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    L’Italia lascerà l’eurozona

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    Ai primi di marzo di quest'anno il presidente dell'Istituto per la ricerca economica Ifo-Institut für Wirtschaftsforschung, Hans-Werner Sinn ha avuto il suo meritato riposo. Tuttavia, le sue dichiarazioni del tutto contraddittorie causano periodicamente degli accesi dibattiti.

    Hans-Werner Sinn, l'autore del libro Giugno nero
    © Sputnik . Ilona Pfeffer
    Hans-Werner Sinn, l'autore del libro "Giugno nero"
    Sinn ha pubblicato il suo nuovo libro "Giugno nero". "La Brexit, l'onda migratoria, la catastrofe dell'euro, come possiamo far ripartire l'Europa" recita il sottotitolo del libro. Sputnik ha incontrato il professore a Berlino.

    — Professor Sinn, il piano politico del 2016 in Europa non è stato facile. Secondo il titolo del suo libro è stato proprio il mese di giugno ad essere decisivo per l'inizio della fine dell'Europa?

    — Il 23 giugno è stata presa la decisione nel Regno Unito di uscire dall'Unione Europea. Nella dimensione economica, l'uscita del Regno Unito equivale all'uscita di 20 stati membri degli attuali 28. Mentre il 21 giugno, due giorni prima della decisione della Brexit, la Corte costituzionale tedesca ha deciso di adottare la OMT (operazioni monetarie definitive). In termini tecnici è una promessa di protezione illimitata data dalla Banca centrale europea per gli investitori, che hanno acquistato i titoli di stato a rischio degli stati europei. Questo nel 2012 ha portato ad una grave diminuzione dei tassi di interesse in modo che questi paesi potessero uscire dal debito ma il patto fiscale, adottato da Angela Merkel, è risultato inefficace.

    —  Lei l'anno scorso parlava non di una Brexit, ma di una Grexit. Sarà la Brexit una chance per l'Europa di ricostituirsi?

    — Per gli inglesi questa decisione è fondamentale per le loro difficoltà economiche. Riguardo la Grecia ritengo che per i greci sarebbe stato meglio dopo l'uscita dall'eurozona svalutare la propria valuta e restituire un po' di competitività alla propria economia. Ma non vorrei cacciare i greci. Mentre la maggior parte degli inglesi alle elezioni hanno considerato l'Unione Europea come una sorta di esperimento che non valeva la pena di continuare. Ora il nuovo primo ministro Theresa May ha dichiarato che il Regno Unito ha formalmente avviato i negoziati per l'uscita a marzo del prossimo anno. Vediamo cosa accadrà. Per gli accordi sono stati programmati due anni, ma dubito che sarà abbastanza.

    —  Cosa proporrebbe come alternativa alla Brexit? Una soluzione dura o morbida?

    — Io preferirei una soluzione più morbida. Più vicina resterà il Regno Unito all'Europa meglio è. Essi fondamentalmente rifiutano il principio di libertà di movimento e hanno paura dell'immigrazione. Qualcuno potrebbe definire questo fenomeno una fobia, ma a mio parere è ingiusto. Per 50 — 60 anni il Regno Unito ha subito l'immigrazione di massa dagli ex paesi facenti parte del Commonwealth. E questo è un problema di lunga data nel Regno Unito, almeno così sembra alla popolazione nativa del paese, e quando alle porte della Gran Bretagna si sono presentati nuovi immigrati nelle teste degli inglesi è suonato un campanello d'allarme. Il problema dell'immigrazione ha avuto un impatto significativo sull'uscita dall'UE.

    Diversi nell'UE dicono "Se rifiuterete il principio di libertà di movimento non otterrete niente e verranno alzate le dovute barriere". Dal mio punto di vista, non è la via giusta questa. Che sia pure annullata la libertà di movimento delle persone, ma la libertà di scambio delle merci deve restare per tutti i paesi membri. Noi stessi rovineremmo la nostra nazione se seguissimo questo esempio.

    —  Il Ministro degli esteri della Germania ha da poco fatto un appello all'UE per evitare il collasso dell'Unione. Da tempo il Parlamento Europeo possiede più competenze e democrazia interna; ad esempio il Parlamento non può autonomamente presentare un progetto di legge perché gli serve l'approvazione del Consiglio UE. Lei ritiene che sia maturato il tema della democrazia?

    — Si. Credo che si stia usando la Brexit con l'obiettivo di riformare l'UE. E' necessario per l'Europa riformare del tutto il suo sistema normativo. Per esempio bisogna discutere come dovrebbe essere regolata la migrazione tra stati e va sviluppato un sistema di previdenza sociale. E' necessario discutere la questione della riorganizzazione dell'euro: mantenere o meno la valuta comune, e ancora bisogna stabilire quali competenze debba avere Bruxelles. Bruxelles possiede già numerose competenze e fa molto più di quello che dovrebbe fare rispetto agli altri paesi. E a questo prima o poi bisognerà reagire. Quando se non oggi?"

