09:48 11 Dicembre 2018
Giuseppe Conte

Al G7 L'Italia avvia con prudenza il proprio riposizionamento internazionale

© AP Photo / Alessandra Tarantino
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Germano Dottori
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In una precedente analisi a caldo dedicata alla nascita del nuovo governo italiano, in questa rubrica si era osservato come il compromesso dal quale era sorta la compagine ministeriale guidata da Giuseppe Conte avesse lasciato nel limbo le scelte da fare in materia di allineamenti internazionali.

Ferma restando una netta impronta sovranista, alcune nomine lasciavano intuire la volontà di rassicurare tutti i maggiori riferimenti esteri del nostro Paese, in Europa ed oltreatlantico, come se tra questi ultimi non sussistessero attriti e tensioni.

Prima in occasione dei due dibattiti parlamentari per il voto di fiducia e poi durante il G7 svoltosi in Canada si sono tuttavia prodotti degli elementi di novità sostanziale, che rappresentano altrettanti elementi di rottura rispetto alla postura adottata dai governi succedutisi a Palazzo Chigi dal novembre 2011 in avanti.

Conte ha prima aperto alla possibilità che l'Italia promuova una rivisitazione in senso sociale delle sanzioni imposte contro la Russia, per sottrarre alla loro morsa le piccole e medie imprese della Federazione, e successivamente condiviso l'auspicio, espresso via twitter dal Presidente Trump, che il G7 possa presto essere reintegrato nel formato ad otto, che aveva prima del congelamento della membership di Mosca intervenuto nel 2014.

Nuovo premier italiano Giuseppe Conte
© AFP 2018 / Vincenzo Pinto

In questo modo, l'Italia ha rotto lo schieramento europeo che invece insisteva sul mantenimento dell'esclusione della Russia dal consesso, dimostrandosi disponibile a scommettere sull'approfondimento delle proprie relazioni con la Casa Bianca anche a costo di raffreddare il rapporto con Berlino.

Si tratta di una scelta coraggiosa, che implica dei rischi, ma che può fruttare molto a Roma, attualmente in una fase di grande debolezza in Europa e quindi bisognosa di un forte sostegno esterno per poter affrontare con qualche speranza di successo, senza troppo dipendere dalla Francia, il braccio di ferro con la Germania in merito alla mitigazione del rigore fiscale che ha soffocato l'economia italiana.

Durante il summit dei Sette Grandi, mano a mano che la contrapposizione tra la delegazione americana e le altre si aggravava, Conte è stato in parte costretto a circoscrivere la portata della sua mossa iniziale. Ma il significato di quanto è accaduto non può essere trascurato: non solo l'Italia ha ribadito la propria determinazione ad investire sui propri rapporti con Mosca, ma per la prima volta si è collocata pubblicamente e nettamente dallo stesso lato del controverso Presidente statunitense.

Anche le immagini sono eloquenti: Trump e Conte sono stati fotografati insieme e sorridenti, confermando che i tempi dell'algida distanza di Paolo Gentiloni, nostalgico della vecchia amministrazione democratica fino alla fine, sono ormai alle spalle.

Il presidente statunitense Donald Trump (foto d'archivio)
© AP Photo / Manuel Balce Ceneta, File

Il Premier italiano ha inoltre confermato di aver ricevuto un invito a visitare Washington, riservandosi di concordare con Trump la data del viaggio, che tuttavia non dovrebbe tardare molto. Vedremo nelle prossime settimane se questo nuovo approccio permetterà all'Italia di ottenere sui mercati finanziari le risorse che eventualmente la Bce dovesse lesinare con l'approssimarsi della fine del cosiddetto Quantitative Easing attuato da Mario Draghi.

La strada che Conte e l'Italia debbono percorrere nel loro riavvicinamento agli Stati Uniti non è peraltro né larga né agevole, a causa dei venti di guerra commerciale che spirano sempre più impetuosi tra le due sponde dell'Atlantico. In questo contesto, nei limiti delle proprie possibilità, Roma cercherà sicuramente di raccomandare moderazione e probabilmente suggerirà ai partner europei di non aggravare le tensioni con l'America, magari proponendo l'adozione di limitazioni volontarie alle esportazioni oltreatlantico.

L'Italia ha in questa fase un forte interesse ad evitare che nella spirale tariffaria ormai all'orizzonte finiscano i comparti produttivi di suo maggiore interesse. La sensazione è che Trump intenda soprattutto colpire i tedeschi, ma Berlino tenterà certamente di determinare un interesse collettivo europeo ad un'insensata rappresaglia che danneggerebbe tutti gli Stati membri dell'Unione Europea e la stessa Nato. La crisi si sta anche caricando di elementi emotivi, che certamente non facilitano le cose.

Curiosamente, a dispetto della narrativa che lo descrive come il prodotto di un accordo tra estremisti, il nuovo governo giallo-blu potrebbe in questo scenario persino ambire a ritagliarsi un ruolo di mediazione, che rilancerebbe l'immagine di Paese prudente caratteristica dell'Italia, preservandone interamente la reputazione goduta in Occidente malgrado le recenti aperture alla Russia.

Nulla infatti più di una contrapposizione frontale tra Europa e Stati Uniti danneggerebbe la coesione dell'Alleanza Atlantica. Dopo anni molto opachi, l'Italia ha forse la possibilità di riemergere.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Relazioni Russia-USA, relazioni Italia-Russia, G7, Giuseppe Conte, Donald Trump, Italia, USA, Russia
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