16:24 01 Giugno 2020
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Ad Aquileia il 2 luglio verrà inaugurata una mostra dedicata a Palmira, la prima in Europa dopo le distruzioni perpetrate ad uno dei siti archeologici più importanti al mondo. Palmira, ferita ma non distrutta, rivive ad Aquileia.

Il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia ospiterà dal 2 luglio al 3 ottobre la mostra "Volti di Palmira ad Aquileia", un'occasione importante per focalizzare l'attenzione sulle distruzioni che hanno colpito un patrimonio artistico mondiale e allo stesso tempo l'identità culturale siriana, ma anche europea ed italiana.

Sono ancora fresche nella mente le immagini riguardanti la fine brutale di Khaled al-Asaad, il direttore generale delle antichità di Palmira, decapitato ad agosto 2015 per essersi rifiutato di collaborare con i terroristi.

La conferenza stampa della mostra Volti di Palmira ad Aquileia
© Foto : fornita da Tatiana Santi
La conferenza stampa della mostra "Volti di Palmira ad Aquileia"

La mostra, che è stata presentata al Ministero dei Beni Culturali in presenza del Ministro Franceschini, raccoglie sedici pezzi originari di Palmira e otto da Aquileia, ponte verso Oriente dell'Impero Romano. L'esposizione sarà inoltre accompagnata da varie iniziative durante l'estate, fra cui anche una mostra con gli scatti del maestro Elio Ciol raffiguranti Palmira prima delle distruzioni.

Durante la conferenza stampa a Roma l'archeologo Paolo Matthiae, uno dei maggiori esperti al mondo, ha sottolineato che "Palmira resiste per il 70%, il 30% distrutto non è stato polverizzato, quindi potrà essere ricostruito, anche se si tratta di un lavoro molto complesso". La mostra su Palmira si inserisce nel percorso intrapreso nel 2015 dalla Fondazione Aquileia dedicato all'Archeologia ferita nelle aree colpite dalle violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista.

L'esposizione su Palmira a cura di Marta Novello e Cristiano Tucci è un'opportunità preziosa per prestare la dovuta attenzione al patrimonio artistico siriano ferito, un patrimonio che ha influenzato la nostra civiltà. Il danno artistico è riparabile, l'aspetto più preoccupante e imperdonabile sarebbe la perdita della memoria. Sputnik Italia, a margine della conferenza, ha intervistato l'Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia.

— Quando Palmira è stata barbaramente colpita dai terroristi, è stata colpito anche l'essere europei e italiani. Ambasciatore, possiamo dire che Palmira è una dimensione intima per l'umanità intera?

Antonio Zanardi Landi, Presidente della Fondazione Aquileia ed Ambasciatore d’Italia in Russia dal 2010 al 2013 ed inviato speciale di Sputnik Tatiana Santi
© Foto : di Tatiana Santi
Antonio Zanardi Landi, Presidente della Fondazione Aquileia ed Ambasciatore d’Italia in Russia dal 2010 al 2013 ed inviato speciale di Sputnik Tatiana Santi

— Questo ciclo di mostre, che abbiamo iniziato due anni fa con la mostra del Bardo e che vuol portare ad Aquileia pezzi provenienti da siti e musei attaccati dal terrorismo fondamentalista, ha proprio quest'obiettivo. Vogliamo far capire a chi verrà ad Aquileia, ai visitatori, ma anche ai lettori dei giornali, che il danno non è stato fatto all'identità degli iracheni e dei siriani, ma a un'identità molto più ampia, cioè quella mediterranea ed europea. Parliamo di una parte del patrimonio mondiale, non solo perché è stato certificato dall'Unesco, bensì perché da quella parte del mondo sono venuti elementi essenziali fondanti della nostra civiltà.

Per fare apprezzare questo fatto, ovvero sia che Palmira è il simbolo della distruzione del patrimonio culturale, abbiamo pensato ad una serie di manifestazioni collaterali, due conferenze di grandi archeologi, Paolo Matthiae e Morandi Bonacossi, che hanno lavorato in Siria e in Iraq. All'interno dell'Aquileia Film Festival vi saranno due film: la prima proiezione in Italia sottotitolata in italiano del film "Destruction of memory" di Tim Slade e il corto di Alberto Castellani "Quel giorno a Palmira". Presenteremo inoltre una mostra fotografica del maestro Elio Ciol, grande fotografo friulano, che ha fotografato Palmira vent'anni fa.

Nel corso dell'estate vi saranno tante iniziative e dibattiti. Lo scopo è cercare di far capire in profondità quanto grave è il danno. Sono cose che il pubblico sia russo sia italiano conoscono benissimo, tutti i nostri giornali hanno parlato di Palmira, ma il messaggio ricevuto è sempre superato da una pubblicità, una partita di calcio, da un dibattito di politica interna. Noi vorremmo con queste iniziative focalizzare l'attenzione del visitatore per almeno due tre ore, per far capire cos'è successo.

— Dopo la liberazione di Palmira nel'antico teatro romano ha avuto luogo un concerto diretto dal maestro Gergiev. Lì dove c'era la distruzione può esserci una rinascita. Qual è il ruolo della Russia in Siria e quale battaglia bisogna intraprendere per difendere questo immenso patrimonio?

— Il ruolo della Russia è un ruolo molto importante, su cui è difficile fare grandi commenti, è un ruolo politico, la Russia è presente sul terreno, è molto attiva in campo internazionale. Un'azione per il recupero di opere d'arte trafugate dall'Isis spero si potrà fare, a Roma al Colosseo qualche mese fa vi è stata una ricostruzione in 3d delle opere distrutte in Siria. L'archeologo Matthiae è grande sostenitore della ricostruzione.

