03:25 17 Agosto 2018
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Voto italiano, che rischio c’è?

© Sputnik . Alexander Vilf
Italia
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Marina Tantushyan
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Tra due settimane, esattamente il 4 marzo, milioni di italiani saranno chiamati alle urne per scegliere chi guiderà il Paese nei prossimi cinque anni.

Diversi esperti si sono concentrati in questi giorni sull'analisi dei possibili scenari e delle conseguenze che potrebbe avere questo importante appuntamento elettorale sulla politica internazionale e sui mercati finanziari.

Che cosa dobbiamo aspettare dalle prossime elezioni politiche? Per fare punto su questo argomento di attualità, Sputnik Italia si è rivolto a Daniele Scalea, politologo, esponente del Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli.

Daniele Scalea
© Foto : fornita da Daniele Scalea
Daniele Scalea

— "Il voto italiano è un rischio politico per l'Unione europea". Lo sostiene il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Come, a tuo avviso, bisogna leggere questo messaggio?

— Una premessa è necessaria: Moscovici non è un burocrate imparziale, ma un politico. In particolare, è un esponente del Partito Socialista Francese, con una gioventù da trotskista. Ergo i suoi giudizi non sono meramente tecnici, ma anche politici. Se da un lato è indubbio che il voto italiano avrà un peso sul futuro dell'Unione Europea, a maggior ragione se prevalessero formazioni euroscettiche, dall'altro il monito di Moscovici va interpretato come un tentativo di influenzare l'elettorato italiano indicandogli implicitamente la coalizione capeggiata dal PD come la scelta giusta. Non a caso, parliamo degli alleati di Moscovici nel PES/S&D europeo.

— Nel caso di una vittoria del Movimento 5 Stelle, populista e critico nei confronti dell'Unione europea, che risulta il primo partito italiano con il 27,2% dei consensi, potrebbe avvicinarsi l'Italexit?

— Non credo, poiché a fronte di una generale svolta alla cautela da parte di tutte le formazioni euroscettiche, il M5S è forse quello che più di tutti ha fatto capire che l'uscita dall'euro o addirittura dall'UE è, per esso, un'opzione ormai remota. Nel programma si parla di "riforma dell'UE", non di uscita dall'UE. Oltre a ciò, va considerato che le possibilità per il M5S di trovarsi al governo dopo il 4 marzo sono poche. Non ha i numeri per avvicinarsi alla maggioranza dei seggi e non è incline ad alleanze. L'ipotesi più verosimile (ma ancora assai improbabile) per avere il M5S al governo sarebbe un'alleanza col PD (chiedendo in cambio la testa di Renzi) e LeU, ma evidentemente una coalizione di questo tipo non proporrebbe mai l'Italexit.

— Secondo l'agenzia di rating Moody's, il livello di crediti deteriorati che pesa sull'intero sistema italiano rimane ancora intorno al 10%. Quale effetto potrebbe invece avere il voto italiano sui mercati europei? Pensi che questi crediti, che rischiano di non essere più restituiti dai debitori, possono rappresentare le "bombe a orologeria" per l'eurozona?

— I problemi del debito pubblico e del sistema bancario italiano sono noti, d'altro canto il debito privato è piuttosto basso. Le finanze saranno un problema ma principalmente nella misura in cui attori istituzionali (come la Commissione Ue) o privati (gli speculatori) dovessero decidere di sfruttare le vulnerabilità italiane per attaccarne il governo. Basti pensare a cosa accadde nel 2011 con lo spread.

— Alcuni sondaggisti hanno espresso la loro forte preoccupazione, sottolineando che al momento nessuna coalizione ha i numeri sufficienti per formare un governo. A tuo avviso, riuscirà il centrodestra, che fino ad oggi sta andando molto bene, ad avere la maggioranza assoluta dei seggi, oppure sarà, appunto, un Parlamento senza maggioranza, hung parliament come dicono gli inglesi?

— Il centrodestra ha la possibilità di arrivare alla maggioranza assoluta ma non è un esito scontato, è un esito che richiederà impegno e fortuna. Il recente spin del dibattito pubblico verso l'immigrazione, tema su cui il centrodestra è più forte, lo favorisce, ma in generale questo tema è stato sottorappresentato nel dibattito mediatico rispetto all'interesse che suscita tra la popolazione. Inoltre bisogna ammettere che il centrodestra non sta dando il meglio di sé per vincere queste elezioni: non è riuscito a presentarsi dietro una leadership condivisa, ha palesato divergenze programmatiche al suo interno, e soprattutto vede una parte cospicua della coalizione strizzare l'occhio platealmente a nuove maggioranze da costruirsi nel palazzo e lontano dalle urne elettorali.

— Quali sono gli scenari del dopo il voto e le alleanze possibili?

— Una possibilità è il centrodestra con maggioranza assoluta, una coalizione che potrebbe rivelarsi però instabile soprattutto se la Lega prendesse più voti di FI: Berlusconi potrebbe non tollerare di stare sotto Salvini e fomentare qualche inciucio. Altrimenti una grossa coalizione, ma non è detto che sia quella PD+FI+centristi sognata da Renzi e Berlusconi, per assenza di numeri, bensì un centrodestra più PD, che però darebbe vita a un "governo di scopo" con ampie possibilità di un voto anticipato. Una terza ma meno probabile ipotesi è il M5S che si allea con le sinistre.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
elezioni, Intervista, Elezioni politiche 2018 in Italia, Italia
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