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    Il leader del Movemento 5 stelle Beppe Grillo

    Il Movimento 5 stelle si prepara a governare

    © AFP 2017/ Filippo Monteforte
    Italia
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    Tatiana Santi
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    Dopo la vittoria del No al referendum costituzionale, che si è rivelato un voto politico a tutti gli effetti, i 5 stelle non perdono tempo. Il movimento di Beppe Grillo inizia a stilare il proprio programma e lancia un appello: elezioni subito. Il Movimento 5 stelle si prepara a governare.

    Il "no" che hanno detto gli italiani al referendum costituzionale ha messo in moto i partiti d'opposizione. Il Movimento 5 stelle infatti, pur criticando l'Italicum, punta sulle elezioni da svolgere il più presto possibile. Anche il leader della Lega Matteo Salvini accelera perché si vada subito al voto.

    Dal suo blog Beppe Grillo ha già annunciato i primi punti del programma del Movimento, ponendo l'accento sull'energia del futuro e le rinnovabili. Nei prossimi giorni si passerà al voto on-line sul programma e la squadra di governo pentastellato.

    Fabio Massimo Castaldo
    © Foto: fornita dall'Ufficio Stampa di Fabio Massimo Castaldo
    Fabio Massimo Castaldo
    Ebbene, il Movimento 5 stelle è pronto a governare? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Fabio Massimo Castaldo, portavoce del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo.

    — Fabio Massimo, come avete reagito ai risultati del referendum?

    — Ovviamente c'è grande soddisfazione, perché la consideriamo una vittoria degli italiani sopra le pressioni ingiustificate e assurde che sono state esercitate dall'ex presidente americano Obama, da Moscovici, dalla JP Morgan, dalle lobby finanziarie italiane e internazionali. Queste forze volevano in qualche modo coartare le volontà degli elettori, utilizzando lo spauracchio della crisi dei mercati finanziari e delle banche, che peraltro non si è verificata, contrariamente a quello che avevano detto Matteo Renzi e molti analisti.

    Il popolo italiano ha partecipato massicciamente a questo referendum, la volontà di Renzi di trasformare il voto in un plebiscito si è ritorta automaticamente contro di lui. Per questo motivo abbiamo ritenuto le dimissioni presentate da Renzi un atto doveroso. Ora aspettiamo di vedere quali saranno le prossime mosse del Partito Democratico. Abbiamo chiesto con vigore e con forza che si torni quanto prima alle elezioni, che si intervenga per correggere gli errori di questa Legge elettorale.

    — Per voi quindi l'ipotesi migliore è che si svolgano al più presto le elezioni o almeno che si renda possibile il voto, perché al momento la Legge elettorale non lo permette?

    — Si potrebbero correggere le eventuali norme anticostituzionali dell'Italicum se la Corte si pronuncerà in tal senso. Effettuate le modifiche, quanto più veloci possibili, bisogna tornare alle urne, perché siamo già a tre governi che non sono espressione di una maggioranza direttamente scelta dai cittadini. Vengono stravolte quelle che erano le premesse e le promesse della campagna elettorale, prima con Monti, poi con Letta e infine con Renzi. È veramente troppo per quanto riguarda il nostro Paese.

    Dal nostro punto di vista è vero che questa legge elettorale non ci piace e continuiamo a criticarla. È vero anche che abbiamo un clima di legittima sfiducia nei confronti dell'attuale arco parlamentare, visto che gli stessi soggetti, membri dei partiti presenti alla Camera e al Senato non hanno mai voluto ascoltare le nostre proposte. Non capiamo perché adesso dovrebbero cambiare atteggiamento. Che si torni al più presto a nuove elezioni e che ci sia un Parlamento eletto con una legge non anticostituzionale. Speriamo si arrivi alla legge più inclusiva e rappresentativa possibile.

    — I prossimi giorni si voterà on-line sul vostro programma di governo. Siete pronti a governare?

    — Assolutamente sì, vogliamo portare avanti un processo partecipato, condiviso nei confronti della nostra base. Vogliamo che il nostro programma porti avanti tante buone idee, ma vogliamo che lo faccia in modo condiviso con la nostra base.

    Siamo pronti, ci stiamo organizzando, presenteremo una grande squadra che vada a far convergere i migliori talenti di questo Paese, la sfida non ci fa paura. Più volte ci è stato detto che saremmo esplosi, che eravamo solo un movimento di protesta, che non saremmo riusciti a raggiugere certe percentuali. Abbiamo sempre e puntualmente smentito i nostri detrattori e adesso ci avviciniamo alla prova più difficile, ma non ci sottrarremo e faremo il nostro meglio per presentarci con una grande squadra e un grande progetto davanti al banco elettorale.

