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08:14 16 Settembre 2019
Un combattimento di scherma alle Olimpiadi di Rio

Il Maestro Giovannini: "Il vero sport resiste ai giochi malvagi dei politici"

© AFP 2019 / Kirill KUDRYAVTSEV
Italia
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Di Elena Kovalenko
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Lo sport paralimpico, nato come strumento di riabilitazione per i feriti in guerra, oggi continua la lunga tradizione di amicizia e solidarietà senza frontiere.

La scherma in carozzina venne ideata da sir Guttman subito dopo la seconda Guerra mondiale nell' ospedale da campo a Stoke Mandeville, dov'erano ricoverati i feriti da guerra. In Russia però la scherma in carozzina compare solo nel 2005, quando il Comitato esecutivo della Federazione di Scherma Russa crea la Comissione di Scherma Paralimpica con a capo la professoressa dell'Istituto Statale social-umanitario di Mosca (MGSGI) Elena Belkina. L'obiettivo era ambizioso, preparare in soli tre anni una squadra in grado di partecipare alle Paralimpiadi. A maggio la prima riunione operativa, a settembre sotto la guida della Belkina si allenano già 12 allievi tetraplegici. 

Elena Belkina, adesso presidente della Federazione Scherma Paralimpica Russa, ricorda come nel 2004 alle Paralimpiadi di Atene rimase impressionata dal trionfo di Andrea Alberto Pellegrini e del suo coach, Fabio Giovannini, a coronamento del loro stragrande lavoro comune.

Classe 1960, quando a Roma si disputò la prima Paralimpiade, Fabio Giovannini, è attualmente l'allenatore con più esperienza in campo internazionale, avendo festeggiato i 30 anni dalla prima convocazione con la Nazionale Italiana. 

Sputnik Italia ha raggiunto il Maestro  Giovannini per un'intervista.

 —  Maestro Giovannini, ricorda certamente  le Paralimpiadi 2004 ad Atene e la vittoria di Pellegrini. Che emozione aveva provato da allenatore di un campione paralimpico?

Un'emozione grandissima, non paragonabile ai numerosi titoli europei e mondiali gia vinti, avevamo lavorato tantissimo e c'era un feeling che andava oltre le pedane. Tuttavia ricordo che la cosa piu difficile fa la gestione dei giorni al villaggio di Atene, Andrea era gia una star, unico ad essere convocato anche per il basket: riuscii a tenerlo concentrato anche inpedendogli di partecipare alle gare di basket prima della gara di sciabola, ebbi ragione. E pensare che qundo lo passai dalla spade alla sciabola due anni prima faticai per fargli accettare la mia scelta! Durante la gara ricordo che tecnicamente l`incontro piu difficile fa quello per entrare nel semifinale, contro il fortissimo francese Cyril More,  poi dopo dovetti solo lavorare sulla concentrazione e la fiducia: "Pensa solo alla prossima stoccata" gli ripetevo in continuazione.

—  Adesso che i suoi allievi, atleti Paralimpici, hanno vinto decine di titoli italiani, mondiali e paralimpici, potrebbe ricordare anche i momenti meno vittoriosi? Quando alle Paralimpiadi di Pechino  Pellegrini  ha ottenuto solo la medaglia di bronzo superato dagli schermidori  cinesi, cosa gli diceva per motivarlo ad andar avanti e non mollare?

"La medaglia di bronzo di Pechino fu in realtà un successo, perche i cinesi vinsero praticamente tutte le gare di scherma e gli altri lottavano solo per il terzo posto.  Quel bronzo valeva oro. Ricordo altri momenti non vittoriosi, i quarti posti, ad esempio. Ma la delusione piu forte fu la sconfitta nella fase di gironi a Londra 2012 di Matteo Betti, arrivato a quella Paralimpiadi come primo nel ranking.

Molti mi dicevano di arrabbiarmi con lui. Io invece lo portai nello spogliatoio, lo abbracciai, lo convinsi del suo valore e lo costrinsi alle sette di sera a fare lezione di spade, per prepararsi psicologicamente alla gara che avrebbe avuto luogo la mattina seguente. Vinse quell bronzo, nella spada, l`arma che avevamo preparato meno.

Anche  Alessio Sarri era molto deluso a Rio, per non essere arrivato a medaglia nella sciabola, ma insieme, sempre guardando avanti, in due giorni abbiamo ripreparato il fioretto sfiorando il podio, (Alessio perse 15-14, da 14-11 in vantaggio, l'assalto per entrare nei quattro, purtroppo senza i miei consigli a fondo pedana, poiché tirava con un altro italiano, mio ex allievo, Marco Cima).

