19:16 06 Luglio 2020
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Questa è la parola d’ordine del Comitato No Guerra No Nato e del Convegno “Il ruolo della Nato Nella Guerra Mondiale a Pezzi”. C’è qualcuno in Parlamento disposto a chiederlo senza mezzi termini?

Sabato 11 giugno si è tenuto nel Convento di San Niccolò a Prato il convegno ‘Il ruolo della Nato nel corso della terza guerra mondiale a pezzi', organizzato dal Comitato No Guerra No Nato, Pax Christi, la Comunità le Piagge, l'associazione culturale Mosaico di Pace, l'Unione Suore Domenicane San Tommaso D'Aquino.

Dopo le relazioni di Rosa Siciliano, direttore responsabile di Mosaico di Pace, del missionario comboniano Padre Fernando Zollo, di Franco Dinelli di Pax Christi, di Manlio Dinucci, Giulietto Chiesa e Giuseppe Padovano per il Comitato No Guerra No Nato, di di don Alessandro Santoro della Comunità Le piagge e di Suor Stefania Baldini, si è svolto un ampio dibattito con il pubblico arrivato da più parti d'Italia.

L'assemblea così costituita ha convenuto di lanciare a tutti i parlamentari italiani e ai rappresentanti delle istituzioni elettive, alle associazioni e ai partiti, un appello che chieda al governo italiano di rispettare il trattato di non proliferazione delle armi nucleari, firmato nel 1969 e ratificato nel 1975, il quale stabilisce: «Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari, né il controllo su tali armi, direttamente o indirettamente» (Articolo 2). Ciò significa respingere la richiesta degli USA di installare in Italia le bombe atomiche B61-12 (nuova versione delle già esistenti B61-12, circa 70 tra Aviano e Ghedi-Torre).

Sono tutt'ora in corso test per dotare la B61-12 di capacità anti-bunker, ossia quella di penetrare nel sottosuolo, esplodendo in profondità per distruggere i centri di comando e altre strutture sotterranee in un first strike nucleare. Per l'uso di queste nuove bombe nucleari a guida di precisione e potenza variabile, l'Italia fornisce non solo le basi di Aviano e Ghedi-Torre, ma anche piloti che vengono addestrati all'attacco nucleare sotto comando Usa.

Lo dimostra, scrive la Fas, la presenza a Ghedi del 704th Munitions Support Squadron, una delle quattro unità della U.S. Air Force dislocate nelle quattro basi europee «dove le armi nucleari Usa sono destinate al lancio da parte di aerei del paese ospite». Lo conferma, sempre dagli Usa, il Bulletin of Atomic Scientists (una delle più autorevoli fonti sulle armi nucleari) che, il 2 marzo 2016, scrive: «Alle forze aeree italiane (con aerei Tornado PA-200) sono assegnate missioni di attacco nucleare con armi nucleari Usa, tenute sotto controllo da personale della U.S. Air Force finché il presidente degli Stati uniti non ne autorizzi l'uso».

In tal modo l'Italia, ufficialmente paese non-nucleare, è stata trasformata in prima linea, e quindi in potenziale bersaglio, nel confronto nucleare tra Usa/Nato e Russia. Confronto che diverrà ancora più pericoloso con lo schieramento in Europa delle nuove bombe nucleari Usa, che abbassano la soglia nucleare: «Armi nucleari di questo tipo più precise — avvertono diversi esperti intervistati dal New York Times — aumentano la tentazione di usarle, perfino di usarle per primi».

Di fronte al crescente pericolo che ci sovrasta, non avvertito dalla stragrande maggioranza a causa del black-out politico-mediatico, non bastano generici appelli al disarmo nucleare, facile terreno di demagogia. Basti pensare che il presidente Obama, dopo aver varato un potenziamento nucleare da 1000 miliardi di dollari, dichiara di voler «realizzare la visione di un mondo senza armi nucleari».

L'Italia dev'essere liberata dalle armi nucleari. Questa è la parola d'ordine del CNGNN e del Convegno "il ruolo della Nato Nella Guerra Mondiale a Pezzi". C'è qualcuno in Parlamento disposto a chiederlo senza mezzi termini?

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Tags:
Armi nucleari, bomba atomica, Barack Obama, USA, Italia
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