    — Il programma lo presenterete più avanti, ma a grandi linee potresti delinearci la vostra politica nei confronti della Russia?

    — Senz'altro interpretando quello che finora era stato espresso dalla nostra base, vogliamo iscriverci in un solco di continuità. Continueremo a farci fautori in politica estera di un clima di distensione e di dialogo che sinora è stato espresso solo a parole, non nei fatti. Cercheremo di ergerci ancora di più a mediatori, cercheremo di avere un approccio pragmatico da un lato, ma anche molto più dialogante e conciliante dall'altro. Cercheremo di mitigare quella che è la posizione estremamente intransigente assunta finora nelle sedi europee, che verrà smentita probabilmente anche dalla nuova amministrazione statunitense.

    Pur venendo da esperienze molto diverse da quelle di Trump, se questo dovesse essere l'atteggiamento nei confronti della Russia, cercheremo di sostenerlo e di promuoverlo, non certo di ostacolarlo, come vorrebbero altri governi europei.

    Per quanto riguarda i rapporti con la Russia, è cosa nota che vogliamo ergerci a mediatori e lo faremo in un modo serio e concreto a differenza di quanto abbiamo visto nell'amministrazione Renzi che si è smentita più volte. Questo sia sul tema delle sanzioni, ma anche su molti altri dossier particolarmente importanti.

    — La vostra politica all'interno dell'Unione europea?

    — Per quanto riguarda l'atteggiamento in Europa, noi siamo fautori di una linea anti austerity senza se e senza ma. Una linea che non esita a criticare l'attuale assetto dell'eurozona, che consideriamo non adatto a regolare le esigenze, che sono espressione del nostro Paese, così come quello dei Paesi mediterranei. È chiaro che bisognerà capire quale orientamento assumeranno i nuovi governi. Il 2017 sarà un anno cruciale, perché avremo le elezioni francesi, olandesi e forse ci saranno anche quelle italiane. Ci potrebbe essere un grande rimescolamento, è chiaro a tutti che la situazione attuale è insostenibile.

    C'è bisogno di una riforma profonda, chi manterrà lo status quo si assumerà la responsabilità di condurre l'Unione europea all'implosione. Questo rischio non è impossibile oggi come oggi, visto le crisi attuali e la mancanza di un'agenda e una visione unitarie. Si parla ormai di una guerra fra bande, fra differenti raggruppamenti di Stati, che perseguono interessi e finalità anche molto divergenti.

    Panorama di Roma, Italia.
    © Sputnik. Alexander Vilf
    L'interesse dei Paesi mediterranei è stato molto spesso schiacciato, utilizzando come ricatto l'esposizione debitoria e la mancanza di riforme incisive, che non sono di certo le riforme strutturali che vorrebbero imporci certi Paesi. Noi riteniamo fondamentali le riforme legate alla lotta contro la corruzione, riforme per la trasparenza, vorremmo migliorare l'efficacia della macchina amministrativa, rivedere la giustizia, garantendo tempi certi e mezzi adeguati.

    Il governo Renzi si è dimostrato finalizzato al perseguimento del monopolio sul partito dell'ormai ex presidente del consiglio, assoggettando l'intera agenda politica alla campagna referendaria. Noi vogliamo che l'agenda torni ad occuparsi dei veri temi che vogliono gli italiani, in primis la disoccupazione, che è galoppante, specie quella giovanile. Non ci accontenteremo di bivaccare com'è stato fatto dal governo finora.

    — Qual è la posizione del Movimento nei rapporti con gli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda il TTIP?

    — Il Movimento 5 stelle ha sempre ribadito di essere contro questi grandi accordi di libero commercio che vanno ad incrinare determinati aspetti fondamentali della statualità. Penso al monopolio della giustizia, la quale verrebbe delegata nel caso del TTIP, a delle corti arbitrali che, per quanto di nomina pubblica, sarebbero incapaci di fornire le stesse garanzie che fornisce la magistratura primaria.

    Rigettiamo le proposte che fanno parte della dottrina Obamiana, che voleva portare il TTIP al centro del commercio mondiale. Siamo convinti che sia fondamentale un approccio più orientato alla creazione di posti di lavoro, noi vogliamo difendere le piccole e medie imprese italiane. Con il Movimento 5 stelle al governo il TTIP non verrà mai ratificato.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    rapporti con la Russia, TTIP, Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP), Italicum, Referendum costituzionale in Italia, M5S, Donald Trump, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Fabio Massimo Castaldo, UE, Russia, Italia
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