La ricostruzione di opere d'arte si colloca in un quadro più ampio della distruzione della memoria. Le opere d'arte sono solo una parte, vi è anche la dispersione delle comunità cristiane, che non si possono ricostruire, la distruzione di comunità non cristiane come gli yazidi in Iraq. Parliamo dello scardinamento di ogni struttura sociale. Questi sono i danni veramente irreparabili, la perdita di memoria sociale e collettiva di un popolo.

  • Rilievo funerario con busto femminile Seconda metà II secolo d. C
    Rilievo funerario con busto femminile Seconda metà II secolo d. C
    © Foto : Gianluca Baronchelli
  • Lacerto con personificazione dellǯAfrica Seconda metà II secolo d.C.
    Lacerto con personificazione dellǯAfrica Seconda metà II secolo d.C.
    © Foto : Gianluca Baronchelli
  • Tessere palmirene I-III secolo d.C.
    Tessere palmirene I-III secolo d.C.
    © Foto : Gianluca Baronchelli
  • Lacerto con personificazione della Germania Seconda metà II secolo d.C.
    Lacerto con personificazione della Germania Seconda metà II secolo d.C.
    © Foto : Gianluca Baronchelli
  • Lacerto con personificazione della Mauretania Seconda metà II secolo d.C.
    Lacerto con personificazione della Mauretania Seconda metà II secolo d.C.
    © Foto : Gianluca Baronchelli
  • Stele con coppia di coniugi Fine I secolo a.C.
    Stele con coppia di coniugi Fine I secolo a.C.
    © Foto : Gianluca Baronchelli
  • Stele con coppia di coniugi Terzo quarto I secolo d.C.
    Stele con coppia di coniugi Terzo quarto I secolo d.C.
    Gianluca Baronchelli
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© Foto : Gianluca Baronchelli
Rilievo funerario con busto femminile Seconda metà II secolo d. C

— La mostra "Volti di Palmira ad Aquileia" porta in sé anche un messaggio politico. Le nazioni riusciranno ad unirsi per combattere Daesh e per difendere il patrimonio dell'umanità siriano?

— Speriamo, questa mostra vuole cercare, con tutti i limiti delle mostre, di rafforzare un movimento di opinione pubblica. Speriamo di fare capire ai nostri Paesi e ai nostri governi che è necessità assoluta aiutare i siriani e rendere possibile la convivenza nel Mediterraneo. Le mostre non cambiano la storia, non sono risolutive, ma vogliamo dare il nostro piccolo contributo e voi giornalisti ci aiutate in questo. I visitatori di Aquileia potranno essere 50 mila, quello che voi scrivete e mettete in onda ha la capacità di raggiungere molta più gente.


In ogni guerra vengono colpite non solo le persone, ma anche le opere d'arte. L'archeologo Paolo Matthiae a termine della conferenza ha spiegato a Sputnik Italia perché è importante difendere l'arte e la cultura:

"Pensare all'arte e alla cultura in zone di crisi è un vero e proprio dovere per i Paesi di grande cultura come l'Italia. Quando le crisi finiscono e le popolazioni iniziano ad assumere lentamente una vita normale è essenziale che non abbiano una vita dimezzata, cioè quando l'ambiente culturale non sia più quello di prima. Prendiamo la seconda Guerra Mondiale, se Dresda fosse rimasta un cumulo di macerie, i tedeschi del posto, ma anche tutto il popolo tedesco non si sarebbero sentiti più loro stessi. Un tedesco mi disse: immagina se ti fosse stata tolta metà di Firenze, tu capisci che a quel punto non sei più italiano. È essenziale che ci si rivolga al salvataggio delle vite umane, ma allo stesso tempo delle "pietre", perché sono parte integrante della nostra vita".


Salvare le opere d'arte in pericolo, ecco di cui si occupa il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Sputnik Italia ha scambiato un paio di battute con il Generale Fabrizio Parrulli, presente alla conferenza stampa al Mibact.

— Generale Parrulli, salvare vite umane, ma salvare anche le opere d'arte. Qual è l'importanza di questa missione?

Un'installazione del padiglione russo alla Biennale
© Foto : Padiglione Russo Biennale

— Salvare le vite umane è fondamentale, terminato il momento di salvataggio di vite umane, l'importante è salvare le opere d'arte, perché questo salvataggio rappresenta spesso e volentieri l'unico sistema per salvare l'identità di persone che restano senza nulla. Mi riferisco a quanto accaduto per esempio recentemente in Italia per il terremoto, dove dopo il momento molto doloroso del recupero di ciò che non era più in vita, abbiamo iniziato a recuperare gli unici oggetti che dimostrano un'appartenenza a una collettività. Rappresentano l'espressione umana più alta, quindi rappresentano noi.

— Quanto è importante in questo settore, per esempio nel salvataggio di Palmira, la cooperazione fra gli Stati?

— È estremamente importante, perché le opere d'arte, essendo beni mobili, sono spesso in giro in altri Paesi, non dove dovrebbero essere. È importante che anche le forze di polizia di altri Paesi, le strutture doganali e i Ministeri per i beni culturali collaborino in maniera molto forte per riportare le opere nei luoghi di origine, evitare la dispersione di questi beni.

— Inoltre le opere d'arte trafugate e poi vendute in rete rappresentano un importante finanziamento per Daesh, no?

— Oggigiorno l'utilizzo delle piattaforme informatiche è uno dei maggiori sistemi per trasferire da un Paese all'altro le opere, quelle archeologiche in particolare. La vendita di queste opere può finanziare anche organizzazioni criminali. Noi cerchiamo sempre di sensibilizzare le persone da questo punto di vista: bisogna essere molto attenti e comprare soltanto oggetti la cui provenienza è certa e certificata.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Arte, Intervista, Italia
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