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03:00 25 Agosto 2019
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2017, l’anno di svolta per l’Italia?

© Sputnik . Ilya Pitalev
Italia
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Tatiana Santi
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Il 2017 è alle porte e si preannuncia come un anno pieno di appuntamenti internazionali importanti per l’Italia, dalla presidenza del G7 all’ingresso nel Consiglio di Sicurezza ONU. È giunto il momento di farsi sentire e far valere i propri interessi. 2017, l’anno di svolta per l’Italia?

In un contesto geopolitico sempre più instabile, si spalanca un anno speciale per la politica estera italiana. La questione libica, il proprio ruolo nel Mediterraneo, i rapporti con Trump e la Russia, il problema dell'immigrazione, sono solo alcune delle sfide che ha di fronte a sé l'Italia di Gentiloni.

Daniele Scalea
© Foto : fornita da Daniele Scalea
Daniele Scalea
L'Italia riuscirà a far valere i propri interessi e farsi sentire sull'arena internazionale? Sputnik Italia ne ha parlato con Daniele Scalea, direttore generale dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienza Ausiliarie (l'IsAG).

— Il 2017 sarà un anno speciale per la politica estera italiana, visti tutti gli appuntamenti internazionali. Daniele, possiamo dire che sarà anche una sfida da un un altro punto di vista?

— Stare in tutti questi consessi internazionali, talvolta in posizioni di dirigenza, significa poter seguire più strettamente l'agenda e in parte anche definire l'agenda. Non basta stare seduti lì però, ci vuole una serie di altri elementi, che sono la capacità di formulare l'agenda, la credibilità, la capacità di trovare alleati che la sostengano la nuova agenda. L'Italia negli anni passati ha già avuto posizioni di preminenza, però spesso questi ruoli sono stati gestiti più come una forma simbolica e non per spingere verso delle azioni concrete.

Ora, l'Italia avrebbe sicuramente diversi punti interessanti su cui lavorare, è sempre vero però che il dibattito fra gli addetti ai lavori sulle prossime incombenze internazionali non è stato vivace. In Italia si è parlato molto poco di questo, non troviamo spesso il tema su cosa dovrà fare l'Italia in queste posizioni. Forse è un indice del fatto che queste posizioni non siano state prese così seriamente. Lo scopriremo nel corso dell'anno.

— Fra i diversi appuntamenti ricorrerà anche il 60-simo anniversario dei Trattati di Roma. Quest'anno sarà un'occasione per l'Italia per riconfermare il proprio ruolo in Europa e nel Mediterraneo?

— In Europa l'Italia è tradizionalmente debole e soprattutto in questi anni per motivi finanziario-economici. Negli ultimi tempi abbiamo litigato con parecchi Stati in Europa, non c'è più la possibilità di appoggiarsi ai britannici per controbilanciare la posizione tedesca per esempio. Abbiamo litigato con molti Paesi del fronte orientale sulla questione dei migranti. Anche gli Stati dell'Europa occidentale ci chiudono i confini. Nel contesto economico ci sono stati scontri abbastanza forti con la linea tedesca. Tutto ciò complica la possibilità di dettare un'agenda all'interno dell'Europa.

La Libia è tra i principali punti dell'agenda italiana, Gentiloni a questo proposito si è speso molto da Ministro degli Esteri. Il nuovo Ministro degli Esteri Alfano non è una persona con grande esperienza in questo campo, non vediamo da parte di Alfano una precisa linea e un'agenda da mandare avanti. È probabile che molti punti verranno fissati dallo stesso Gentiloni. L'Italia ha appoggiato il governo di accordo nazionale di Serraj ed è stata un'iniziativa di parziale successo, le quotazioni di Haftar stanno crescendo moltissimo. Ci sono voci insistenti sul fatto che i russi potrebbero puntare più fortemente su Haftar, perché finora erano rimasti un po'estranei. Non sappiamo ancora inoltre quale sarà la posizione degli Stati Uniti sulla Libia.

— A fronte di una politica interna molto dinamica, in politica estera l'Italia non ha fatto sempre valere i propri interessi, vedi la Libia e le sanzioni alla Russia. Il 2017 può essere un anno di svolta da questo punto di vista?