Sicuramente sono stato avantaggiato per essere il loro maestro, oltre che il CT, ma credo che sia fondamenale essere propositivi proprio dopo le sconfitte. E` li che atleta si fortifica: troppo facile abbracciarlo dopo la vittoria.

—  Lei che ha un'esperienza preziosa e vincente di allenamento della nazionale italiana, senza esitare ha dato una mano ai possibili rivali sportivi, i paralimpici russi.  Insieme alla coach russa Elena Belkina ha organizzato campus sportivi internazionali, i campionati giovanili di Scherma in Carozzina a Torino nel 2006, a Varsavia nel 2007 ed a Roma nel 2008, così come la Coppa del Mondo Giovanile a Varsavia nel 2009.  Perche?  Crede che per  promuovere questo sport bisogna allargare il numero di paesi partecipanti del Movimento paralimpico?

Certamente. L`ho fatto per spirito sportivo, ma sopratutto perche la promozione e' importante, anche se fa aumentare la concorrenza. Fa parte del gioco: con coach russa Elena Belkina ci siamo scontrati talvolta anche aspramente ma alla fine ci siamo sempre stretti la mano e talvolta abbracciati. Inoltre io non ho paura degli avversari forti, al contario penso che vincere senza di essi non abbia sapore.  Anzi proprio l`8 e 9 aprile sono stato in Slovenia per promuovere la scherma paralimpica in quel paese.

—  Il 10 marzo a Bonn all' incontro coi parlamentari russi l'IPC ha respinto le proposte per ammettere gli atleti russi alle gare delle Paralimpiadi del 2018. L'età sportiva è breve ed inizia da giovanissimi, come la sua allieva Bebe Vio, campione paralimpica, che la presidente della Federazione di Scherma Paralimpica Russa ha definito una ragazza eroica. Cosa consiglierebbe agli atleti russi per superare questi scontri politici? Come mantenere l`equilibrio e la riabilitazione non solo sportiva, ma anche umana?

Scrissi una mail di solidarietà alla Belkina: quello che è accaduto alla Russia è terribilmente ingiusto. Trovo inoltre inaccettabile che si sia punita la scherma paralimpica, del tutto esente da doping e, senza entrare nel merito, che le sanzioni siano state date solo per lo sport paralimpico. Ci vuole solo un persiero per andare avanti e mantenere motivazione ed equilibrio, sopratutto umano oltre che sportivo: concentrarsi sulla prossima gara e avere fiducia in se stesse e nel proprio team.

Il maestro Giovannini
© Foto : Federazione Italiana Scherma
Il maestro Giovannini

— Adesso nelle gare di  scherma in carozzina partecipano gli atleti di 35 Paesi, e il numero di Paesi aumenta sempre. Lei che è stato uno dei primi coach paralimpici sin dall`inizio del movimento ha lasciato  negli utimi tempi la Nazionale di Scherma Paralimpica italiana. La vedremo a maggio al Campionato Europeo Senior a Genova e magari anche ad allenare gli atleti di altre nazioni? 

Ad allenare  altre nazioni assolutamente si. Sono stato invitato dalla Francia ad uno stage della Nazionale di sciabola paralimpica, il 8 e 9 aprile sono stato in Slovenia a promuovere la scherma, ma sopratutto sono stato nominato recentemente CT della Nazionale paralimpica austriaca. Una sfida difficile che ho accettato consapevole di poter contribuire ad ottenere non solo risultati agonistici e sportivi ma anche promozionali. La scherma olimpica e paralimpica è la mia vita, dopo la mia famiglia, e ho numerosi motivi personali e sportivi per cercare esperienze all`estero.

​—  Lei considera la scherma "un ottimo lavoro dal punto di vista sociale per una categoria di persone che ne hanno realmente bisogno…". Proprio questi sono i principi dichiarati secoli fa da fondatore dalle Giochi Olimpici Baron de Coubertin. Crede che il giorno di oggi il Movimento Olimpico resiste ai giochi malvagi dei politici?

—  Resiste, ma è alle corde. Gli interessi economici promuovono sport (calcio, tennis), che non hanno bisogno della vetrina olimpica, a danno di altri sport, cosidetti minori, (come la scherma), che vivono grazie alle Olimpiadi. Purtroppo la caduta dei valori e la pressione dei social, (che spostano l'attenzione sull'immagine e non sulla sostanza delle cose), non risparmia neanche  lo sport.

Tags:
sport, Paralimpiadi, Italia, Russia
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