16:48 23 Ottobre 2018
Angelino Alfano

Alfano, presidenza dell’OSCE: attribuiremo massima attenzione alla crisi in Ucraina

© Sputnik . Alexander Astafiev
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Intervista del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano.

Dal 1° gennaio 2018 l'Italia presiede l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. In qualità di presidente dell'OSCE, martedì il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano si è recato a Kiev e Mosca per discutere le prospettive di normalizzazione della crisi ucraina. Prima di partire, il corrispondente dell'agenzia RIA Novosti a Roma Sergey Startsev ha chiesto al capo della diplomazia italiana di rispondere ad una serie di domande legate alla presidenza italiana nell'OSCE e ad alcune attuali problematiche di politica internazionale.

— Signor Ministro, dal 1 gennaio Italia ha preso la presidenza di turno dell'OSCE e, dunque, Lei è il Presidente in Esercizio di questa influente organizzazione internazionale. Potrebbe formulare sinteticamente le priorità principali che Roma ha intenzione di seguire nell'ambito della sua presidenza nel 2018?

Il ministro Esteri italiano Angelino Alfano
© AP Photo / Marko Drobnjakovic

— L'Italia è orgogliosa di aver assunto quest'anno la Presidenza dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Crediamo nel ruolo dell'OSCE, perché è un'Organizzazione Internazionale che sin dalla sua nascita, alla Conferenza di Helsinki nel '75, ha dato un contributo fondamentale alla pace e alla sicurezza in Europa. "Dialogo, Ownership, Responsibilità" è il motto che abbiamo scelto per la Presidenza italiana quest'anno, con l'obiettivo di rilanciare lo spirito di Helsinki nella sua formulazione più autentica.

Nel corso della nostra Presidenza, attribuiremo massima attenzione alla crisi in Ucraina e ai cosiddetti conflitti protratti in area OSCE (Nagorno-Karabakh, Transnistria, Georgia). L'impegno prioritario è contribuire alla ricerca di una soluzione alla crisi ucraina. Come Presidente in Esercizio dell'OSCE, mi recherò in missione in Ucraina dal 30 al 31 gennaio, e a Mosca il 1° febbraio, e avrò contatti con i membri della missione speciale di monitoraggio dell'OSCE in Ucraina orientale, missione cha ha un ruolo chiave nell'evitare i rischi di una nuova escalation e che l'Italia sostiene fortemente anche con una significativa presenza di osservatori.

Un'altra nostra priorità è dare maggiore centralità alle sfide provenienti dal Mediterraneo nella convinzione che la dimensione mediterranea sia complementare e non alternativa a quella euro-asiatica dell'OSCE. E' un messaggio che abbiamo lanciato già lo scorso ottobre in occasione della Conferenza Mediterranea dell'OSCE, tenutasi a Palermo.

La Presidenza italiana intende infine impegnarsi a rafforzare le tre dimensioni su cui si fonda il concetto di "sicurezza comprensiva" dell'OSCE: la dimensione politico-militare, quella economico-ambientale e la dimensione umana.

— Ha appena menzionato l'importanza della risoluzione della crisi ucraina. Nei prossimi giorni visiterà Kiev e Mosca. Che risultati spera di conseguire nel corso di questo viaggio, considerando la recente approvazione da parte del Parlamento dell'Ucraina della cosiddetta legge di reintegrazione del Donbass, ritenuta dal Ministero degli Affari Esteri russo come l'intenzione di "seppellire" gli accordi di Minsk e il formato Normandia? Che cosa, a Suo parere, potrebbe fare l'OSCE per contribuire alla risoluzione di questa crisi?

— L'OSCE fa già molto per contribuire alla soluzione della crisi, sia attraverso la missione di monitoraggio speciale, che la missione di controllo dei punti di passaggio a Gukovo e Donetsk, sia infine con una strutturata attività di mediazione nel quadro del gruppo trilaterale di contatto.

