09:37 30 Novembre 2020
Italia
URL abbreviato
Di
570
Seguici su

Il mostro del Forteto, Rodolfo Fiesoli, è finalmente in galera. Solo una piccola parte delle vittime, che hanno subito abusi e maltrattamenti nella setta del Mugello, otterrà i risarcimenti, perché negli anni i reati sono caduti in prescrizione. La vicenda, con molti fattori tuttora in sospeso, non è finita.

Giustizia è stata fatta, o quasi. L'arresto di Rodolfo Fiesoli, il capo della setta toscana Il forteto, è sicuramente un grosso passo in avanti nell'orribile storia durata troppi anni sotto gli occhi di tutti. Nella cooperativa del Mugello, per decenni pubblicizzata da diversi politici come "esempio" di comunità e di accoglienza, venivano perpetrati abusi sessuali e maltrattamenti sui minori.

Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione vittime del Forteto
© Foto : fornita da Sergio Pietracito
Sergio Pietracito, presidente dell’Associazione vittime del Forteto

Fiesoli, detto "il profeta" dovrà scontare in carcere 14 anni e 8 mesi, ma la prescrizione ha annullato la condanna agli altri imputati, compreso Luigi Goffredi, braccio destro del capo setta. Non arrivano le scuse da parte della cooperativa, tuttora attiva, nemmeno dallo Stato né dalle istituzioni, in primis il Tribunale dei minori, che per anni hanno affidato alla struttura minorenni. Com'è stato possibile tutto ciò? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Sergio Pietracito, presidente dell'Associazione Vittime del Forteto.

— Rodolfo Fiesoli arrestato, Sergio commentaci questa grande notizia.

— È un importante passo in avanti, perché la giustizia con i suoi tempi è arrivata ad un risultato e ha consolidato le verità che abbiamo portato al processo. Le vittime sono vittime, non sono presunte. È una soddisfazione, parliamo di un lavoro logorante di questi ultimi anni, non siamo stati creduti alla prima, soprattutto sul territorio. Speriamo che ora la gente non abbia più dubbi.

— I risarcimenti alle vittime sono stati confermati?

— Non abbiamo ancora il dispositivo in mano, però già si sa che tutti i risarcimenti sono stati confermati. Non c'era solo Fiesoli, gli imputati erano una decina. Con il dispositivo in mano potremmo dire se si tratta di un'assoluzione, al momento sembra che quasi tutti siano stati condannati a risarcire civilmente. Questo significa che le colpe sono state accertate, però penalmente tante persone non devono scontare nessuna pena, questo è un po'il problema della giustizia italiana. La prescrizione non si ferma neanche davanti all'inizio di un procedimento. Le prescrizioni sono arrivate fra il primo e il secondo grado, a quel punto vennero meno alcuni imputati, che all'inizio del processo erano venti più il Fiesoli. Ora penalmente parliamo solo del "profeta". Le vittime che si erano costituite verranno risarcite dai loro rispettivi aguzzini.

— Oltre ai reati prescritti quali altri punti in sospeso ci sono nella vicenda?

— La cooperativa, che ha sempre detto di non c'entrare niente, è condannata in solido con il risarcimento alle vittime. È bene ricordare che al processo è entrata una piccolissima parte delle vittime del Forteto, perché i reati sono stati prescritti. Per questo motivo l'Associazione continuerà in sede europea a chiedere giustizia per queste persone almeno da un punto di vista risarcitorio. Chiediamo giustizia e anche le scuse dallo Stato italiano nei confronti di decine e decine di vittime mandate in questa presunta struttura di accoglienza. Su questo non molleremo mai, perché il loro dolore non potrà mai essere colmato, ma almeno lo Stato prenda atto di aver sbagliato e faccia qualcosa. Questi bambini non dovevano essere messi al Forteto già dopo la sentenza dell'85 per reati specifici: il Fiesoli masturbava disabili alla presenza di minori.

Come ha potuto lo Stato, il Tribunale dei minori regalare tantissimi altri bambini? È una roba folle! Come minimo vogliamo le scuse dello Stato, facciano qualcosa per le persone rimaste fuori dal processo senza risarcimenti, ma che hanno passato al Forteto un quarto di secolo…

— Il problema non è solo Rodolfo Fiesoli, le colpe sono tante. Questa vicenda, iniziata oramai 40 anni, è anche politica. Molti politici sapevano tutto e non facevano niente, è ora che si faccia luce anche su di loro?

— Oltre alle questioni giudiziarie, bisogna fare piena luce sulle responsabilità politiche e istituzionali che ci sono state in questi 40 anni. Con la nuova legislatura torneremo all'attacco, a maggio di quest'anno in Senato era stato dato il via libera all'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare, alla Camera non è mai arrivata. Speriamo che con la nuova legislatura si riparta e ci siano i numeri per approvare l'inchiesta. Su questo siamo ottimisti, perché è ingiusto che alle vittime sia stata negata una vita per interessi politici o di altro tipo.

— La storia Forteto non finisce qui e la vostra lotta continua. Ci sentiremo ancora per gli aggiornamenti?

— Certo, la nostra lotta continua. La cooperativa di oggi ancora non ha il coraggio di chiedere scusa per le gestioni precedenti. Nell'assemblea dei soci della cooperativa la prevalenza è rappresentata da persone che erano al processo e da soci che erano falsi testimoni, membri della setta.

La vicenda non è finita, è probabile che a breve arrivino dei rinvii a giudizio per un altro processo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Setta Forteto, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook