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    La NATO e quegli accordi segreti fra Italia e USA

    © AP Photo/ Virginia Mayo
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    Tatiana Santi
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    Come cambierà esattamente la NATO con la presidenza Trump è difficile dirlo, ma una cosa è certa: gli Stati Uniti non vogliono sobbarcarsi tutte le spese e gli alleati, compresa l’Italia, devono sborsare più soldi. Rimane ancora da capire però con quali obiettivi…

    Nel Comando NATO di Napoli ha preso il via il nuovo centro antiterrorismo dedicato alla raccolta di informazioni di intelligence con riferimento alle zone più a rischio sul fronte Sud dell'Alleanza. A cambiare quindi probabilmente sarà il focus della NATO da Est e la fatidica minaccia russa verso Sud e la minaccia del terrorismo islamico.

    Dal canto loro gli americani hanno rassicurato gli alleati: l'appoggio degli Stati Uniti alla NATO è fuori discussione, però Trump ha lanciato un messaggio chiaro in merito alle spese per l'Alleanza, ricordando che tutti gli alleati devono raggiungere la soglia prefissata del 2% del PIL.

    Ma come andranno spesi questi soldi e con quali scopi? Perché il governo italiano non sottopone mai ad un dibattito tutto ciò che riguarda la NATO? Molte risposte, evidentemente, potrebbero arrivare dagli accordi segreti fra Italia e Stati Uniti siglati 60 anni fa. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.

    Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
    © Foto: fornita da Mirko Molteni
    Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari

    — Qual è il significato del nuovo centro antiterrorismo della NATO a Napoli? Questo centro ribadisce il ruolo strategico dell'Italia per l'Alleanza Atlantica?

    — È importante che si crei un centro antiterrorismo all'interno del Comando NATO di Napoli, perché faccia da collettore di tutte le informazioni di intelligence provenienti dal Mediterraneo e dal Nord Africa. Innanzitutto bisogna arrivare alla stabilizzazione della Libia, che negli ultimi anni è certamente il problema principale dello scacchiere mediterraneo sia per i riflessi sul mercato petrolifero sia per le sue conseguenza in termini di immigrazione illegale in Europa.

    Questo nuovo centro antiterrorismo ad esempio potrebbe essere utile per coordinare gli sforzi contro il terrorismo in ambito NATO, tenendo conto del fatto che la Francia già è impegnata da oltre un paio d'anni con l'operazione Barkane nella zona di Sahel, in Niger e in Mali. La Francia vi è presente con 3 mila uomini, anche con dei droni, che sorvegliano il territorio e aiutano a combattere il jihadismo salafita, diffuso nella zona del Sahara. Recentemente inoltre nel Nord della Nigeria sono stati rapiti due occidentali, due tedeschi, di cui uno archeologo. Questo a riprova che tutta la zona sahariana e sub-sahariana riflette la sua instabilità sulla Libia che a sua volta crea problemi per l'Europa. Il centro di Napoli arriva ad hoc per meglio coordinare gli sforzi in questa direzione.

    — Gli Stati Uniti hanno lanciato un messaggio chiaro: tutti i Paesi NATO devono spendere di più e arrivare al famoso 2% del Pil, Italia compresa. Possiamo dire che la NATO anche con Trump è viva e vegeta, no?

    — La NATO c'è, Trump non ha mai detto che avrebbe voluto togliere la partecipazione degli Stati Uniti dall'Alleanza e tornare ad un vecchio isolazionismo come 80 anni fa. Gli americani sotto questo punto di vista, soprattutto il vice presidente Mike Pence, hanno tranquillizzato gli europei. Hanno fatto capire però che l'America da sola non può sobbarcarsi la maggior parte dei costi militari dell'Alleanza. Questo segnale del 2% potrebbe essere letto in vari modi.

    Da un lato potrebbe essere visto negativamente, perché la maggior parte dei Paesi sarà costretta presto o tardi a spendere di più per la propria Difesa. Dall'altro lato può anche voler dire che gli Stati Uniti in un certo senso, cercando di responsabilizzare di più gli alleati, cerchino anche di non far valere la loro egemonia in modo pesante com'è stato fatto finora. Anche Trump sa che gli Stati Uniti devono poi destreggiarsi fra l'Atlantico e il Pacifico, quindi non hanno abbastanza forze e soldi per poter essere la massima superpotenza su entrambi i versanti. Gli Stati Uniti in Europa tenderanno a delegare un po'di più la loro politica di Difesa senza però tirarsene fuori totalmente.

    — È possibile che con Trump però il focus della NATO si sposterà da Est verso Sud, dalla fatidica minaccia russa verso il Mediterraneo?

    — Sì, può essere un'opportunità in questo senso, teniamo conto anche che questo nuovo centro antiterrorismo nel comando NATO di Napoli, essendo molto rivolto ad attività di intelligence, potrebbe favorire trattative ufficiose fra Stati Uniti e Russia per quanto riguarda il futuro della Libia.

    La Russia è più vicina al governo di Tobruk, anziché al governo di Tripoli, sostenuto dall'Unione europea. Sono tutti canali al di fuori della diplomazia ufficiale che però possono essere utilizzati per prove di dialogo e per trovare una soluzione all'instabilità nel Nord Africa. Molti commentatori hanno visto questa nuova attenzione al fronte Sud come un'opportunità per confrontarsi in modo positivo con la Russia contro minacce comuni.

    — L'Italia spende somme importanti per la NATO, si prevedono per il futuro ulteriori spese per arrivare al 2%. A tuo avviso il governo dovrebbe essere più trasparente in questo contesto, discuterne di più nelle aule politiche, come chiedeva recentemente il Movimento 5 stelle in una proposta di legge, poi affossata?

    — Il problema delle spese militari e della partecipazione italiana alla NATO è complesso. Innanzitutto la partecipazione ad un'alleanza internazionale non può essere oggetto di referendum popolare. È una questione di politica estera molto difficile da dibattere nel momento in cui si pensi ad una rinegoziazione delle condizioni di appartenenza all'alleanza. In secondo luogo c'è da dire che al giorno d'oggi le spese militari sono uno dei capitoli che più impegnano il governo nel lungo periodo, perché gli armamenti di oggi richiedono molti anni di sviluppo. Prendiamo il caso degli F35, un programma militare che costa parecchio e che necessita di tempi lunghi. La partecipazione a questo programma decisa alcuni anni fa vincola l'Italia per molti anni a venire.

    Si potrebbe pensare ad una graduale desecretazione di documenti firmati ancora all'epoca della guerra fredda, i primi trattati fra l'Italia e gli Stati Uniti alla fine degli anni '40-'50, quando il nostro Paese entrò nella NATO. Nonostante siano passati 60 anni ed essendo la NATO un'alleanza tuttora operante, i documenti risalenti a decenni fa, in cui alcune condizioni di appartenenza alla NATO sono segrete, non possono essere ancora rivelati. Forse saranno rivelati fra 20-30 anni. Perché questi documenti vengano desecretati dovrebbero cambiare molte condizioni politiche oggi. Finché la NATO rimane la medesima alleanza di 60 anni fa, le condizioni di base dei suoi trattati rimangono le stesse…     

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    governo, Spese militari, Partecipazione, NATO, USA, Italia
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