repubblica italiana", ricorda l'arcivescovo.

Lavoro e spiritualità

I parrocchiani russi sono perlopiù migranti economici provenienti da Ucraina, Moldavia, Russia, Romania, Bielorussia e da alcuni altri Paesi, ma tra di essi vi sono anche greci ortodossi e italiani. Le parrocchie italofone della Chiesa russa sono concentrate in particolar modo a Modena, Pistoia, Bologna, Torino, Francavilla Fontana dove i preti sono italiani. Ma studiano lo slavo ecclesiastico affinché la liturgia sia comprensibile anche ai russofoni.

Le maggiori parrocchie russe si trovano a Roma, Milano, Venezia e Napoli.

La maggior parte delle comunità della Chiesa ortodossa russa si trovano nel nord del Paese dove in molti vanno a cercare un posto di lavoro.

La principale reliquia dei tempi della Chiesa unita nell'Italia meridionale è quella di San Nicola il Taumaturgo conservata nella basilica cattolica di Bari. All'inizio del XX secolo lì vicino costruirono un monastero della Chiesa ortodossa russa. "Nei giorni in cui si ricorda San Nicola arrivano moltissimi pellegrini da tutta Italia e dai Paesi del Patriarcato di Mosca", osserva l'arcivescovo di Vienna Antony. E sulle reliquie del Santo vengono celebrati a turno sia i riti cattolici sia quelli ortodossi.

Una tolleranza pericolosa

Ma cosa spinge gli italiani verso l'ortodossia? La personale ricerca spirituale, il matrimonio con un/a ortodosso/a, il rifiuto dell'ostinata "laicità", dell'aggressiva "tolleranza" della comunità europea e delle riforme avviate nella Chiesa cattolica romana dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965).

"Sono nato in una famiglia cattolica, ma mi sono avvicinato all'ortodossia grazie allo studio. Mi hanno sempre preoccupato le questioni legate ai concetti di infallibilità papale, peccato originale, salvezza e purgatorio. Completati la magistrale in filologia patristica e il dottorato, mi sono reso conto di avere un problema non tanto con Cristo, quanto con la Chiesa cattolica romana. La chiesa ortodossa si rivelò la scelta più sensata nonostante le difficoltà iniziali legate allo slavo ecclesiastico", racconta Valerio Polidori.

Secondo lui, nella Chiesa russa vi è un'atmosfera spirituale più profonda. "Le persone vanno in chiesa e lo fanno in modo serio e decoroso. Questo i cattolici l'hanno perso in larga misura dopo il Concilio Vaticano II. Un'altra cosa che per me fondamentale è la sensazione di consapevolezza nel momento in cui si prende l'eucaristia e il fatto che sono in molti a fare la comunione. Così dovrebbe essere", ritiene Valerio.

Il dolore degli altri

"La parrocchia vive come una famiglia unita e questo è molto importante", dice l'arcivescovo Antony. La maggior parte dei parrocchiani della Chiesa ortodossa di Santa Caterina Martire in Roma, di cui è stato nominato amministratore 8 anni fa, sono persone che hanno lasciato le loro famiglie e sono andati a cercare un lavoro vista la difficile situazione in patria. "Di norma in Italia arrivano donne che hanno a casa mariti e figli. Talvolta devono svolgere lavori molto pesanti sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Viene loro proposto di occuparsi di malati gravi e talvolta di persone con disturbi mentali", spiega il vescovo.

Vengono in chiesa non solo per partecipare alla liturgia e per fare la comunione ma anche semplicemente per parlare nella loro lingua madre, per discutere dei problemi e per condividere qualche momento felice.

"Quando arrivano in Italia in autobus, alcune non sanno dove andare, come cercare un lavoro e una casa, a chi chiedere aiuto o anche solo un consiglio. E un prete deve mostrarsi comprensivo e mettersi nei panni di queste persone. È tenuto a considerare il dolore degli altri come il proprio", afferma l'arcivescovo.

Fra i parrocchiani della Chiesa ortodossa di Santa Caterina Martire in Roma ci sono russi, ucraini, moldavi, serbi, bulgari, georgiani e osseti. Secondo il vescovo i problemi di politica internazionale non si ripercuotono sui fedeli.

"Noi riceviamo l'eucaristia da un unico calice, veneriamo un unico Dio e apparteniamo a un'unica chiesa ortodossa che non conosce né confini né nazionalità. Penso che nelle nostre parrocchie all'estero come da nessun'altra parte si percepisca il carattere ecumenico della Chiesa", conclude l'amministratore delle parrocchie russe in Italia.

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Ortodossi, Cattolici, religione, Chiesa Cattolica, Chiesa Ortodossa, Italia, Russia
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