18:33 15 Agosto 2018
Nuovo premier italiano Giuseppe Conte

Da oggi l’Europa deve fare i conti con l’Italia

© AP Photo / Gregorio Borgia
Italia
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Tatiana Santi
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Lo scontro diplomatico fra Italia e Francia sulla gestione della nave Aquarius carica di migranti non ha fatto che dimostrare la mancanza di una vera cooperazione europea sulla questione immigrazione. La presa di posizione del governo di Roma però ha segnato una svolta: da oggi l’Europa deve fare i conti con l’Italia.

La Francia, nonostante respinga metodicamente in malo modo dai propri confini i migranti, ha duramente criticato la decisione italiana di chiudere i porti alla nave Aquarius con a bordo 629 migranti. Il messaggio di Roma è stato forte e chiaro: l'Italia non può essere lasciata da sola nella gestione degli sbarchi nel Mediterraneo.

Nonostante i toni si siano placati dopo una telefonata fra Macron e Conte, la vicenda Aquarius è il segnale di un cambio di rotta, l'Italia ha alzato la voce e ora l'Europa dovrà ascoltarla. Ovviamente il complesso fenomeno dell'immigrazione non verrà risolto a breve, ma Roma potrà rimescolare le carte in tavola. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Marcello Foa, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, editorialista de Il Giornale.

Marcello Foa, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, editorialista de Il Giornale.
© Foto : fornita da Marcello Foa
Marcello Foa, direttore del gruppo del Corriere del Ticino, editorialista de Il Giornale.

— Sembra sia arrivata la pace fra Macron e Conte. Marcello Foa che cosa ci insegna però questa vicenda e la reazione della Francia alla chiusura dei porti italiani?

— Ci insegna un aspetto molto importante e inedito: l'Italia per la prima volta da tanti anni ha tenuto una posizione dura di principio costringendo, di fatto, gli altri Paesi ad adeguarsi alle sue richieste anziché subire come accadeva regolarmente negli ultimi anni. È una svolta molto importante anche per la politica europea, questa svolta segna un cambiamento fondamentale, perché da oggi l'Italia ha dimostrato di voler e di poter contare. È una gran bella novità.

— Secondo lei come può la Francia dare lezioni all'Italia se i francesi stessi respingono dalle proprie frontiere i migranti verso l'Italia, inoltre utilizzando metodi poco delicati?

— Macron ha compiuto un gesto di evidente arroganza. La Francia ha fatto fino ad oggi ciò che voleva, l'Italia reagiva in modo molto molle durante il governo Gentiloni. La Francia pensava potesse comportarsi come prima, Macron si è però reso conto che ha sbagliato, innanzitutto perché vi è un'evidente contraddizione: il comportamento dei francesi non solo non è stato cooperativo, ma a Bardonecchia e Ventimiglia disumano con respingimenti di donne incinte e di bambini. Ricordiamoci poi della chiusura di tutti i porti francesi risalente ad un anno fa.

Questa evidente incongruenza ha avuto l'effetto di compattare tutta l'Italia, a parte qualche frangia della sinistra più tradizionalista, attorno alle posizioni di Salvini. Abbiamo visto l'arroganza con cui ieri inizialmente Macron aveva reagito alla richiesta di scuse da parte dell'Italia, fattore che segnalava la difficoltà dei francesi a cambiare passo. In seguito però in tarda serata si è ravveduto e ha capito che usando questi toni avrebbe perso: la posizione della Francia era insostenibile e alla fine avrebbe rafforzato ancora di più quella italiana. Nella telefonata con Conte, ma anche da parte del governo francese abbiamo visto alla fine posizioni più concilianti.

— Come si svilupperà la vicenda a suo avviso?

— Non mi illudo che la crisi dei migranti possa essere risolta facilmente, però questo è un aspetto importante: l'Italia mostrando orgoglio, dignità e determinazione riesce oggi a cambiare le carte in tavola in Europa. L'Italia dice: "non potete più considerarci come un Paese che non conta. D'ora in avanti l'Italia difenderà con la dovuta energia i propri diritti e i propri interessi". È da tanti anni che non si sentiva più una presa di posizione così forte e, a mio giudizio, così doverosa.

— Al di là della pace e del viaggio di Conte in Francia la questione dell'immigrazione nell'ambito dell'Unione Europea è tutta un'altra storia. Secondo lei dal lato pratico in Unione Europea si faranno dei passi in avanti verso una vera suddivisione dei profughi e un impegno comune o lei è scettico?

— Mi è difficile fare previsioni, fino ad oggi l'Unione Europea non ha dimostrato grande intelligenza tattica, il fatto che gli italiani si lamentassero non importava a nessuno. Oggi questo non può più accadere, vedremo quale sarà la risposta concreta dell'Unione Europa. Ci sarebbero tre scenari. O non capiscono la lezione e si riparte da capo, la seconda variante è che finalmente vengano smistati gli immigrati economici nei vari Paesi, ma questo incontrerà resistenze forti da Francia e Germania. Il terzo scenario, che io mi auguro, è quello di non tollerare più il traffico di essere umani nel Mediterraneo, ma di scoraggiarli sul nascere lungo le coste libiche e tunisine in collaborazione con la Libia e la Tunisia. Se passa l'idea che c'è un blocco navale i barconi non partiranno. Quest'ultima è l'unica soluzione percorribile. Non mi avventuro però in previsioni perché cercare di capire i leader europei non è facilissimo.

— Possiamo dire però che la posizione dell'Italia è cambiata e probabilmente verrà ascoltata di più nell'ambito europeo?

— Questo sì, si tratta di un fatto epocale. È un risultato eccezionale. Da oggi l'Europa deve fare i conti con l'Italia ed è una novità di non poco valore. È importante da rimarcare che sulla vicenda il governo ha agito unito, Salvini ha avuto il ruolo da protagonista, ma sia Conte sia Di Maio hanno cooperato in maniera coerente. Si è dato un messaggio fondamentale: c'è un Paese e una coalizione di governo uniti. È un segnale forte, ora non si potrà giocare sulle divisioni interne, ed è stato merito di tutti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Migranti, Intervista, Emmanuel Macron, Giuseppe Conte, UE, Francia, Italia
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