01:30 08 Marzo 2021
Italia
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Il ministro per le Riforme, sentita ieri dai pm, conferma: no pressioni l'emendamento su Tempa Rossa volontà del governo. La minoranza dem all'attacco del premier Renzi.

Giornate delicate per il governo italiano dopo le dimissioni del ministro Guidi per l'inchiesta sull'impianto di estrazione petrolifera di Tempa Rossa. Dopo la difesa del contestato emendamento da parte del premier Matteo Renzi, ieri un teso direttivo del Partito Democratico ha evidenziato ancora una volta la spaccatura interna ai dem. La minoranza ha accusato Renzi con parole molto pesanti, su cui il premier ha evitato di rispondere.

"Non stai dimostrando in questi passaggi la statura di un leader, anche se a volte coltivi l'arroganza dei capi".

Questa la sferzata con cui Gianni Cuperlo, esponente della minoranza del partito, ha colpito Renzi dopo il suo intervento di apertura in cui, ancora una volta, era tornato a difendere l'emendamento sull'impianto di Tempa Rossa.

"Rivendico una differenza profonda — ha attaccato Renzi — Gli altri parlavano di legittimo impedimento, prescrizione, io dico che sono qui: interrogatemi. Io non voglio difendermi dal processo, chiedo una sentenza presto".

Sul fronte delle indagini, i magistrati titolari dell'indagine hanno sentito ieri Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme coinvolta nell'inchiesta come persona informata sui fatti, dopo che in una intercettazione telefonica veniva fatto il suo nome in relazione alla vicenda. Secondo quanto riportato dalla stampa italiana questa mattina, il ministro avrebbe ribadito agli inquirenti di non avere ricevuto alcuna pressione nell'iter che ha portato all'approvazione dell'emendamento su Tempa Rossa, affermando che la decisione fu presa per volontà politica del governo. 

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interrogatorio, Caso petrolio, Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, Italia
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