Alla Presidenza tocca facilitare e dare impulso a questi formati, che lavorano in coordinamento ed in stretto raccordo con il Gruppo di Normandia. Non intendiamo cambiare l'architettura del negoziato, né le sue finalità, vale a dire l'attuazione delle intese di Minsk. Vogliamo anzi creare da un lato le condizioni perché le discussioni fra le parti procedano in maniera rapida ed efficace e, dall'altro, lavorare perché sia garantita la sicurezza degli osservatori.
La soluzione della crisi non risiede d'altra parte né a Vienna, né a Roma, ma nella volontà politica delle parti interessate di giungere ad un vero compromesso. Vanno evitate misure che possano risultare divisive e che possano irrigidire gli attori al tavolo delle trattative. Un conflitto protratto nell'est dell'Ucraina non conviene a nessuno, né a Kiev, né a Mosca, né all'Europa: prima si maturerà la consapevolezza di ciò e prima si risolverà la crisi, rispristinando stabilità ed assicurando il rispetto dell'integrità territoriale, della sovranità e dell'indipendenza dell'Ucraina.  

— All'inizio di gennaio Lei ha annunciato che l'ex ministro degli Esteri Franco Frattini è stato nominato rappresentante speciale dell'OSCE per la Transnistria. Ha intenzione di discutere questo problema nell'ambito del suo prossimo viaggio, considerando che la Russia e l'Ucraina prendono parte nel ruolo di intermediari alle trattative sulla regolarizzazione della Transnistria nel formato 5+2? Quali passi concreti secondo Lei si potrebbero fare nel 2018 per risolvere questo conflitto protratto?

— Il negoziato per la stabilizzazione in Transnistria è promettente e nel 2017 ha fatto progressi positivi. Russia ed Ucraina vi collaborano in maniera costruttiva e questo è un elemento incoraggiante. Come Presidente di turno dell'OSCE ne parlerò sia con il Ministro Klimkin che con il Ministro Lavrov. Proprio perché sono convinto della rilevanza del dossier ho deciso di affidarne la gestione a Franco Frattini, la cui competenza ed esperienza in materia di politica internazionale sono indiscusse. Egli si prepara ad incontrare le parti ed i negoziatori per definire i prossimi passaggi negoziali, a partire dall'intesa possibile sulle targhe automobilistiche.

— Il 15 gennaio Vladimir Putin e Paolo Gentiloni hanno avuto una lunga conversazione telefonica, nel corso della quale tra l'altro è stata discussa la situazione in Libia. Secondo fonti di Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio italiano ha apprezzato il ruolo svolto dalla Russia nel quadro del Consiglio di Sicurezza dell'ONU sul dossier libico. Come vede Lei le prospettive di collaborazione tra Italia e Russia nella ricerca della soluzione politica della crisi libica?

— La recente lunga e amichevole conversazione tra il Presidente Gentiloni e il Presidente Putin sul dossier libico, e la grande consonanza di vedute che ancora una volta ne è emersa, sono la conferma di una visione comune, fondata sull'impegno per favorire una soluzione politica e pacifica alla crisi in Libia.  La nostra azione si basa, in particolare, sul sostegno all'azione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale Salame' e alle Istituzioni previste dall'Accordo Politico, che rappresenta la piattaforma istituzionale che deve condurre la Libia al verso la conclusione della transizione.

La discussione con Mosca sulla Libia è stata sempre ricca e fruttuosa, come dimostrano l'attenzione dell'Italia alla costante partecipazione russa a tutti gli appuntamenti di alto livello sul dossier libico e il ruolo positivo giocato da Mosca nell'assicurare una la solida coesione del Consiglio di Sicurezza su una questione che è centrale per la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo Centrale e dell'Italia.

