03:17 25 Maggio 2017
    Anna Tuv a Milano

    Le bombe di Kiev le tolsero la mano, la solidarietà degli italiani gliel'ha ridata

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    Eliseo Bertolasi
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    Era il 26 maggio del 2015, quando un sibilo e un istante dopo una bomba lanciata dall'esercito ucraino metteva fine alla vita pacifica di Anna Tuv, una giovane mamma di Gorlovka, Donetsk. Sotto quella bomba Anna perdeva il marito, una figlioletta di undici anni, la casa, oltre al suo braccio sinistro irrimediabilmente frantumato dall'esplosione.

    Grazie al buon cuore di molti italiani, ora Anna è in Italia per l'impianto della nuova protesi mioelettrica ed a Sputnik Italia esprime i suoi ringraziamenti.

    — Anna finalmente sei in Italia. Come ci sei riuscita?

    — Sono molto felice per essere in Italia. Era il mio sogno più grande che si è realizzato dopo un anno di tentativi. Non potevo partire per l'Italia per le difficoltà con i documenti. Non potevo recarmi in Ucraina per ottenere i documenti per l'espatrio per il fatto che là sono perseguitata per motivi politici. Ho presentato una denuncia al tribunale di Strasburgo: il governo ucraino, di fatto, con armi vietate e con un'azione militare illecita ha distrutto la mia famiglia, ha tentato di uccidermi, mi ha ferito gravemente con i miei bambini. Ora io, in Ucraina, non mi posso più recare, per questo è stato difficile arrivare da voi. 

    Mi ha aiutato Ennio Bordato presidente dell'Associazione "Aiutateci a Salvare i Bambini" che si è rivolto a molte istituzioni internazionali senza alcun risultato fino a che, grazie all'Ambasciata Russa di Roma, ho potuto ottenere nuovi documenti da parte della Federazione Russa con lo status di rifugiato.

    Purtroppo da parte dell'Ucraina, nessuno mi ha mai telefonato, né mi ha mai espresso il suo dispiacere, il governo ucraino non mi ha aiutato per la protesi. Al contrario, i fondi per la protesi sono stati raccolti da tanti italiani, grazie ai quali ora mi trovo qui per l'impianto di una protesi mioelettrica in uno dei migliori centri europei, il centro INAIL di Budrio.In Italia sono arrivata con la mia mamma e con i miei due bambini piccoli. Siamo molto felici, presto riavrò una buona qualità di vita, potrò di nuovo riabbracciare i miei bambini con entrambe le braccia, potrò lavorare e mantenere la mia famiglia..

    Sono sola, ora sono l'unico genitore dei miei bambini. Ecco perché, per me, è una grande vittoria essere qui. Voglio esprimere i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che hanno preso parte a questa raccolta fondi per il soggiorno, per l'ospedale, per la protesi. Ringrazio di cuore anche chi ha raccontato la mia tragedia affinché, conoscendola, molte persone potessero poi aiutarmi.

    — Immagino che dentro di te questo dolore non avrà mai fine. Cosa maggiormente ti ha fatto soffrire dopo la tragedia?

    — La mia perdita è un vuoto che non potrò mai colmare. Perdere un marito, una figlia.. È un dolore che non passerà mai! È impossibile descrivere a parole questa sofferenza. Ma questo dolore non mi ha schiacciato, lavoro molto per tentare d'aiutare quelle persone che in egual modo hanno sofferto. Insieme possiamo superare la guerra e ottenere la pace. Nessuno degli abitanti del Donbass vuole questa guerra. Ogni persona sogna la pace.

    Anna Tuv con la nuova protesi ricevuta al centro INAIL di Budrio
    © Foto: Foto fornita da Anna Tuv
    Anna Tuv con la nuova protesi ricevuta al centro INAIL di Budrio

    Per me certamente è molto doloroso, non è giusto, vedere che dalla parte ucraina ci sono persone che invece non lo vogliono. Noi facciamo tentativi di tregua ma ci considerano alla stregua di animali e ci dicono che noi dovremmo essere "soggetti da eliminare". Sui social, più di una volta, dopo il trauma e la perdita del braccio, dopo la perdita di mia figlia undicenne, della casa e di mio marito, dopo che la giunta di Kiev a colpi di artiglieria ha distrutto tutta la mia vita, mi sono accorta che, tristemente, invece di ricevere supporto da parte degli ucraini ho ricevuto insulti indirizzati sia a me, che alla mia figlioletta uccisa. Nemmeno una goccia di compassione. Questo è un grande dolore. Vorrei che le persone non fossero più zombi. Che le persone fossero consapevoli che vengono usate, che non siano solo marionette nelle mani del potere ucraino venduto e traditore del suo popolo, che da ordini per il suo genocidio. Noi vivevamo tutti in pace e in armonia, non ci ammazzavamo l'un l'altro.

    — Dove vivi ora?

    — Ora vivo in Russia. La mia casa a Gorlovka è stata distrutta e non può nemmeno essere ristrutturata. Nell'ultimo anno con i miei due bambini ho vissuto a Donetsk. Dove, anche li, sono finita di nuovo sotto i colpi dell'artiglieria.

    — Com'è la situazione ora a Gorlovka? Hai notizie da parte di amici o conoscenti?

    — Si, ho molte notizie. Le persone vivono nel panico 24 ore su 24. Mi scrivono con le lacrime e mi dicono che sparano di giorno e di notte. Sono terrorizzati a vivere, a uscire per recarsi al lavoro. La maggior parte trova rifugio negli scantinati. Negli ultimi giorni la situazione si è trasformata in un inferno. Semplicemente un inferno sulla Terra. Tutti mi scrivono e mi chiedono di diffondere al massimo alle persone che vivono in Europa ciò che sta succedendo nel Donbass poiché l'informazione è poca. Quotidianamente i quartieri civili sono sottoposti ai tiri dell'artiglieria, i tank si trovano in Avdeevka. I minatori sono bloccati nelle miniere e non riescono a uscire. Personalmente conosco un gruppo di 34 persone, di cui 14 sono bambini sotto i sei anni, che vivono costantemente nei sotterranei. Questo gruppo vive a Màrinka. Le persone hanno abbandonato le loro case e sono scesi nei sotterranei con animali, cani, gatti perché non possono vivere costantemente sotto il fuoco incrociato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Aiuti al Donbass, Milano, Donbass, Italia, Russia
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