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    Una stazione della metropolitana di Mosca, che durante la guerra era usata come rifugio

    La guerra in Russia? Una bufala, come la mozzarella (che in Russia non c’è)

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    Riccardo Pessarossi
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    Correte a comprare cibo e acqua, affrettatevi a prenotare il vostro posto nei rifugi antiaerei e preparatevi psicologicamente al peggio: la guerra è vicina.

    Questo il messaggio lanciato dall'articolo "Clima di guerra in Russia Esercitazioni e scorte di cibo" a firma di Fabrizio Dragosei, pubblicato sul Corriere della Sera del 12 ottobre.

    Di vero c'è che la notizia in questione è falsa: nel quartiere di Kuzminki, alla periferia sud-est di Mosca, dei truffatori hanno affisso diversi manifesti invitando la popolazione ad una colletta di "500 rubli a testa" per costruire un rifugio antiaereo in caso di un imminente "attacco contro la Russia da parte dei paesi aggressivi".

    L'eco della bomba mediatica lanciata dall'articolo pubblicato dal Corsera è comunque giunta fino a Mosca ed ha scatenato la reazione della comunità italiana che ha scritto una lettera al giornale di via Solferino in smentita ai fatti citati dall'articolo del signor Dragosei.

    Sputnik Italia ha intervistato in esclusiva Vittorio Torrembini, presidente di Gim Unimpresa ed uno dei firmatari della lettera.

    Facciamo un passo indietro: qual è stata la sua reazione quando ha letto che la Russia è pronta alla guerra?

    Al di là delle bufale su cui si basava l'articolo, la cosa impressionante è la mancanza di senso di responsabilità: dare in pasto a centinaia di migliaia di italiani notizie pericolose, parlare di "venti di guerra", descrivere un "clima di guerra". Il giornalista ha diritto di scrivere tutto quello che vuole, anche di pubblicare delle bufale, ma se ne prende la responsabilità. Ed è una responsabilità etica e morale che è quella di non creare panico, soprattutto se le tue informazioni sono semplicemente delle bufale. Questo è il punto.

    Lei che da tanti anni vive la realtà russa giorno dopo giorno, "sul campo" che cosa direbbe oggi ad un lettore italiano che le chiedesse, ma come si vive in Russia?

    I russi sono fortemente infastiditi di questa campagna di informazione contro il loro paese e da questo tentativo di accerchiamento mediatico. La vita qui continua tranquilla e normale. La gente ha una grande fiducia nel presidente e negli apparati. Noi abbiamo contatti di lavoro che proseguono e stanno riprendendo rispetto alla situazione di crisi. Perciò non c'è assolutamente questo clima che veniva descritto, anzi. Non solo ci siamo sentiti in dovere di scrivere al Corriere per rispondere all'articolo pubblicato, ma per diminuire questa pressione mediatica che è basata su una contrapposizione di carattere ideologico.

    Secondo lei questa è un'uscita che danneggia di più nell'immediato la reputazione del giornale agli occhi dei lettori, oppure può avere delle conseguenze sul dialogo italo-russo?

    Credo che danneggi soprattutto la reputazione del giornalista che ha scritto l'articolo. Che vive in Italia e costruisce il suo lavoro su internet, tant'è vero che ha pubblicato la notizia del rifugio antiatomico che ormai si era scoperto da dieci giorni che era una simpatica bufala. Chiaramente anche il fatto che il Corriere abbia pubblicato la nostra lettera dimostra che c'è un certo disagio nella redazione rispetto a questi articoli, pur non toccando la linea editoriale del giornale e la posizione anti russa del Corriere. Più che legittima, perchè ognuno ha il diritto di pensarla e può avere le opinioni che vuole, ma non si può superare questo limite del senso di responsabilità.

    Archiviamo questo episodio come un incidente di percorso, quali appuntamenti sono in programma nelle prossime settimane nell'agenda italo-russa?

    Nella nostra lettera, non a caso abbiamo scritto "la comunità italiana in Russia", perché indipendentemente dalle sigle dei firmatari siamo tutti accomunati dallo stesso sentimento, visto che qui in Russia ci lavoriamo. Noi di Gim Unimpresa, la Camera di Commercio italo-russa, la fondazione Conoscere Eurasia, abbiamo in programma tantissime iniziative. La più importante a livello istituzionale è per l'1 e 2 dicembre quando è in programma e confermata a Bergamo una visita della task force dei ministeri dell' Economia. Indipendentemente dalle divisioni politiche noi siamo perché i soggetti della società civile quali sono gli imprenditori e le personalità della cultura continuino questo dialogo e anzi lo rafforzino perché è l'unico modo per superare questi momenti di tensione che sono provocati da terzi e non corrispondono alla realtà dei fatti.

    Sputnik Italia, che nel mese di giugno aveva intervistato Fabrizio Dragosei in qualità di invitato da MIA Rossiya Segodnya al Forum Internazionale "Una nuova era del giornalismo: fine del mainstream" è pronta ad accogliere e pubblicare un'eventuale replica del giornalista.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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