Riteniamo che Il 2018 possa rappresentare l'anno conclusivo della lunga transizione in Libia, da raggiungere attraverso il processo elettorale, come previsto dal Piano d'Azione del Prof. Salame'. Siamo peraltro consapevoli che le sfide per arrivare a questo appuntamento sono molto numerose, e il forte e coeso sostegno della Comunità Internazionale, e in particolar modo di Roma e Mosca, sarà fondamentale.

Il confine del Niger
© AP Photo / Jerome Delay

— A gennaio la Camera dei deputati ha approvato l'avvio della nuova missione internazionale in Niger, dove saranno inviati 470 militari italiani. Precedentemente, Lei ha più volte parlato della necessità di investimenti massicci in Africa, anche in funzione della risoluzione del grave problema delle migrazioni. Come si combinano la strategia da Lei indicata e l'invio del contingente italiano in questo paese africano?

— Fra il 15 ed il 17 gennaio il Parlamento ha approvato la decisione del Consiglio dei Ministri di mettere a disposizione del Niger un contingente della consistenza massima di 470 unità, per l'addestramento e l'assistenza alla Forze armate nigerine impegnate nel contrasto al terrorismo e ai trafficanti illegali, incluso quello di esseri umani. L'effettiva consistenza del contingente sarà peraltro decisa di concerto con le autorità nigerine in base alle loro esigenze, per una presenza media che potrebbe aggirarsi intorno alle 250 unità.

L'Italia è lieta di poter fornire tale contributo, che è coerente con la nostra tradizionale attenzione verso il continente africano, politica rafforzatasi in misura considerevole negli ultimi anni. Il nostro approccio coniuga sicurezza e solidarietà, affinché sia garantita adeguata protezione ai migranti, specie dei più vulnerabili e al contempo per affrontare le cause profonde delle migrazioni. Abbiamo così aumentato i fondi per la cooperazione allo sviluppo, che ha destinato lo scorso anno al continente africano 180 milioni di euro; attraverso il Fondo Africa, sempre nel 2017, abbiamo messo a disposizione dei Paesi africani consistenti risorse per progetti volti a far leva sulle capacità di sviluppo locali nelle comunità più segnate dall'impatto del fenomeno migratorio.

E' lo stesso approccio che abbiamo promosso in sede europea, prima con il Migration Compact dell'aprile 2016 e poi con i progetti pilota indirizzati ad alcuni Paesi dell'Africa occidentale ed orientale. E, sempre al fine di intaccare le cause profonde delle migrazioni irregolari, abbiamo fortemente voluto il Piano Europeo degli Investimenti Esterni, che intende stimolare un flusso considerevole di investimenti essenzialmente privati verso vari settori dell'economia africana. Senza trascurare in alcun modo gli interventi per lo sviluppo, lavoriamo così anche al miglioramento delle condizioni di sicurezza, nella convinzione che non vi può essere sviluppo senza sicurezza.

— Onorevole Alfano, durante la sua ultima visita a Mosca, a novembre dello scorso anno, ha partecipato alla sessione del Consiglio italo-russo di cooperazione economica, industriale e finanziaria e, in quest'occasione, ha dichiarato l'intenzione di esercitare determinate pressioni politiche sui propri partner all'interno dell'Unione Europea. Vi sono progressi in questa direzione? Vede la possibilità di revoca delle sanzioni antirusse dell'UE in un futuro visibile?

— L'ho detto più volte e lo ribadisco. La durata delle sanzioni economiche è legata all'attuazione delle Intese di Minsk. Dobbiamo quindi lavorare per creare le condizioni per rimuovere le restrizioni. Non vi è altra opzione. Per nostra parte rimaniamo convinti che il rinnovo delle sanzioni non possa essere automatico, ma debba sempre seguire una approfondita discussione politica.  Non intravedo invece mutamenti sostanziali per le misure restrittive individuali e settoriali, che sono legate alla questione della Crimea, che rimane una ferita aperta nei rapporti con Mosca.  

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Intervista, crisi ucraina, OSCE, Angelino Alfano, Italia
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