21:21 25 Maggio 2019
Infanzia

Bambini senza infanzia, Paese senza futuro

© Foto : PIxabay
Italia
URL abbreviato
Tatiana Santi
470

Il 20 novembre è la giornata internazionale dei diritti dell’infanzia. I bambini sono il futuro, è una frase che risuona spesso. Ci si domanda altrettanto spesso in quali condizioni vivano i minori? Perché i bambini e i loro diritti non sono una priorità? I bambini senza un’infanzia sono un Paese senza futuro.

Il VII Atlante dell'Infanzia a rischio — Bambini supereroi — presentato da Save the Children fotografa una realtà a dir poco preoccupante: in Italia 1 minore su 3 è a rischio di povertà, più di 1 milione 300 mila bambini e adolescenti vivono sotto la soglia di povertà assoluta, 4 famiglie povere su 10 soffrono il freddo d'inverno. L'infanzia in Italia è un tesoro da proteggere con tutte le forze, se pensare che il numero di nascite nel Paese è sempre più basso e fare figli ormai è un lusso.

Raffaela Milano
© Foto : fornita da Raffaela Milano
Raffaela Milano

La povertà fra i bambini è un tema tristemente attuale anche in Russia, dove le più indigenti sono proprio le famiglie con figli. In Europa a battere i record negativi per natalità e condizioni di vita dei minori è l'Italia, dove inoltre più di 5 milioni di bambini vivono in zone a rischio sismico.

Se il futuro di un Paese sono i più piccoli, perché allora l'infanzia e i suoi diritti non sono mai all'ordine del giorno? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children.

— Un minore su tre in Italia è a rischio povertà. Di primo acchito sono dati che stupiscono. Raffaela, perché non se ne parla così spesso nei media e nelle aule politiche?

— È vero, se ne parla troppo poco, in realtà la crisi economica in Italia, che è iniziata intorno al 2008, ha fatto sì che proprio i bambini, i minori siano i più colpiti dall'impoverimento. Vediamo come si è esteso il numero di persone in povertà in questi anni, notando come la fascia dei bambini e degli adolescenti è quella che si è maggiormente impoverita. In Italia abbiamo più di 1 milione e 300 mila bambini e adolescenti sotto la soglia di povertà assoluta, una condizione che non consente loro di vivere una vita quotidiana dignitosa.

— Probabilmente non è soltanto una questione economica. Molti minori abbandonano la scuola, hanno percorsi di vita complicati, forse c'è bisogno di più attenzione e ascolto in generale verso i bambini?

— Questo è vero, è un po' un paradosso, perché l'Italia ha sempre meno bambini, in termini demografici il numero di bambini è molto diminuito in questo periodo. Spesso sono molto voluti, curati, accuditi, però li si ascolta molto poco. Come lei giustamente diceva, oltre la povertà economica, c'è una "povertà educativa", che è estremamente grave. In Italia, nonostante dei progressi, c'è ancora un 14% di ragazzi che lascia la scuola troppo presto rispetto la media dei Paesi europei.

Abbiamo un numero di ragazzi e ragazze di 15 anni molto elevato che non raggiungono le competenze minime in matematica, lettura e comprensione dell'italiano secondo i parametri dell'OCSE. È un grave impoverimento dei bambini, perché questo non riguarda solo la loro vita attuale, ma compromette di fatto il loro futuro. Si tratterà di adulti non in grado di rapportarsi con il mondo del lavoro, non in grado di vivere come cittadini di un Paese democratico, non potendo quindi esercitare i propri diritti e doveri. Questo impoverimento educativo è forse ancora più grave della povertà economica.

— Lei parlava di futuro. Effettivamente secondo le statistiche ci sono sempre meno bambini. Che futuro può avere un Paese senza bambini?

— Questo è proprio il tema centrale del nostro Atlante dell'Infanzia. Non si considera talvolta anche la spesa per l'infanzia come un investimento sul futuro e lo sviluppo di un intero Paese. Consideriamo alcuni servizi in molte regioni, soprattutto del sud, troppo deboli, parlo dei servizi per la prima infanzia oppure le scuole a tempo pieno, i luoghi per lo sport e la cultura.

Innanzitutto ci si preoccupa dei diritti dei bambini, dovremmo pensare anche all'Italia fra 18 anni quando questi ragazzi saranno gli adulti che terranno le redini del nostro Paese.

— Un altro aspetto toccato nel vostro Atlante è il rischio che corrono i bambini residenti in territori altamente sismici, si tratta di 5 milioni di minori. È un aspetto allarmante.

Case distrutte da un terremoto, Italia
© AP Photo / Sandro Perozzi
Case distrutte da un terremoto, Italia

— Abbiamo voluto in qualche modo considerare nell'Atlante i dati relativi strettamente ai bambini, ma anche guardare con gli occhi dei bambini a problemi che riguardano tutto il Paese, in particolare quello della prevenzione dai terremoti.

L'Italia è un Paese a rischio, sappiamo che i terremoti non si possono prevedere, ma certamente si possono definire dei piani di prevenzione che aiutino poi a contenere i danni del terremoto, soprattutto in termini di vite umane.

Secondo noi è indispensabile partire dai luoghi dell'infanzia, purtroppo ancora oggi tantissime scuole italiane non hanno il certificato di stabilità, non sono un luogo sicuro. È necessario anche trasmettere una cultura della prevenzione, fare in modo che a partire dai ragazzi si sviluppi una conoscenza sia del territorio sia di ciò che occorre fare in caso di emergenza. Purtroppo, troppo spesso come opinione pubblica ce ne ricordiamo all'indomani di qualche tragedia. Abbiamo bisogno di un programma stabile, organico e continuativo.

— Le politiche fatte fino ad oggi evidentemente sono insufficienti. In primis, che misure andrebbero prese secondo voi? Che cosa vi aspettate dal governo?

— Recentemente ci sono stati due interventi importanti avviati dal governo: un piano di lotta contro la povertà minorile economica, si chiama "il sostegno all'inclusione attiva"; è stato poi aperto un fondo di contrasto alla povertà educativa. Sono due passi importanti, tuttavia è troppo poco. Bisogna trasformare questi interventi in un programma organico più ampio, per esempio rafforzare i servizi della prima infanzia. Tanti problemi come quello della dispersione scolastica nascono già prima dell'ingresso nelle scuole dell'obbligo, prima dei 6 anni la povertà educativa può provocare gravi danni. Bisogna avere dei servizi per la prima infanzia accessibili, di qualità, gratuiti per le famiglie più in difficoltà. Tra le prime cose da fare bisognerebbe creare una rete di servizi più solida.

Bisogna inoltre rafforzare le scuole, aumentare le scuole a tempo pieno, che sono molto poco presenti sul territorio. Servono mense gratuite, c'è anche infatti un problema di povertà alimentare in alcuni casi.

— Speriamo che si dedicherà sempre più attenzione ai problemi e ai diritti dei bambini.

— Le istituzioni possono fare molto, ma anche ciascuno di noi può cercare di migliorare l'ambiente di vita di tutti bambini e di tutti gli adolescenti.

L'opinione dell'autore può non corrispondere a quella della redazione.

Correlati:

Quattro mogli e 23 bambini valgono 360 000 euro all’anno?
L’Italia non è un Paese per giovani
Favole propagandistiche, in Germania fanno il lavaggio del cervello ai bambini
Tags:
Educazione, Istruzione, diritti, povertà, bambini, Save The Children, Europa, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik