22:00 24 Settembre 2018
Maurizio Marrone, Consigliere regionale e Consigliere comunale di Torino

Le elezioni italiane... viste da Donetsk

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Maurizio Marrone
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La riaffermazione del principio di interesse nazionale disinnescherà la nuova guerra fredda.

Elezioni Politiche 2018
© Sputnik . Danilo Garsia di Meo
E dire che il sistema delle larghe intese piegato ai diktat di Bruxelles e Berlino ce l'ha messa tutta per sopravvivere alle elezioni politiche italiane del 4 marzo. Gli Italiani hanno assistito alla riesumazione della campionessa per eccellenza dell'euro-austerity, quella Emma Bonino già ammessa alle elezioni senza l'obbligo di raccogliere le firme necessarie, poi sostenuta nella sua campagna milionaria da George Soros, finanziatore anche delle ONG trafficanti di immigrati e della manovalanza nel golpe ucraino di piazza Maidan.

È stata riproposta addirittura la strategia della tensione, con l'arruolamento degli opposti estremismi nella sfida elettorale, appositamente legittimati per la prima volta dai media con la missione di impaurire l'elettorato moderato e spingerlo nell'abbraccio letale della conservazione.Ma il segnale recapitato nelle urne dal popolo italiano è inequivocabile, con la sonora bocciatura dei partiti sostenitori della Grossa Coalizione alla tedesca e una fragorosa fiducia alle forze politiche avvertite come euroscettiche, quali la Lega di Salvini e, pur nella sua altalenante linea di politica internazionale, il Movimento 5 Stelle.

Quali saranno le conseguenze di questo risultato elettorale sul rapporto tra il futuro governo italiano ed il mondo russo, soprattutto per quanto concerne le delicate partite della crisi ucraina in Donbass, della riunificazione della Crimea alla Federazione Russa e delle sanzioni economiche imposte da Washington e Bruxelles alle nazioni europee, Italia compresa?

Lasciamo perdere i deliri complottisti lanciati dalle sirene della propaganda anti russa, che hanno vaneggiato per mesi circa fantasmagorici piani del Cremlino per destabilizzare l'Unione Europea con il cavallo di Troia dei partiti sovranisti e populisti: il Movimento 5 Stelle ha visto notevolmente ridimensionare la sua anima euroscettica nel recente percorso di normalizzazione imposto dal nuovo leader Di Maio, mentre neppure la Lega Nord ha proposto nel suo programma l'uscita dell'Italia dall'Unione Europea, dalla moneta unica o dall'Alleanza Atlantica.La frammentazione del quadro politico scaturita dalla legge elettorale vigente, infine, condizionerà inevitabilmente la nascita del prossimo (fragile?) governo con imprevedibili alchimie parlamentari.

Sarebbe sbagliato però concludere che queste elezioni politiche non influiscano sulla posizione italiana nel contesto internazionale, per due ragioni fondamentali. Anzitutto, proprio la debolezza di un governo di compromesso assemblato dopo la votazione sancirà la centralità del Parlamento in questa legislatura, rafforzandone l'indirizzo politico espresso nei confronti del Consiglio dei Ministri sulle decisioni più strategiche: certamente peserà sulle linee portate dall'esecutivo italiano in Europa la composizione del Parlamento, attualmente formato al 70% da partiti che hanno espresso contrarietà sia alle sanzioni economiche alla Russia sia all'impiego di militari italiani in missioni provocatorie come il contingente in Lettonia.

Molto probabile, pertanto, che alla Camera e al Senato questi indirizzi trasversali travalichino i confini della maggioranza e delle minoranze parlamentari, inaugurando un nuovo orientamento diplomatico di dialogo con il mondo russo e archiviando l'attuale linea tendente all'ostilità pregiudiziale per obbedienza atlantica.

In secondo luogo, le elezioni italiane incideranno più profondamente e significativamente di quanto si pensi sul mutamento dello scacchiere internazionale, andandosi ad inserire in una dinamica più ampia: l'avanzata delle forze politiche populiste e sovraniste in Italia, insieme alla vittoria della coalizione conservatrice di Sebastian Kurz in Austria e al consolidamento degli Stati orientali nel gruppo Visegrad costringerà l'Unione Europea a fare i conti con il paradigma dell'interesse nazionale di tutti gli Stati membri, attualmente calpestato dall'asse franco-tedesco finora egemone a Bruxelles.

I nuovi governi che si stanno imponendo negli Stati nazionali del continente non smantelleranno l'Europa, ma la guideranno verso un processo di rinegoziazione dei trattati, con la precisa volontà politica di archiviarne definitivamente le storture quali i limiti vessatori agli investimenti, l'inesistenza di una politica estera autonoma comune, l'esposizione del sistema finanziario europeo alle speculazioni internazionali, l'ondata immigratoria incontrollata, le politiche autolesioniste di export vietati e l'invasione di importazioni altrui, le quote massime di produzione e la contraffazione libera ai danni della qualità territoriale.Le sanzioni economiche, che tengono da quattro anni in ostaggio della guerra il popolo del Donbass, saranno verosimilmente cancellate non per oscuri legami tra i nuovi governi europei e Vladimir Putin, ma perché la tutela degli interessi nazionali spingerà i nuovi governi europei ad ascoltare i propri imprenditori agricoli e manifatturieri, che hanno già sacrificato miliardi di euro sull'altare di questa follia.

Per la medesima ragione, governi orientati alla difesa del proprio interesse nazionale non accetteranno mai di inviare i rispettivi militari in una missione ONU di "peacekeeping" sull'intero territorio del Donbass fino al confine russo in un'inevitabile guerra ulteriore con le Repubbliche Popolari, bensì opteranno per la soluzione politica e diplomatica del conflitto con il coinvolgimento di tutte le parti in causa promosso da Mosca.

Certamente non apprezzerà questi cambiamenti Emma Bonino, insieme ai deputati democrat uscenti Umberto D'Ottavio e Davide Mattiello e agli aspiranti deputati radicali Silvia Manzi e Igor Boni, che tutti insieme pretesero la chiusura autoritativa della Rappresentanza della Repubblica Popolare di Donetsk in Italia.

Pazienza, la volontà sovrana dei cittadini li ha esclusi tutti dal Parlamento, mentre il Centro italiano di Rappresentanza DNR è ancora al suo posto e in piena attività.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Maidan, Elezioni politiche 2018 in Italia, M5S, Sebastian Kurz, Emma Bonino, George Soros, Luigi Di Maio, Donbass, Repubblica popolare di Donetsk, Donetsk, Italia
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