— Penso di no. L'Italia tradizionalmente ha sempre avuto la tendenza a non prendere forti posizioni anche sul piano europeo, questo per lavorare a favore dell'integrazione, anche facendo grandi sacrifici contro i propri interessi. Quindi ha seguito l'agenda degli altri aderendovi poi in maniera entusiasta.

Negli ultimi anni soprattutto con il governo Renzi abbiamo visto l'Italia chiedere più fortemente che venissero seguite le proprie posizioni. Questo passaggio però è stato parziale, piuttosto a livello retorico che fattuale. L'Italia è stata molto "vocale" sul non rinnovare le sanzioni alla Russia, ma quando si arrivava a votare l'Italia ha sempre votato a favore delle misure restrittive antirusse.

Un altro esempio è la Libia: l'Italia ha da tempo rivendicato la leadership, gli Stati Uniti, la Francia hanno riconosciuto questa posizione. Poi si è parlato di una missione militare internazionale a guida italiana, quando si è arrivati al dunque, è stato fatto un bel lavoro diplomatico a favore di Serraj. A livello di intervento militare però l'Italia in Libia ha fatto poco o nulla. Allo stesso tempo altri Paesi sono stati molto attivi, gli Stati Uniti e la Francia, la quale si è comportata in modo ambiguo, perché ha perseguito i propri interessi nazionali, anche a sostegno di Haftar.

Dare un seguito materiale alle proprie parole richiede sforzi, rischi e denaro. Questa volontà non c'è stata da parte dell'Italia. Questo si paga poi in termini di incisività in politica estera.

— Secondo te ora che alla guida degli Stati Uniti ci sarà Trump, l'Italia guiderà il G7, è giunto il momento buono per riallacciare i rapporti con la Russia? L'Italia potrebbe fare da mediatore?

Bandiere dei Paesi membri del G7
© AFP 2019 / KARL-JOSEF HILDENBRAND

— L'Italia ha espresso più volte la volontà di fare da ponte. Con Berlusconi questa volontà contò come un facilitatore dei rapporti fra Stati Uniti e la Russia. Oggi invece possiamo intravedere che il partner occidentale con cui Putin avrà un rapporto più stretto è Trump. Non c'è più il bisogno che gli europei facciano da mediatori, al contrario in Europa si trovano quei Paesi che vogliono mantenere la tensione con la Russia.

— A fronte di una Germania e una Francia più ostili, l'Italia potrebbe essere quell'anello mancante fra Russia e Europa?

— Io credo che il riavvicinamento americano russo procederà da sé. In Europa potrebbe esserci resistenza, ora che l'Italia possa beneficiarne facendo il Paese più filo americano non direi. Credo che questo scenario non possa verificarsi adesso, perché la distanza fra l'amministrazione Trump e il governo in Italia è troppo forte, una distanza che vediamo con tutti i Paesi dell'Europa occidentale.

Ciò non significa che i rapporti saranno necessariamente tesi, ma non vedo la possibilità per l'Italia di far nessun tipo di asse con Trump. Ci sono più probabilità che l'Italia governata dal PD faccia lega con la Germania della Merkel, piuttosto che con gli Stati Uniti di Trump.

— I rapporti fra Italia e Russia come evolveranno secondo te nel 2017?

Il teatro Bolshoi
© Foto : fornita da Valerio Festi

— I rapporti italo-russi saranno sempre positivi nei limiti e nei modi in cui lo sono sempre stati. Ci sono degli episodi in cui siamo in disaccordo, vedi la Siria, dove l'Italia era decisamente anti Assad. Abbiamo visto comunque la volontà dell'Italia ad avere rapporti positivi in generale con la Russia, un sentimento ricambiato da Mosca. L'Italia sarà felice, quanto meno, del fatto che i rapporti fra Stati Uniti e Russia miglioreranno, vorrà dire che lo spettro delle sanzioni potrebbe allontanarsi.  In tutto questo non vedo l'Italia che avrà un ruolo da protagonista, andrà al traino, sarà felice di questa evoluzione, ma non potrà fare più di tanto.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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sanzioni antirusse, Politica Italiana, Sanzioni contro la Russia, Relazioni Russia-Italia, Relazioni con la Russia, G7, Donald Trump, Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, UE, Libia, USA, Russia, Italia
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