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    Vesuvio

    Campi Flegrei, un super vulcano pronto ad esplodere?

    © Sputnik. V. Aleksandrov
    Italia
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    Tatiana Santi
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    I Campi Flegrei si trovano costantemente sotto osservazione e il livello di allerta rimane giallo, ma il vulcano starebbe entrando in una fase critica dovuta ai fenomeni sismici e al sollevamento del suolo. Campi Flegrei, un super vulcano pronto ad esplodere?

    I tre vulcani esplosivi Campi Flegrei, Vesuvio e Ischia formano la zona a più alto rischio vulcanico al mondo e il maggiore pericolo è caratterizzato soprattutto dall'elevata densità abitativa della regione. Un'eruzione in quest'area sarebbe devastante.

    Giovanni Chiodini
    © Foto: fornita da Giovanni Chiodini
    Giovanni Chiodini

    Sono sempre più numerosi i segnali di irrequietezza della zona flegrea, anche se prevedere le conseguenze esatte dei fenomeni sismici e dei bradisismi è tuttora impossibile. I Campi Flegrei e il Vesuvio sono "una bomba ad orologeria", ma esistono dei piani di evacuazione per gli abitanti della zona e che cos'è necessario per ottimizzare le ricerche in merito al super vulcano? Sputnik Italia ne ha parlato con Giovanni Chiodini, vulcanologo, dirigente di ricerca presso l'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

    — Professore Chiodini, qual è la situazione attuale dei Campi Flegrei e qual è il livello di attenzione ufficiale?

    — Il livello ufficiale di attenzione scientifica è di colore giallo, questo dopo il 2012, perché in quel periodo c'è stata un'accelerazione dei processi di deformazione del suolo dovuti ai terremoti e ai micro terremoti che si ripetono nella zona.

    Da qualche mese la situazione è più calma, il terreno si alza ad una velocità più bassa e la frequenza dei terremoti è un po'più bassa. Questo dice poco comunque, perché negli ultimi dieci anni si sono sempre alternati periodi di piccole accelerazioni con altri di maggiore quiete.

    Bandiera italiana
    © Fotolia/ Claudio Divizia

    — Quali sono i rischi relativi a quest'ampia zona?

    — In generale il problema è ben presente all'interno della comunità scientifica con diverse opinioni. Una settantina di anni fa è iniziata una crisi a lungo periodo dei Campi Flegrei, caratterizzata da momenti più critici, come per esempio nel caso del bradisismo del 1983 e 1984. All'epoca il terreno si sollevò di due metri in meno di due anni e ci furono 20 mila terremoti, furono evacuate 40 mila persone in quel momento da Pozzuoli. Per cui è un periodo generale di crisi. Secondo me la parte più critica si è spostata sulla parte superiore della caldera, concordano con me molti colleghi. Vi è un processo di riscaldamento delle rocce che fanno da copertura ai serbatoi magmatici. Potenzialmente il vulcano è molto pericoloso.

    Va detto che noi non conosciamo nessuna eruzione dei Campi Flegrei, l'ultima è stata 5 secoli fa. Fra l'altro la nostra non è una scienza esatta. Non avendo dati di riferimento, fare delle valutazioni di pericolosità è difficile. Magari la situazione abortisce e la soluzione della crisi non sarà un'eruzione.

    — Si parla spesso di Vesuvio, ultimamente al centro dell'attenzione ci sono i Campi Flegrei, che vengono definiti il vulcano più pericoloso d'Europa. Qual è il suo punto di vista?

    Bosco in fiamme (foto d'archivio)
    © AP Photo/ Andrew Kravchenko

    — Nel passato, 40 mila anni fa c'è stata un'eruzione enorme dei Campi Flegrei e nessuno si aspetta una cosa del genere per i prossimi anni. Il pericolo comunque consiste nel fatto che il vulcano ha le potenzialità di creare grosse eruzioni. La pericolosità di un vulcano è il prodotto fra la probabilità che ci sia un'eruzione e i danni che questa possa fare. Si dice che sia fra i vulcani più pericolosi perché la sua eruzione andrebbe ad investire un territorio fortemente abitato.

    — Nella peggiore delle ipotesi, cioè un'eruzione, che ne sarebbe di tutta la popolazione che vive nella zona? Esiste un piano di evacuazione?

    — Il piano esiste, è uno strumento che viene messo a punto in questo momento. Esiste da uno-due anni, io non ci lavoro però direttamente, immagino che continuino a lavorarci. Certo, se ci fosse un'eruzione dei Campi Flegrei l'unica alternativa sarebbe l'evacuazione, perché non esiste possibilità di difendersi.

    Se l'accelerazione della crisi dei Campi Flegrei dovesse continuare significa che ci saranno dei terremoti più forti e la cosa diventerebbe ancora più impellente e quindi verrebbero investite più risorse per migliorare il progetto che già esiste.

    — Dal suo punto di vista che cosa andrebbe fatto e migliorato per la sicurezza nella zona dei Campi Flegrei?

    — Io in questo senso mi sento un po'solo, anche se diversi colleghi mi danno ragione. Secondo me non è tanto il problema di mettere sismografi o più GPS per misurare con maggiori dettagli le deformazioni. Secondo me il problema è di ricerca, bisogna capire bene che cosa sta succedendo. Sono stati presentati diversi progetti di successo, ma riscontri sul territorio non ne abbiamo.

    A mio avviso servirebbe un grosso progetto, possibilmente internazionale, che coinvolga le migliori menti della vulcanologia. Il problema potrebbe diventare molto serio. È stata fatta una tomografia sismica dei Campi Flegrei a inizio anni 2000, secondo me sarebbe il caso di rifarla. Ovviamente è importante avere un ottimo sistema di sorveglianza, però in questo momento servono più i cervelli che strumenti, più cooperazione e più idee.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    Vulcano, Intervista, Italia
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