    —  Nel suo libro "Giugno nero" lei dedica una buona parte al tema dei rifugiati. E' stato un grosso problema nel 2015. Sarà lo stesso nel 2016?

    — Giugno 2016 è collegato col tema dei rifugiati, in quanto è stata una delle cause che ha fatto uscire gli inglesi dall'UE. Il giorno del referendum è stato fatto un sondaggio tra i votanti: il problema dell'immigrazione era la motivazione principale per l'uscita. In Europa ci sono tanti problemi legati all'immigrazione. Abbiamo una grande quantità di immigrati, i quali non fuggono dal proprio paese solo per avere uno stipendio più alto ma anche per ottenere le garanzie sociali che da' lo stato sociale. Bisogna fare qualcosa, ma io non bloccherei la libertà di movimento, come fanno gli inglesi, ma limiterei l'accesso ai benefici dello stato sociale. Ma in ogni caso resta il problema che gli inglesi hanno riconosciuto e del quale giustamente hanno iniziato a parlare. Al suo tempo il premier David Cameron non ha potuto raggiungere l'attuazione dei requisiti nell'ambito dell'unione, e anche questo ha contribuito all'uscita del Regno Unito dall'UE.

    —  Dopo il verificarsi del problema dei rifugiati in molti paesi europei è aumentato il numero di sostenitori dei partiti di destra. Quanto è pericolosa questa tendenza?

    Treno di profughi (foto d'archivio)
    © AFP 2018 / Robert Atanasovski

    — Sono apparsi governi radicalsocialisti di sinistra in Grecia e Portogallo. I partiti di destra non hanno ancora raggiunto questo apice del potere. Ma questi partiti comunque esistono: in Italia c'è Beppe Grillo il quale che fa dichiarazioni estremamente nazionaliste e che vuole uscire dalla zona euro. In Francia c'è Marine Le Pen la quale anche vuole uscire dall'Europa. Le prospettive sono imprevedibili. Può essere che il primo ministro dell'Italia Renzi non riuscirà a far approvare la propria riforma del parlamento e dunque scatta la domanda, chi guiderà il parlamento? Ci saranno le nuove elezioni e può essere che Beppe Grillo avrà più possibilità che a giudicare dai sondaggi ha un alto livello di approvazione. Se si sommassero tutti gli euroscettici in un partito unico in Italia, risulterebbero un totale del 57%. Il futuro in questo senso è nebuloso.

    —  Lei da tempo parla della catastrofe dell'euro. Qual è il problema più grave adesso, l'euro o la crisi migratoria?

    — In una prospettiva a medio termine il problema principale è l'euro, mentre a lungo termine certamente l'immigrazione. La popolazione dell'africa è di 1,1 miliardi di abitanti, il che possiamo dire è una pressione migratoria significativa. E non è chiaro ancora cosa accadrà e come reagiremo a questa sfida nei prossimi 10 anni. Ne parlo nel libro: bisognerebbe creare un'unione del Mediterraneo e sviluppare un programma speciale per rafforzare i governi dei paesi del sud del Mediterraneo. In questa maniera l'economia si stabilizzerebbe e questa enorme pressione migratoria si indebolirebbe. Ma queste misure non basterebbero a risolvere il problema.

    È necessario soddisfare i requisiti della normativa in materia di asilo politico che c'è già. La normativa dice che l'attraversamento della frontiera con il fine richiedere asilo è categoricamente vietato. Se una persona è entrata nel paese, ha certamente la capacità di cercare protezione ai sensi della Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati. Ma non è possibile oltrepassare la frontiera con l'intenzione di richiedere asilo. E' necessario negare l'ingresso a coloro che richiedono di asilo, se cercano di entrare ad esempio attraverso il territorio di paesi terzi riconosciuti come l'Austria. In questo caso servirebbe una legislazione europea valida per tutti gli stati per regolare questa questione. Bisogna supportare quelle persone che richiedono asilo politico in qualità di rifugiati, ma non si può permettere alle persone di attraversare la frontiera e di vivere qui per anni in attesa del riconoscimento di asilo politico.

    — Lei che ne pensa, in che condizioni si trova l'Europa e, si può ancora salvare?

    — Certo che si può, non è importante quali saranno le sue strutture politiche, ma l'Europa continuerà a esistere. Ma è arrivato il momento di chiedersi: abbiamo imboccato la strada giusta? L'uscita del Regno Unito dall'UE è un voto di sfiducia all'attuale condizione dell'Europa. L'Unione dovrebbe reagire alla critica e evolversi, non ha alternative. Deve imparare la lezione dagli orrori della guerra e sostenere il processo alla sua integrazione. Vale lo stesso come nell'ex Unione Sovietica, dobbiamo tutti qualcosa all'altro. La soluzione potrebbe essere l'integrazione sociale, quella politica o una cooperazione pacifica con la Russia e le altre nazioni.

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    euro, crisi economica, crisi finanziaria, Grexit, Brexit, Uscita dall'eurozona, Eurozona, UE, Italia
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