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    Paolo Gentiloni ha ribadito che al momento dare delle interpretazioni politiche sui moventi del rapimento è assolutamente prematuro e imprudente.

    Gentiloni: nessun riscatto per i rapiti in Libia

    © AFP 2017/ Atta Kenare
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    Il ministro italiano degli Esteri nell'informativa al Senato: i 4 tecnici italiani rapiti da gruppi locali, nessuna rivendicazione da parte del Daesh. Oggi in Italia le salme delle due vittime.

    I quattro tecnici italiani della ditta Bonatti, rapiti a Mellitah lo scorso luglio, e due dei quali sopravvissuti e tornati in libertà pochi giorni fa, non sarebbero stati nelle mani del Daesh. E' quanto affermato questa mattina da Paolo Gentiloni nel corso dell'informativa al Senato dopo la liberazione dei due ostaggi italiani.

    Il ministro degli Esteri italiano, chiamato a relazionare al Parlamento i dettagli della vicenda, ha escluso un ruolo del Daesh nel rapimento dei 4 tecnici della Bonatti, smentendo anche le voci sul pagamento di un presunto riscatto per la loro liberazione.

    Il ministro Gentiloni ha poi ribadito la necessità di non lasciarsi condizionare da quelle che ha definito "radiose giornate interventiste", confermando l'impegno italiano solo dopo il raggiungimento di un accordo sul governo di unità in Libia.

    In tal senso ieri si è registrata l'ennesimo stop, con la mancata convocazione della seduta del Parlamento di Tobruk a causa della mancanza del numero legale, mentre nelle stesse ore, all'aeroporto di Tripoli, tre esponenti del governo incaricato dal Consiglio di Presidenza promosso dalle Nazioni Unite venivano arrestati e successivamente rilasciati, dopo le vibranti proteste di Martin Kobler, inviato Onu per la crisi libica. 

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    Rapimento di italiani in Libia, ONU, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Libia, Italia
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