06:01 26 Aprile 2017
    Sergio Zanotti

    Liberate Sergio Zanotti (se veramente lo avete rapito)

    © Foto: screenshot Youtube
    Italia
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    Si infittisce il mistero sulla scomparsa dell'imprenditore italiano Sergio Zanotti, 56 anni, sequestrato in Siria da un gruppo di sedicenti (o reali?) terroristi e del quale si sa ancora poco.

    Sputnik Italia ha ricevuto una copia della conversazione avvenuta via Facebook, tra tale Almed Medi e l'agenzia di notizia russa News Front, che di fatto ha reso pubblica la vicenda.

    Da quello che riportano diversi media italiani, Sergio Zanotti è approdato in Turchia a metà aprile per ragioni d'affari. Come si siano perse le sue tracce e come sia finito in Siria, non è stato reso noto. Il video è datato 15 novembre (così c'è scritto sul foglio di carta che regge in mano il Zanotti) ed il sequestrato dichiara di essere in ostaggio da sette mesi.

    Il video è stato ricevuto da News Front il 22 novembre e pubblicato immediatamente, ma la notizia sui media italiani è stata pubblicata soltanto una settimana dopo, il 29 novembre, 15 giorni dopo la registrazione, quando — forse — qualcosa potrebbe già essere cambiato per la sorte di Zanotti.

    Dopo aver ricevuto la conferma della pubblicazione alla domanda su cosa debba fare il governo italiano per contattare i sequestratori e che cosa chiedano questi ultimi, Almed Medi — precedentemente rivelatosi come Abu Jihad, responsabile dei prigionieri europei — taglia corto:

    "Il governo italiano ci troverà. Il vostro dovere è solo pubblicare il video"

    Video, a cui, come lascia intendere l'interlocutore siriano, potrebbe seguirne un altro, di macabra natura:

    "Probabilmente vedremo presto un altro video senza la sua testa"

    Beninteso, qualora il governo italiano non faccia nulla per liberare l'ostaggio.

    Nella conversazione non si accenna ad un eventuale riscatto, ed anzi, Abu Jihad dichiara di aver diffuso questo video perchè desidera "aiutare questa persona", motivo per cui lascia intendere a News Front di non aver bisogno di nessun compenso in denaro, anche se "i media solitamente per questi video pagano 100 000 euro".

    • La conversazione fra il sedicente jihaidista e News Front
      La conversazione fra il sedicente jihaidista e News Front
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    • La conversazione fra il sedicente jihaidista e News Front
      La conversazione fra il sedicente jihaidista e News Front
      © Foto: fornita da News Front
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      La conversazione fra il sedicente jihaidista e News Front
      © Foto: foto fornita da News Front
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    La conversazione fra il sedicente jihaidista e News Front

    Sputnik Italia ha raggiunto Konstantin Knyrik, direttore di Newsfront, per chiedere un resoconto della situazione, che rimane piuttosto nebulosa.

    Può ripercorrere con noi tutte le tappe che hanno portato alla pubblicazione del video?

    Il video lo abbiamo ricevuto dai jihaidisti il 22 novembre, ma non lo abbiamo pubblicato subito. Prima abbiamo verificato il soggetto in questione, ed appurato che i suoi profili sui social network non erano attivi dalla scorsa primavera, cioè da quando risultava scomparso. Poi abbiamo verificato con colleghi italiani la veridicità del video e che le informazioni che ci hanno trasmesso effettivamente riguardassero un cittadino italiano: passaporto e lingua in cui parlava. Infine, dopo aver appurato in questo modo l'autenticità del video e capendo che potevamo davvero aiutare la persona sequestrata, abbiamo pubblicato il video sul nostro canale Youtube e su tutte le versioni multilingue del nostro sito. Contestualmente abbiamo inviato via mail tutto il materiale che abbiamo ricevuto dai jihaidisti al Ministero degli Esteri italiano, per far si che potessero avere un quadro completo della situazione e comprendere anche la psicologia del presunto jihaidista.

    Da giornalista, come spiega il fatto che in Italia di questa situazione si sia iniziato a parlare solo una settimana dopo?

    Mi sembra molto strano, perché siccome si tratta di un cittadino italiano doveva essere nell'interesse del governo italiano fare subito qualcosa per salvarlo. Invece, monitorando i media italiani, ci siamo accorti che sull'agenzia di notizie ANSA il primo articolo è apparso soltanto il 28 novembre e poi, il giorno dopo, la notizia è stata ripresa anche da altre testate. Il mio sospetto è che all'inizio, vedendo la provenienza del video, abbiano in qualche modo fatto finta di niente, pensando che se non c'è informazione, non c'è neanche il problema.

    Come giustifica questo sospetto?

    Il video è apparso sul nostro canale di Youtube e sui siti del nostro portale il 22 novembre. Il 26 novembre, quindi quattro giorni dopo e di sabato, abbiamo registrato un incremento delle visualizzazioni soprattutto nelle versioni in inglese e spagnolo con accessi dall'Italia. Evidentemente il video si è diffuso anche sui social network ed il 28 novembre, quindi lunedì, la notizia è stata ripresa dall'Ansa e dagli altri giornali italiani.

    Nella conversazione i jihaidisti hanno promesso di inviarvi altri video dopo aver visto la pubblicazione di quello di Zanotti: vi hanno più scritto?

    No e noi non abbiamo più possibilità di entrare in contatto con la persona che ci ha segnalato il video, perché facebook —che normalmente è abbastanza leale con i jihaidisti- ha provveduto a bloccare il suo account.

    Al momento il sequestro di Sergio Zanotti non ha avuto nessuna rivendicazione ufficiale nè sono pervenute richieste di riscatto.

     

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    Tags:
    Sequestro, Sergio Zanotti, Italia, Siria
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