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02:51 20 Agosto 2019
Il premier italiano Matteo Renzi

Italia sull'orlo del baratro, ma il Governo pensa al referendum

© AFP 2019 / Yoshikazu TSUNO
Italia
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Marco Fontana
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Emblematico il rapporto della Caritas: dall'inizio della crisi ad oggi la povertà assoluta, ovvero la condizione di coloro che non hanno le risorse economiche necessarie per vivere in maniera minimamente accettabile, è aumentata nel nostro Paese fino ad esplodere. I poveri in Italia nel 2015 infatti sarebbero saliti a 4,6 milioni.

Offre notevole spunti di riflessione la morbosa attenzione che il Governo sta prestando al referendum costituzionale di dicembre. Invece di occuparsi di tutti gli altri fronti su cui l'Italia sta soffrendo da anni, Renzi pensa a far vincere la "sua" riforma. Emblematico il rapporto della Caritas: dall'inizio della crisi ad oggi la povertà assoluta, ovvero la condizione di coloro che non hanno le risorse economiche necessarie per vivere in maniera minimamente accettabile, è aumentata nel nostro Paese fino ad esplodere. I poveri in Italia nel 2015 infatti sarebbero saliti a 4,6 milioni. Un disastro che andrebbe affrontato come priorità, in particolare se compariamo i dati del 2013/2014 a quelli attuali: la povertà assoluta allora toccava 4 milioni di persone, ora 4,6: seicentomila diventati poveri durante il governo del premier giovane e simpatico.

Di fronte a numeri così impietosi lasciano esterefatti i pellegrinaggi che Renzi e ministri fanno in Italia e all'estero per ingraziarsi voti per il prossimo 4 dicembre. Una scelta dissennata: qui non si discute affatto di riforme che diano lavoro e futuro agli italiani, ma si dibatte di modifiche alle regole del gioco "democratico" che non interessano la maggioranza degli italiani, specie quelli con la pancia vuota o con il lavoro svanito. Il leader del Partito Democratico si affanna a portare voti alla sua maggioranza, mentre gli basterebbe governare le partite vere che il Paese sta perdendo, in particolare quella economica.

L'ultima in ordine di tempo è il peggioramento delle previsioni sull'aumento del PIL nel bienno 2016/2017 per l'Ocse. Una revisione al ribasso che suona come una pesante bocciatura all'azione politica renziana, incentrata tutta sull'apparenza e che non bada a far invertire la rotta a un Paese che forse è già fallito. C'è da domandarsi dove siano finiti quegli opinionisti che sotto i governi di centrodestra deridevano l'ottimismo di Berlusconi e gli imputavano il prossimo default dell'Italia. Senza voler prendere le parti del Cavaliere, è palese la disparità di trattamento da parte dei media nazionali e internazionali, oltre tutto considerando che i parametri micro e macroeconomici sono assolutamente peggiori di quelli del 2011.

L'unico positivo (si fa per dire) è lo spread: un parametro che gli italiani conoscono bene da quando ha portato alla destituzione dell'ultimo premier legittimato dal voto popolare. Si intende che il processo è avvenuto nei modi prescritti dalla legge: l'UE e i club sovranazionali operano sempre in modo formalmente impeccabile, e se nella sostanza organizzano un golpe, ma dai, quella è roba da complottisti.

E allora la casalinga di Voghera o il precario di Terni dovrebbero porre molta attenzione a chi sta appoggiando il referendum di Renzi, per capire quale scelta fare. Autorevoli esponenti dell'Unione Europea hanno infatti affermato: In Italia c'è una minaccia populista, sosteniamo Renzi.

Cosa significa davvero populismo ce lo dice la Treccani: "l'atteggiamento ideologico che (…) esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con significato più recente (…) forma di prassi politica, tipica di Paesi in via di rapido sviluppo dall'economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione". Ora, chi meglio di Renzi incarna questo modello?

Pare proprio sia il Partito Democratico a ispirarsi agli ideali socialisti e proprio il PD vede nel popolo il depositario di valori positivi. Forse si può dire che Renzi non sia un leader carismatico che imbonisce le masse? Sta girando la Penisola promettendo la neve ad agosto: ponte sullo Stretto, quattordicesima per i detentori di pensioni minime, allargamento mancetta 80 euro ad altre categorie sociali. E allora come fa l'UE a definire populiste le forze politiche che si oppongono a Renzi? Poiché esse mettono in dubbio l'attuale assetto del super Stato europeo, allora sono brutte e e cattive e nemiche del progresso. 

Nell'UE come nel Governo italano prevale lo spirito di autoconservazione di poltronifici ed euro-burocrazie. E nessuno si preoccupa, prima di esprimere giudizi sulla vita interna di uno Stato, di entrare nel merito delle singole politiche. E quindi l'elemosina di una maggiore flessibilità verso l'Italia, per ovviare ai maggiori costi di ricostruzione post terremoto e della gestione dei migranti, arriva dall'Europa non per solidarietà o precisa scelta economica, ma per impedire la vittoria dei nemici "populisti".

Si fa un gran parlare di ritorno alla Guerra Fredda e di ingerenza sugli Stati sovrani: padrino e madrina di questo ritorno al passato si chiamano Obama e Merkel.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Referendum, povertà, Economia, partito Democratico, Matteo Renzi, Angela Merkel, Barack Obama, Germania, Italia, USA
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