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    Merano, palazzo storico russo potrebbe diventare centro d’accoglienza migranti

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    Italia
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    Tatiana Santi
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    La storica tenuta di palazzo Zarenbrunn a Merano, lascito della duchessa russa Nadezhda Borodina, che ospita al suo interno la chiesa ortodossa di S. Nicola Taumaturgo, potrebbe diventare centro d'accoglienza per migranti. C'è chi dice no.

    Spuntik Italia ha recentemente pubblicato l'appello, firmato da più di venti personalità del mondo politico, imprenditoriale e del giornalismo italiano, contro la decisione della provincia di Bolzano di usare il Palazzo Zarenbrunn per l'accoglienza dei migranti in arrivo in Alto Adige.

    Non hanno tardato le proteste, sono numerose le personalità ad esprimere l'auspicio che Palazzo Zarenbrunn ritorni alla comunità russa. A tal proposito il primo a manifestare il proprio disappunto e a stilare un'interrogazione in merito è stato l'onorevole Giacomo Bezzi, capogruppo di Forza Italia del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige intervistato da Sputnik Italia.

    — Onorevole Bezzi, ci parli della sua interrogazione in merito alla Villa Zarenbrunn di Merano, dove dovrebbero essere ospitati dei migranti minorenni.

    — L'interrogazione è mirata a conoscere le motivazioni che hanno portato a questa scelta, che mi auguro sia provvisoria e che possa essere revocata. La Provincia autonoma di Bolzano e di Trento assieme formano il Consiglio Regionale, dal mio punto di vista, da consigliere regionale, l'operazione che vuole fare il presidente della Giunta provinciale di Bolzano è fuori luogo.

    Si tratta di un palazzo storico, lascito di una duchessa russa, all'interno vi si trova una chiesa ortodossa. Mi sembra inaccettabile che la Provincia di Bolzano possa solo pensare di mettere quell'edificio a disposizione dei migranti.

    — Secondo lei perché è stato scelto proprio questo palazzo storico e simbolico per la Regione?

    — È un errore grossolano, perché il territorio della provincia autonoma di Trento e Bolzano è amico della Russia, abbiamo tante relazioni anche commerciali che soffrono in questo momento. Noi esportiamo mele e vino, l'embargo non ci ha per niente aiutato, sono calate le nostre esportazioni. Al di là della questione commerciale, c'è da dire che il mondo cristiano e il mondo ortodosso sono vicini, non ha ragione che in un edificio con quelle caratteristiche anche dal punto di vista religioso vengano ospitate persone che sono di fede musulmana. È come un'offesa verso il popolo russo, che io come consigliere regionale, denuncio, è inaccettabile dal mio punto di vista.

    — Diverse personalità hanno firmato un documento per esprimere il proprio disaccordo. Si parla anche della creazione di un comitato, giusto?

    — Sì, mi auguro che non ci sia la necessità di arrivare ad un comitato e che il presidente della Provincia di Bolzano faccia retromarcia e cambi idea. Il fatto che diverse personalità del mondo della politica, del mondo economico e della cultura abbiano espresso forte preoccupazione dimostra che è stato un errore grossolano e inaccettabile. Credo che il presidente della Provincia sia al corrente di questa nostra protesta forte, mi auguro retroceda da questa iniziativa, altrimenti si passerà alla creazione del comitato, che a qual punto sarà di vitale importanza.

    — Qual è la sua proposta, lei dove accoglierebbe questo gruppo di migranti minorenni?

    — Ci sono tante ex caserme dello Stato Italiano dismesse, basterebbe che la Provincia di Bolzano si accordi con il Ministero. Io personalmente non sono così favorevole ad ospitare persone che non hanno i documenti e il visto di soggiorno, ovvero sia dei clandestini. L'80% dei migranti che arrivano in Italia non scappano dalle guerre, siamo disponibili ad ospitare le persone che fuggono da zone di conflitto e di disagio. I migranti economici l'Italia non può ospitarli tutti, vanno rimpatriati.

    — Ad ogni modo per questo gruppo di migranti un posto si può trovare senza toccare il Palazzo Zarenbrunn, no?

    — Sì, certo. La scelta del palazzo Zarenbrunn sembra un'offesa nei confronti della Russia. Con questa protesta vogliamo ribadire l'amicizia che ci lega al popolo russo. Mi auguro che questo edificio venga riportato in uso alle varie associazioni sul territorio, che possa essere luogo di incontro culturale, politico e anche economico. Dobbiamo riprendere con forza le attività commerciali che avevamo con la Russia.


    I firmatari dell'appello:

     

    • Luis Durnwalder, già Presidente della Provincia autonoma di Bolzano
    • Klaus Ladinser, già Vicesindaco di Bolzano
    • Cav. Rosario Alessandrello, Presidente della Camera di Commercio Italo-Russa
    • Alessandro Bertoldi, già Osservatore internazionale in Russia, Crimea e Donbass, opinionista per Sputnik e il Giornale
    • Stefano Scienza, editore Russia.it
    • Emilio Saponara, direttore ed editore de La Nostra Gazzetta (il giornale russo in Italia)
    • Andrey Pruss, direttore Centro russo Borodina Merano
    • Bernhard Kiem, Già console onorario della Federazione Russa a Bolzano
    • Alessandro Urzì, Consigliere regionale
    • On. Giacomo Bezzi, Consigliere regionale
    • On. Maurizio Fugatti, Consigliere regionale
    • Ulli Mair, Consigliere regionale
    • Irina Osipova, Presidente dell'associazione RIM Giovani Italo-Russi
    • Alessandro Musolino, già Osservatore internazionale in Russia, Crimea, Donbass e Ucraina
    • Andrea Maria Villotti, già Osservatore internazionale in Donbass, Direttore Istituto Friedman
    • Alessandro Sansoni, giornalista
    • Ennio Bordato, Presidente "Aiutateci a salvare i bambini onlus", Operatore onorario della clinica pediatrica RDKB e cittadino onorario di Beslan
    • Anna Semkina, redattore La Nostra Gazzetta
    • Irina Raskina, presidente Associazione culturale Italo russa Russky Klub
    • Carlo Vettori, Consigliere comunale Bolzano
    • Luigi Nevola, Consigliere comunale Bolzano, Presidente Associazione La Sentinella
    • Giorgio De Carlo, Direttore Istituto Quaeris
    • Giuseppe Scagliarini, presidente Associazione culturale "SENSi, linguaggi creativi"
    • Olga Juravlyova, Russian Quality, membro dell'UMI — Unione Monarchica Italiana 

     

    L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

    Tags:
    chiesa ortodossa, Migranti, Intervista, Italia, Russia
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