02:38 31 Maggio 2020
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E' deceduto Aleksandr Utilin, partigiano con nome di battaglia "Gorki", comandante del battaglione partigiano "Kirov", che partecipò alla liberazione del Friuli.

Lo comunica a Sputnik Italia il comitato provinciale ANPI di Pordenone, che sulla propria pagina di Facebook pubblica il seguente messaggio di cordoglio, lo stesso letto dal presidente provinciale Giuseppe Mariuz nel corso del funerale, celebrato mercoledì 13 Luglio.


Aleksandr Utilin una figura esemplare di uomo, di cittadino, di combattente per la libertà dei popoli. Sarebbe qui troppo lungo descrivere la sua vita coraggiosa, che esce come da un romanzo nei suoi ricordi raccolti nel libro "Dal Volga al Livenza".

Aleksandr nasce nel 1920 in un villaggio della Russia in provincia di Kovernino. Sin da giovane manifesta la volontà di contribuire a edificare la nuova società sovietica, scrive articoli per un giornale locale e viene accolto nell'organizzazione del Komsomol. Parte per il servizio militare nell'aprile del 1941, viene inviato in Ucraina ai confini con la Polonia, dove il suo reparto è colto di sorpresa dall'aggressione nazista di giugno all'Unione sovietica.

Il suo battaglione si scioglie e da lì comincia una serie di drammatiche vicende di guerra. Datosi alla macchia, viene catturato da nazisti e collaborazionisti ucraini, a cui dà false generalità e viene spedito su un campo di lavoro nella Francia occupata.

Riesce a fuggire, a nascondersi e mettersi in contatto con il movimento di Resistenza francese.

Ricatturato a causa di delatori, è deportato a Berlino e poi destinato in Italia al lavoro nell'organizzazione Todt a Vittorio Veneto e nei pressi di Sacile.

Dal dicembre del 1943 riesce ad allacciare i primi rapporti con la Resistenza italiana, grazie a una giovane coraggiosa di nome Ida Piccinin, che diverrà in seguito sua fidanzata e, dopo la guerra, sua moglie e da cui avrà due figli, Claudio e Alessio.

I tedeschi lo spostano poi a Campi Bisenzio presso Firenze, da cui fugge con una bicicletta attraversando l'Appennino e attraverso Bologna e Padova giunge nuovamente a Sacile.

Inizia il suo grande contributo alla Resistenza italiana, attraverso le formazioni comandate da Giuseppe Giust "Vitas".

Ulitin assume il nome di battaglia "Gorki", si distingue per operazioni di sabotaggio e nei combattimenti, in uno dei quali viene ferito alla testa.

Copertina del libro dedicato alla vita di Aleksandr Utilin
Copertina del libro dedicato alla vita di Aleksandr Utilin

Riesce a convincere una trentina di lavoratori coatti russi e polacchi a servizio dei nazifascisti, facendogli cambiar fronte e così forma il battaglione "Kirov" di cui diventa comandante.

Combatterà sino alla fine delle ostilità, contribuendo con la sua formazione a liberare varie frazioni del comune di Sacile.

Con la Liberazione e la consegna delle armi le sue vicissitudini non cessano. L'Italia, che dovrebbe essergli riconoscente, lo guarda con sospetto a causa delle sue idee politiche.

Cercano di dissuadere Ida a sposarlo, ricevendo una sdegnata risposta.

Verrà addirittura incarcerato senza motivo prima delle elezioni politiche del 1948.

A causa di difficoltà a trovare lavoro, pensa ad emigrare o a ritornare in Unione Sovietica.

Alla fine, riuscirà a occuparsi e a inserirsi a pieno titolo nella nostra società in Italia.

Alessandro e Ida hanno sempre fatto parte dell'ANPI, l'Associazione nazionale dei Partigiani d'Italia, e il due giugno di quest'anno hanno ricevuto la Medaglia della Liberazione, riconosciuta dal Ministro della Difesa a tutti i partigiani in vita nel 70° anniversario della Liberazione.

Noi onoriamo qui la vita operosa, proficua e coraggiosa di Alessandro Ulitin, portiamo il nostro cordoglio ai familiari, certi che l'esempio che ci ha lasciato farà da guida anche per il futuro della nostra società.

 

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