02:13 16 Novembre 2019
Soldati italiani

Anche l’Italia fa la guerra alla Russia

© AFP 2019 / Aref KARIMI
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L’Italia schiererà i propri soldati ai confini con la Russia, sembra uno scherzo o una battuta, ma in realtà è tutto vero e non c’è niente da ridere. Nel 2018 l’Italia sarà addirittura il Paese guida di una Task Force di intervento rapido della NATO nel Baltico.

Il governo italiano, anticipato da Stoltenberg, non ha ritenuto necessario avvisare il Paese di questa bella notizia, così anche l'Italia fa la guerra alla Russia.

La decisione di mandare 140 soldati italiani in Lettonia è stata presa ancora a luglio al vertice NATO di Varsavia, come ha ammesso solo ora lo stesso ministro della Difesa Pinotti. L'avrà deciso pure la NATO, ma in tre mesi nessun ministro e neanche Matteo Renzi hanno rivelato questa decisione, a dir poco rischiosa.

Mirko Molteni
© Foto : fornita da Mirko Molteni
Mirko Molteni
L'Italia vuole mantenere il dialogo con Mosca, ma coi fatti sembra dire tutt'altro. Il governo italiano ubbidisce ciecamente alla NATO e agli Stati Uniti. Qual è il vero motivo di questa sottomissione totale alla NATO? Come cambieranno i rapporti fra l'Italia e la Russia? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari, collaboratore di "Analisi Difesa" e del quotidiano "Libero".

— Mirko, a questo punto anche l'Italia con questa missione NATO partecipa al gioco della guerra fredda contro la Russia?

— Sì, purtroppo inoltre abbiamo visto che questa notizia non è stata data dal governo italiano, ma del segretario della NATO Stoltenberg. Già questo fa preoccupare, perché conferma che l'Italia non ha una sovranità totale, bensì parziale. La decisione, come quella di inviare battaglioni italiani nel Baltico a fronteggiare i confini russi, sarebbe dovuta essere annunciata dal governo in prima persona senza lasciare quest'incombenza ad un funzionare straniero.

In secondo luogo questa decisione rischia di compromettere i rapporti italo-russi, che sono sempre stati molto buoni, perché all'interno del gruppo di Paesi occidentali, l'Italia è sempre stata il Paese meglio disposto verso la Russia.

Sembra quasi che l'Italia sia stata costretta dalla NATO a partecipare a questo schieramento di truppe nei Paesi Baltici, così da essere allontanata diplomaticamente dalla Russia.

— Alla fine, costretta o no, l'Italia partecipa a queste missioni. Possiamo dire che si tratta di una sorta di aggressione nei confronti della Russia?

— Certo, sembra però, come dicevo, che l'Italia sia stata costretta dalla NATO a partecipare a queste missioni, fra l'altro in un'area geografica che non appartiene al naturale ambiente strategico dell'Italia, che dovrebbe essere il Mediterraneo.

Abbiamo sentito questi giorni di un tentativo di colpo di stato in atto a Tripoli in Libia, questo conferma che ci sono grossi problemi di instabilità a poche centinaia di chilometri dall'Italia, nell'area del Mediterraneo. Per le forze armate italiane sarebbe più naturale impegnarsi sempre di più per la sicurezza nel Mediterraneo, perché è quello l'ambiente strategico principale a cui l'Italia dovrebbe guardare, mentre il Baltico rappresenta un'area che dovrebbe essere di competenza di altri Paesi NATO. Anche questo fa molto riflettere. La presenza di militari italiani quindi in quelle aree è forzata.

— Stoltenberg ha informato tutti di questa "bella" notizia anticipando i ministri Pinotti e Gentiloni. Non è la prima volta, anche nel caso di Sigonella furono gli americani e Wall Street Journal a svelare le politiche italiane. Com'è possibile che Renzi non abbia detto nulla e che in Parlamento non si sia discusso di una missione così rischiosa?

— Anche se non si vuole ammettere, secondo me, l'Italia è ancora ritenuta dagli Stati Uniti un alleato di serie B, per cui deve obbedire a certe direttive sulla base dei protocolli segreti firmati ancora negli anni '50. Parlo per esempio del famoso protocollo Bilateral Infrastructure Agreement (BIA) firmato nel 1954 dal ministro Mario Scelba e l'ambasciatrice americana Clare Booth Luce, un documento tuttora segreto. È un accordo che regola l'asse strategico fra Stati Uniti e Italia dal punto di vista della Difesa e della politica diplomatica.

— Intendi dire che ci sono cose di cui non siamo a conoscenza, ma se potessimo scoprirle forse capiremmo meglio decisioni politiche che per ora sono inspiegabili?

— Infatti, questa decisione di inviare truppe italiane nel Baltico, come è stato affermato poi, è stata presa già al vertice NATO di Varsavia di luglio. Questa decisione però è stata tenuta segreta per tre mesi. Il governo italiano non ha detto nulla per tre mesi e l'ha lasciato dire a Stoltenberg, approfittando della cerimonia dei 50 anni del Nato Defense College di Roma. Hanno ragione i vari partiti di opposizione a protestare contro il governo italiano che ha fatto finta di niente, come al solito, lasciando che fossero altri a rivelare la verità.

— Che cosa si rischia con quest'invio di truppe italiane? Potrebbe essere il punto di non ritorno per i rapporti fra l'Italia e la Russia?

— Non credo che sia il punto di non ritorno, perché penso che i russi sappiano distinguere fra il governo italiano e l'Italia come Paese di grandi opportunità di sviluppo, cooperazione e cultura. Non a caso continuano anche i viaggi di delegazioni di imprenditori e deputati italiani in Crimea, in Russia, proprio in questi giorni.

Anche il governo russo si rende conto che l'Italia, in un certo senso, è obbligata ad agire così. Nell'ambito generale dei rapporti della NATO nei confronti della Russia, molto dipenderà dalle elezioni presidenziali americane. Trump è meglio disposto verso la Russia, perché ha capito che è meglio avere una Russia amica per combattere insieme i terroristi islamici. Se dovesse vincere Trump ci sarà probabilmente un "reset" che c'è stato fra il 2008 e il 2009 dopo la guerra fra Russia e Georgia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Relazioni Italia-Russia, Elezioni presidenziali USA 2016, Esercitazioni NATO, Presenza NATO nell'area post-sovietica, NATO, Donald Trump, Roberta Pinotti, Jens Stoltenberg, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Russia, USA, Italia
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