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    Le colombe alla ceremonia solenne in memoriam alle vittime di bomba atomica a Hiroshima

    G7 a Hiroshima, monito contro le armi nucleari

    © REUTERS/ Toru Hanai
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    Tatiana Santi
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    Le armi nucleari non sono un problema del passato e il tema del disarmo è attuale quanto mai, soprattutto in vista del prossimo G7 dei ministri degli esteri che si terrà non a caso a Hiroshima, città martire e simbolo degli orrori del nucleare.

    Il vertice a Hiroshima è un monito a tutta la comunità mondiale contro la proliferazione delle armi nucleari. A Roma, in preparazione del G7 del 10 e 11 aprile, si è tenuto l'incontro bilaterale fra il ministro degli esteri giapponese Fumio Kishida e il suo omologo italiano Paolo Gentiloni.

    Il tema della non proliferazione nucleare è molto attuale anche per la stessa Italia, che ha sul proprio territorio 90 bombe atomiche statunitensi. Il disarmo nucleare sarà al centro del prossimo G7. Si tratterà di un vertice che porterà a dei passi concreti? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Torino.

    Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Torino, uno dei promotori della campagna No Guerra No Nato.
    © Foto: fornita da Massimo Zucchetti
    Massimo Zucchetti, ingegnere nucleare e docente al Politecnico di Torino, uno dei promotori della campagna No Guerra No Nato.

    — Ingegner Zucchetti, a che livello si trova il dibattito mondiale sul disarmo?

    — Si parla di disarmo nucleare dal 1955, quando ci fu la dichiarazione di Russell — Einstein, in cui si invitavano i governi del mondo a risolvere il problema dell'enorme potenzialità delle armi di distruzione nucleare e partire con il disarmo. Negli anni '50 fu fondata l'agenzia atomica internazionale che aveva due compiti: uno di far funzionare bene gli impianti nucleari pacifici e l'altro di impedire che la tecnologia bellica nucleare non andasse a nazioni che non era opportuno la avessero. I Paesi che avevano queste tecnologie dovevano impegnarsi in una riduzione progressiva di queste. Negli anni seguenti il discorso del disarmo è stato disatteso e trascurato. L'apice si raggiunge con la presenza contemporanea di Brezhnev e Reagan alle due presidenze.

    La bandiera britannica
    © AP Photo/ Alexander Zemlianichenko
    I negoziati sul disarmo ci sono stati dagli anni '80 e dopo molte discussioni da parte di tecnici ed esperti che durano mesi si arriva alla riduzione magari del 5% su certi tipi di testate. Oggi il potenziale dell'arsenale nucleare mondiale è in grado di distruggere non più 640 volte l'intera superficie terrestre, ma soltanto 400 volte!

    -Questo G7 a suo avviso porterà a dei risultati tangibili?

    -Il fatto che questo vertice si tenga ad Hiroshima fa sì che i grandi del mondo debbano includere nella loro agenda anche questo punto, sennò fanno una gran brutta figura davanti al mondo. Il Giappone è privo di armamenti nucleari, vi ha rinunciato per Costituzione, fra i grandi è uno dei pochi non nucleari. A mio avviso non succederà niente, se non un generico invito al disarmo. Se si parlerà di riduzioni, sarà già una cosa più impegnativa. Non sono confidente che i grandi parleranno di vere e proprie riduzioni.

    — Il ministro degli Esteri giapponese Kishida in vista del G7 a Roma ha incontrato il suo omonimo Gentiloni. Sul territorio italiano, a proposito, si trovano 90 bombe atomiche americane. Queste bombe rappresentano un pericolo?

    — Sono bombe che si trovano nelle basi di Aviano e Ghedi, sono di proprietà degli Stati Uniti. Queste testate sono in parte immagazzinate e in parte, a quanto sembrerebbe, belle e pronte per essere lanciate. Sicuramente rappresentano un pericolo non tanto per la radioattività che hanno o l'assoluta impossibilità che esplodano da sole, bensì per il fatto che rendono Aviano e Ghedi un possibile target in caso di guerra nucleare, ma è improbabile anche questo.

    Manifestazione No guerra No Nato
    © Foto: fornita da Chiara Paladino
    Tuttavia il danno che fanno è di tipo legale e morale. L'Italia ha sottoscritto il trattato di non proliferazione e non ne esce bene in nessun caso: o l'Italia dice che Aviano e Ghedi è territorio italiano e ha diritto su quelle bombe come giurisdizione, oppure dice che le due basi non sono territorio italiano e non ne abbiamo alcuna responsabilità. In questo secondo caso però l'Italia dimostrerebbe che ha rinunciato a parte del suo territorio nazionale. Questa situazione la troviamo anche in Sicilia a Niscemi con la base del Muos, in quel caso pare non si tratti più di territorio nazionale. Stessa storia per la base di Sigonella con i droni armati americani. Se il governo fosse stato di un altro tipo, anche il tanto vituperato governo di Craxi tanto per evocare un fantasma, vista la presenza del ministro degli esteri del Giappone, sarebbe stato il momento giusto per organizzare una visita oltre che a Roma anche a Ghedi e Aviano. Dopodiché con il sorriso sulle labbra e pacche sulle spalle berlusconianamente si poteva dire che era arrivato il momento di levarle queste bombe atomiche. Questa però è fantascienza!

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    bomba atomica, programma nucleare, armi nucleari, nucleare, Conferenza sul disarmo, Disarmo, G7, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, USA, Giappone, Hiroshima
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