10:24 16 Luglio 2018
Vaccinazione

Vaccini: un dovere o un diritto?

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Tatiana Santi
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Stando ai primi dati le coperture vaccinali avrebbero raggiunto la soglia del 95%, si tratterebbe così di un buon risultato per il decreto Lorenzin. Fanno parlare di sé le esclusioni dalle scuole materne dei bimbi non ancora vaccinati e le multe ai genitori “non in regola”. L’obbligo e le sanzioni sono la miglior strategia da intraprendere?

Il 10 marzo sono scaduti i termini per la presentazione delle certificazioni di vaccinazione, secondo la legge i bambini di età inferiore ai 6 anni non vaccinati dovrebbero essere esclusi da scuola. Per i genitori dei figli al di sopra di 6 anni non vaccinati spettano multe fino a 500 euro. Che il decreto abbia ottenuto buoni risultati in termini di coperture è indubbio, il tema vaccini però rimane abbastanza scivoloso, non tutti i genitori sono favorevoli alle vaccinazioni e l'obbligo ha suscitato non poche polemiche.

Non è un segreto per nessuno che i vaccini nel corso degli anni abbiano salvato numerosissime vite, ma una domanda sorge spontanea: è veramente necessaria l'obbligatorietà o il problema andrebbe affrontato in modo più complesso, magari fornendo più informazioni in merito alle famiglie? Sputnik Italia ne ha parlato con Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Giovanni Rezza
© Foto : fornita da Giovanni Rezza
Giovanni Rezza

— Le coperture vaccinali hanno raggiunto vette sopra il 95%. Giovanni Rezza, possiamo dire che l'obiettivo del decreto Lorenzin è stato raggiunto?

— È un po'troppo presto per dirlo, perché questi dati sono parziali, provengono infatti solo da alcune regioni, non abbiamo dei dati su scala nazionale. Queste cifre comunque mostrano un aumento del 2,5% delle vaccinazioni esavalenti, che contenevano quattro vaccini obbligatori prima del decreto. Mostrano un aumento ancora maggiore circa del 6% per il morbillo.

Per il morbillo quindi significherebbe superare il 90%, un risultato molto buono, perché le coperture per il morbillo in Italia erano scese dal 90 al 85% negli anni passati. Per l'esavalente le coperture erano scese al 93,5% nel 2015, adesso in alcune regioni si sarebbe superato il 95%, la soglia ritenuta ottimale. Sono dati ancora ufficiosi che vanno però nella direzione giusta, fanno pensare che il decreto abbia ottenuto dei risultati buoni.

— Si tratta di un decreto molto discusso, sono nati diversi movimenti come i Novax. Lei che idea si è fatto personalmente di questi movimenti e della reazione di molti genitori? Non è naturale a suo avviso la preoccupazione dei genitori di fronte a nuove misure legate alla salute dei propri figli?

— Io credo che i vaccini siano un diritto, non dovrebbero essere considerati come un dovere. Il problema è che c'è lo 0,7% dei genitori contrari ai vaccini, non si tratta di poveri o persone di basso livello educativo. Sono persone che al posto della medicina tradizionale amano l'omeopatia, magari sono vegetariani o vegani, fanno riferimento a culture alternative. Per motivi ideologici sono contrari ai vaccini. C'è un 15 o un 16% di persone che invece hanno delle paure per quanto riguarda i vaccini o magari hanno ricevuto informazioni non buone e discordanti da parte dei medici o dei pediatri. Su queste persone si può agire.

— I bambini non vaccinati non vengono ammessi a scuola, se n'è parlato sui giornali in questi giorni. Diversi genitori hanno espresso la paura che possa iniziare una sorta di "caccia" verso i bambini non vaccinati. Che cosa risponderebbe a questi genitori?

— La legge prevede questo: i bambini inferiori a 6 anni se non sono in regola con i vaccini, devono essere esclusi dalle scuole pubbliche, al di sopra dei 6 anni invece è prevista solo una sanzione economica per i genitori che non mettono in regola i ragazzi. La legge è legge, per cui non ci sono proroghe o deroghe, a meno che non si tratti di deroghe per motivi sanitari. Fino a ieri erano costretti a non andare a scuola i bambini immunodepressi, perché in una classe si trovavano diversi bambini non vaccinati e quindi rappresentavano una potenziale fonte di contagio. Malattie come il morbillo possono essere molto gravi per bambini immunodepressi, che prima erano costretti ad abbandonare la scuola. Questo è stato uno dei motivi che hanno portato al decreto in questione.

Ovviamente vi è stata un'ampia discussione in merito al decreto sia a livello politico sia a livello sociale, un decreto sull'obbligo molti lo vedono come una sconfitta, perché i vaccini dovrebbero essere considerati come un diritto. Offrendo un vaccino gratuitamente, se vogliamo, è un favore e un tentativo di tutelare l'individuo. Purtroppo siamo arrivati al punto per cui a causa dell'abbassamento delle coperture vaccinali, siamo stati costretti a rendere obbligatorio quello che dovrebbe essere considerato un diritto. Una prima valutazione che si può fare di questa legge è che le cose sembrano migliorate.

— Secondo lei le sanzioni e l'obbligatorietà sono il metodo migliore per raggiungere una più alta copertura? Oppure va fatto un discorso più ampio che riguardi la cultura e l'educazione: andrebbero fornite più informazioni in merito?

— Sarebbe meglio ottenere coperture vaccinali elevate basandosi sulla convinzione dei genitori, perché dover obbligare per ottenere un miglior risultato? Ci sono Paesi, ad esempio gli Stati Scandinavi, che ottengono alte coperture vaccinali semplicemente raccomandando i vaccini. C'è anche da dire che si tratta di Paesi con una popolazione abbastanza limitata, Stati molto ricchi con una elevata cultura sanitaria.

In Italia ci si è trovati in Veneto dove è stato sospeso l'obbligo per un certo numero di anni, le cose sono andate in maniera alternata: per i vaccini obbligatori il Veneto stava un punto sotto la media nazionale, per il morbillo stava un punto sopra tale media. Il Veneto è una regione che ha sempre investito molto in vaccini. In qualche misura gli effetti dell'obbligo sono stati contenuti grazie al fatto che la regione investiva molto. In regioni che hanno infrastrutture meno importanti la sospensione dell'obbligo avrebbe potuto avere conseguenze peggiori.

A medio e lungo termine bisognerebbe sicuramente aumentare la cultura dei vaccini anche nello stesso personale sanitario. Gli operatori sanitari spesso non danno il buon esempio, si vaccinano poco loro stessi, non sono convincenti con i genitori dei bambini. La legge sull'obbligo può servire a raggiungere coperture molto più elevate in un tempo molto breve. A lungo termine però bisogna fare molto per convincere la popolazione che i vaccini non sono dei veleni, ma degli strumenti con cui si protegge la salute pubblica.

— Qual è l'importanza dei vaccini, spesso demonizzati, in termini di vite salvate?

— Noi abbiamo stimato in Italia milioni di vite salvate grazie ai vaccini negli ultimi 100 anni. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato la campagna contro il vaiolo, che è stata fondamentale per eliminare questa malattia, la poliomielite è stata sconfitta, rimanendo solo in tre Paesi: Afghanistan, Pakistan e Nigeria del Nord.

L'importanza dei vaccini è fuori discussione. Può esserci una discussione sulle strategie vaccinali, c'è chi può essere favorevole all'obbligo, chi magari pensa sia solo una scorciatoia. In alcune circostanze l'obbligo purtroppo è un atto dovuto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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vaccino, Intervista, Italia
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