02:15 16 Ottobre 2018
Roma, bandiera italiana

La fumata del 4 Marzo di annuncia nera

CC BY 2.0 / Dmitry Dzhus / Rome
Italia
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Giulietto Chiesa
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A meno di un mese dal voto del 4 marzo è ormai chiaro che queste prossime elezioni politiche produrranno un parlamento, per quanto illegale, ma non produrranno un governo. Non ci sarà una maggioranza per guidare il paese.

Lo dicono tutti: lo dice Berlusconi, lo dice Renzi, lo ipotizzano i commentatori dei grandi media. Si delinea un risultato politico nullo. Chi non lo dice, per ragioni tattiche, lo pensa. Nessuno è sicuro di una maggioranza, figuriamoci di un incarico.

I sondaggi sono sempre meno credibili, mentre un buon terzo dell'elettorato si dice contrario ad andare a votare. In realtà sono molti di più di un terzo quelli che non voteranno, in segno di protesta contro la classe politica che, in queste ultime settimane, sta dando segni di vero e proprio marasma, tra scotri di promesse roboanti di svolta alle quali nessuno crede.

Matteo Renzi e Barack Obama
© AP Photo / J. David Ake
Ma la percezione dello stato delle cose è ormai generale. La destra — che pretende di essere in vantaggio nei consensi — non è affatto sicura del fatto suo. Incombe sull'alleanza di destra "a quattro gambe" attorno a Berlusconi (per ora non candidabile a premier) la minaccia di una rapida spaccatura tra Forza Italia e la Lega di Salvini. Il quale, malgrado l'alleanza, si presenta in tuttii dibattiti televisivi con posizioni assai diverse da quelle di Berlusconi. Non trascurando di dire, ogni tre parole, che, se prenderà "un solo voto di più", sarà lui il capo del governo.

Un'alleanza, dunque, che potrebbe finire al primo posto (ma sicuramente senza una maggioranza parlamentare), ma ritrovarsi spaccata subito dopo il voto. E le preoccupazioni non finiscono qui. Come fare il governo da soli (se questo fosse l'esito)? Su questo interrogativo i mali di testa diventano lancinanti. Tutti sanno che l'ipotesi di partenza era un nuovo "patto del Nazareno" tra Forza Italia e Matteo Renzi, capo del Partito Democratico. Ma ora? Di nuovo i sondaggi danno il PD in caduta libera. Un'alleanza con Berlusconi da solo non avrebbe i numeri. Con Berlusconi più Salvini non avrebbe né i numeri né una qualche decenza. Per divergenze di intenzioni troppo grandi su temi come l'Europa e l'economia. Sulla sinistra del PD pesa l'incognita della nuova coalizione di "Liberi e Uniti" (LEU), prodotto della scissione del partito di Renzi. Quanti voti gli porterà via? Nessuno può prevederlo, ma sarà un'emorragia di almeno il 5%. Mortale per il nuovo patto Renzi-Berlusconi. E, in ogni caso, LEU dichiara la sua totale indisponibilità a una intesa con la destra e, pertanto non farà la portatrice d'acqua a Renzi, al quale ha appena sbattuto la porta in faccia.

Tutti, poi, temendo il giudizio degli elettori, dichiarano di non volere "inciuci", cioè escludono le alleanze alle quali, in realtà, tutti pensano. E allora? Non viene fuori nessuna maggioranza da qualunque parte si guardi il mosaico. Il M5S, dal canto suo, ripete che non farà alleanze con nessuno. Se finisse primo, dunque, sarebbe da solo. E allora? Allora, in caso di incarico (sicuramente"spericolato") che, in tal caso, il Presidente della Repubblica, potrebbe affidargli, andrebbe in Parlamento sventolando il suo programma e chiedendo "convergenze" in tutte le direzioni. Essendo evidente che nessuno "convergerà". sebbene il M5S dia l'impressione di voler proporre un governo "anestetizzato" per uscire da una opposizione altrettanto "anestetizzata". Ma è chiaro che "non vuole vincere", perché, se vincesse, dovrebbe subito dopo prendere atto di non avere una maggioranza.

Qualcuno avanza l'ipotesi, davvero avventurosa, di un'alleanza tra la Lega, — che abbandona Berlusconi — e il Movimento 5 Stelle. Ma, a parte i numeri, che dovrebbero diventare assai diversi da quelli che si prevedono, e che rendono assai ipotetica una tale maggioranza di governo, c'è il destino degli uni e degli altri. Una tale alleanza, tenendo conto delle grandi diversità di composizione del corpo elettorale dei due partiti, potrebbe segnare negativamente il destino di entrambi. Troppo rischiosa sia per Salvini che per Di Maio. E poi è evidente che una tale alleanza (o "convergenza", come dice Di Maio) durerebbe al più qualche settimana. E poi si tornerebbe d'accapo. 

LEU più 5 Stelle? A meno di un exploit fantastico (che nessuno ormai prevede) di entrambi, la maggioranza non c'è neanche in sogno. Altri outsiders non sono visibili all'orizzonte, anche perché i media non vogliono disturbatori che agitino le acque di questa palude. E dunque fanno parlare solo quelli che stanno già in Parlamento. La cacofonia è già al suo apice anche senza i disturbatori del coro stonato.

Come se ne esce? Tornando alle urne a ottobre. Cioè il 4 marzo sarà solo una tappa. Ci vorrà dunque un governo di transizione. Tutti pensano a Gentiloni e c'è da giurarci che ci pensi anche il Presidente Mattarella. Ma prima di arrivare alle nuove elezioni di ottobre, ci vorrà una nuova legge elettorale. L'attuale è palesemente anticostituzionale e tutti lo sanno. Come farla? Per ora nessuno ci pensa: i grattacapi attuali sono più che sufficienti. Il nervosismo aumenta. Molti interpretano la sparatoria di Macerata, — dove un fascista dichiarato ha cercato di uccidere a colpi di pistola diversi immigrati di pelle nera — come un pesante segno dell'aggraversi della tensione sociale. Che è ormai una sommatoria di tensioni: da quella degli immigrati, a quella economica, a quella della disoccupazione e della povertà diffusa, oltre all'assenza di nuovi posti di lavoro. E il diluvio di promesse produce insofferenza e protesta.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Elezioni politiche 2018 in Italia, PD, M5S, Liberi e Uniti, LEU, partito Democratico, Forza Italia, Sergio Mattarella, Beppe Grillo, Matteo Salvini, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Italia
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