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    Musulmani durante la preghiera

    L’Italia si apre ai musulmani

    © REUTERS/ Soe Zeya Tun
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    Marina Tantushyan
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    Mentre in tutta Europa sale l’ondata islamofobica e tanti paesi stanno respingendo alle frontiere gli immigrati musulmani, il Viminale ha deciso di creare il Consiglio per le relazioni con l’islam italiano con l’obiettivo di tenere aperto “un canale confronto con 1,6 milioni di immigrati musulmani in Italia».

    Il Ministro dell'interno Angelo Alfano ha spiegato che il Consiglio composto dai docenti ed esperti della cultura e della religione islamica, "avrà il compito di fornire pareri e formulare proposte in ordine alle questioni riguardanti l'integrazione della popolazione di cultura e religione islamica in Italia". 

    Stefano Allievi, noto sociologo ha parlato con Sputnik-Italia di questo fenomeno.

    A differenza della maggioranza di altre confessioni, l'Islam fino ad oggi non ha avuto un'intesa con lo Stato italiano. A Suo avviso, adesso con la creazione del Consiglio per le relazioni con l'islam italiano, il governo finalmente riuscirà a stabilire un confronto diretto con la comunità islamica?

    Avere un confronto diretto penso di sì perché il governo ha creato due cose: un tavolo di confronto con i rappresentanti delle principali organizzazioni islamiche e un consiglio di esperti e di consulenti. Però dubito che tutto questo potrebbe aiutare ad arrivare a una intesa nei tempi rapidi — ci sono ancora molte resistenze sia da parte delle istituzioni politiche italiane sia da parte di movimenti sociali e forse anche da parte di alcuni componenti delle comunità islamiche.

    Secondo Alfano, il Viminale vuole puntare "sulla formazione di un Islam italiano".  Cosa intende il Ministro?

    Credo che si intenda quello che in realtà hanno fatto molti altri paesi europei, cioè cominciare a pensare delle guide spirituali dell'islam. Ad esempio, l'imam hanno bisogno di una formazione che non è una formazione teologica perché quello ogni religione si fa al suo interno come giusto che sia, ma si tratta di una formazione mirata a conoscere meglio le istituzioni del paese, gli aspetti giuridici e il diritto che riguarda i luoghi di culto e così via. È una cosa auspicabile anche perché questo aiuta alle stesse comunità islamiche ad avere un personale autorevole, influente e capace di agire in loro favore.

    Sembra che anche la chiesa si sta aprendo alla comunità islamica. Per esempio, il cardinale Angelo Scola, l'arcivescovo di Milano che ha sempre sostenuto il dialogo interreligioso, ha proposto di inserire le feste musulmane nel calendario delle scuole pubbliche. Cosa pensa di questa iniziativa?

    Io credo che vadano valutate caso per caso e che non abbia senso proporre  iniziative che valgono per tutti e ovunque. Perché la presenza stessa delle comunità islamiche è molto differenziata — sono molto presente nel nord d'Italia e nel centro nord e molto di meno nel sud. Per cui questa iniziativa può avere il senso solo nell'ambito dell'autonomia scolastica dove ci sono per esempio il 30 per cento degli alunni musulmani che vogliono festeggiare la festa di Ramadan o altre date importanti.  Quindi, non avrebbe nessun senso adottarla dove gli alunni musulmani non ce ne sono.

    L'Islam è la seconda religione più praticata in Italia dopo il cristianesimo. Le moschee ufficiali in Italia sono 4 (Ravenna, Roma, Colle Val D'Elsa, Segrate Milano) mentre i luoghi di culto islamico sono più di 1.000. Dopo gli attentati di Parigi sempre Alfano ha annunciato la chiusura delle moschee irregolari localizzate in cantine, garage e scantinati al difuori di ogni controllo. Le cosidette "moschee in garage" davvero rappresentano un pericolo?

    Penso che la dichiarazione del ministro Alfano avesse due significati. Uno in termini positivi dice che bisogna far uscire l'islam dalle cantine e dei garage — quindi dandogli una legittimazione in modo che ci possono essere delle moschee come esistono le chiese. Però c'è anche una preoccupazione di tipo negativa — questi luoghi di culto rappresentano un pericolo. In realtà noi sappiamo che la stragrande maggioranza delle moschee sono in cantina, in garage, nelle vecchie fabbriche perché non ci sono alternative spesso perché ci sono le normative e le volontà politiche dei sindaci a costringerli a questo. Detto questo la stragrande maggioranza delle moschee svolge un ruolo al contrario di integrazione — in maggior parte dei casi si predica in rispetto dei leggi e in rispetto degli altri. È vero che bisogna arrivare in qualche modo ad una normativa definitiva ma è anche importante evitare l'arbitrio dell'amministrazione e dei sindaci. In alcuni casi basta spesso di avere un comitato di quattro persone che decide di essere contro la moschea e la moschea non si fa. Questo è assolutamente è intollerabile perché viola i principi della stessa costituzione italiana che garantisce la libertà del culto.

    All'inizio del suo mandato Matteo Renzi ha promesso di introdurre la legge sulla cittadinanza ius soli. Però fino ad oggi non ha ancora fatto nessun passo in questa direzione. Pensa che l'Italia troverà il coraggio e finalmente approverà la legge mentre alcuni paesi hanno sospeso il Schengen?

    Penso di sì anche perché ormai anche l'opinione pubblica è cambiata e maturata su questo punto. La legge è stata preparata e si sembrava che si sarebbe approvata subito e poi sono uscite fuori altre cose. Purtroppo non è stata approvata nei primi100 giorni ma comunque penso che in questa legislatura si arriverà a questa decisione perché una maggioranza politica intorno a una nuova legge sulla cittadinanza c'è.

    L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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    Tags:
    Religione, Islam, musulmani, Il Ministro degli Interni Angelino Alfano, Matteo Renzi, Italia
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