23:01 18 Giugno 2018
Monete euro e la bandiera italiana

M5S: «Italia deve uscire dall’euro per salvare la sua industria manifatturiera”

© REUTERS / Stefano Rellandini
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Marina Tantushyan
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In vista del voto sul Brexit il Movimento 5 Stelle ha di nuovo aperto il tema dell’uscita dell’Italia dalla eurozona.

"Noi abbiamo sempre detto che l'euro così non funziona e che dobbiamo preferirgli l'euro 2 o monete alternative», — ha ribadito il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, sottolineando che il destino dell'euro devono decidere i cittadini italiani.

Esattamente un anno fa ll M5S ha depositato 200 mila firme per chiedere al Parlamento di discutere un ddl di iniziativa popolare che vorrebbe arrivare ad indizione di un referendum consultativo sull'uscita dall'euro. Fino ad oggi i grillini non sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo.

Uno dei promotori di questa iniziativa, membro Carlo Sibilia ha raccontato a Sputnik Italia che costo paga il paese per la permanenza nell'euro.

- Per quale motivo l'Italia deve uscire dall'euro adesso quando, secondo alcuni dati ufficiali, il paese piano piano sta uscendo dalla crisi? Quanto costa al paese la permanenza nell'euro?

-Da quando esiste l'euro l'Italia ha conosciuto uno dei peggiori periodi economici della sua storia. Abbiamo perso oltre il 30 per cento dell'industria manifatturiera italiana che sarebbe di fatto l'industria che tiene in piedi il paese, cioè le piccole e medie imprese. C'è da dire che noi abbiamo una moneta troppo forte per il tipo dell'economia che abbiamo. Quindi ci spinge di acquistare all'estero dei beni che oggi noi non produciamo più in Italia. Acquistiamo all'estero perché di fatto costa di meno. Se il paese ha una moneta molto più forte rispetto alla tua economia, succede che dopo alcuni anni ti guardi indietro e ti accorgi di aver perso la tua industria manifatturiera che non ricuperai più. Si tratta di un danno permanente e il primo responsabile diventa chiaramente il sistema economico italiano che oggi si chiama l'euro. Questo è uno dei principali motivi che ci spingere quantomeno a consultare i cittadini per autorizzare l'uscita non dall'Europa (noi non vogliamo abbandonare l'Unione Europea) ma dall'euro. A mio avviso, l'Ue deve essere quella teorizzata dal Piero Spinelli, cioè quella del welfare e di una Europa che pensa ai cittadini e non pensa solo esclusivamente a questioni economiche.

- Come l'alternativa all'euro voi proponente l'istituzione di una moneta locale e dell'euro a due velocità. Di che cosa esattamente si trattano queste vostre proposte?

-In realtà noi ipotizziamo il ritorno ad una moneta nazionale. Nelle nostre proposte che abbiamo formalizzato in questi anni in parlamento abbiamo anche proposto la nazionalizzazione della Banca d'Italia. Noi vogliamo che nuovamente la sovranità monetaria torni al popolo italiano. Questo un aspetto fondamentale perché se la politica economica del paese fa un istituto di credito che è di fatto privato, i rischi sono inevitabili. In questi mesi abbiamo visto cosa può succedere con gli istituti privati: per esempio, lo scandalo di Banca Etruria e di quattro banche che sono state salvate dal governo e quindi di fatto hanno lasciato sul lastrico 130 mila famiglie che hanno perso completamente i propri risparmi. Noi vogliamo che si ritorni a quello che era una banca nazionale centrale di proprietà dello stato e quindi dei cittadini sotto il controllo democratico che secondo me, può funzionare molto meglio rispetto a quello che abbiamo visto in questi anni.

L'euro a due velocità invece è una delle opzioni in campo. Questa proposta si tratta di avere una moneta differente per le economie che si assomiglino molto di più anche all'interno dell'eurozona. L'economia spagnola e l'economia dei paesi del sud d'Europa sono molto più simili. Forse l'unico paese dell'Ue che ha una economia cosi differente rispetto agli altri stati è la Germania. Quindi la proposta sull'euro a due velocità, secondo me, in questo periodo non è più così consistente ma la sicuramente valuteremo.

- A luglio 2015 il Senato ha bocciato la vostra richiesta di discussione urgente del disegno di legge popolare che consenta l'indizione di un referendum sull'adozione di una nuova moneta nell'ordinamento nazionale in sostituzione dell'Euro'. A che punto siete adesso? Quali partiti vi sostegno oggi?

Diciamo che lo stato attuale l'interesse sia subito. Noi abbiamo puntato molto su questo referendum consultativo però abbiamo avuto pochissimo supporto soprattutto dalle forze di maggioranza. Però i resultati delle elezioni ammnistrative hanno giovato al fatto che il M5S ne era uscito molto rafforzato con la grande vittoria — abbiamo vinto 19 ballottaggi su 20. Questo significa che oggi anche quelle formazioni politiche che non credevano nelle nostre proposte devono un attimo rivalutare il loro pensiero. Quindi ci auguriamo che la nostra iniziativa di chiedere ai cittadini italiani se restare o meno all'interno del sistema euro sia o meno vantaggioso per gli italiani andrà a buon fine".

- Comunque, la costituzione italiana non prevede dei referendum che riguardino i temi di trattati internazionali come l'adozione della moneta unica. Quali strumenti avete a disposizione per superare questo ostacolo?

-La costituzione italiana non prevede l'abrogazione diretta, il referendum abrogativo del trattato internazionale. Però noi stiamo proponendo infatti un referendum consultativo per chiedere i cittadini il loro parere. Fra l'altro nella nostra storia nel 1989 è stato richiesto dall'allora primo ministro Giulio Andreotti un referendum consultivo sulla costituzione europea. Questo significa che in qualsiasi momento si possono consultare i cittadini — una forza popolare che ti da delle indicazioni forti anche se costituzionalmente non sono previste e dice quello che vuole con un voto referendario. Secondo me, consultare i cittadini è il cardine principale di ogni democrazia. Noi lo vogliamo fare sempre di più e quindi facciamo tutto il possibile anche in questo caso.  

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
euro, Brexit, Uscita dall'eurozona, M5S, Senato, Banca d`Italia, Carlo Sibilia, Luigi Di Maio, Italia
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