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    Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni

    Libia, Gentiloni: Non serve una guerra lampo

    © AP Photo/ Amr Nabil
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    Il ministro italiano degli Esteri ribadisce il suo no ad un intervento di stabilizzazione della Libia senza il consenso di un governo unitario in un'intervista apparsa oggi su Il Sole 24 Ore: non confondere le operazioni antiterrorismo con la guerra sul campo.

    Ancora un no all'intervento militare da parte di un esponente del governo italiano. Nelle ore in cui i vertici militari Usa fanno una mezza retromarcia, affermando che il ruolo italiano sarà deciso da Roma in piena autonomia, con un'intervista rilasciata al quotidiano economico Il Sole 24 Ore il capo della Farnesina Paolo Gentiloni ha oggi confermato la posizione italiana.

    "Deve essere chiaro che non ci sono scorciatoie illusorie, esibizioni muscolari. È vero, il tempo stringe, ma non c'è alle porte nessuna guerra lampo".

    Gentiloni ha sottolineato come non si debbano ripetere gli errori del passato e sia necessario lavorare per la stabilizzazione politica della Libia, vera sfida per la comunità internazionale. Descrivendo poi lo scenario temporale entro cui la vicenda libica si sta lentamente dilatando, il ministro italiano ha ricordato come la guerra in Siria duri di fatto da 6 anni e 13 sono stati necessari per l'accordo di Vienna con l'Iran.

    Il percorso promosso dalla Conferenza di Roma a metà dicembre, questo il pensiero di Gentiloni, ha rappresentato un salto di qualità rispetto all'anno e mezzo precedente.

    "Il percorso è sempre stato definito da chi lo ha promosso fragile e incompiuto — ha affermato ancora il ministro — perchè c'è una maggioranza nel parlamento di Tobruk per varare il governo di accordo nazionale ma a questa maggioranza finora non è stato consentito di esprimersi".

    Proprio sul piano dei negoziati interni, Gentiloni ha confermato che nelle prossime settimane riprenderà l'iniziativa diplomatica di Martin Kobler, inviato Onu per la Libia, per consentire proprio a quella maggioranza presente nell'assemblea legislativa di Tobruk di votare per il governo unitario.

    "Qualcuno davvero pensa che delle truppe speciali francesi o inglesi o italiane o marziane possano controllare un Paese di 1,6 milioni di chilometri quadrati che ha20omila uomini armati tra le varie milizie?— si è domandato a conferma della propria tesi il ministro italiano — So bene che la guardia contro la crescita di Daesh in Libia va tenuta alta ma se confondiamo il percorso necessario di stabilizzazione con operazioni mirate antiterrorismo prendiamo lucciole per lanterne. Sono cose diverse".

     

     

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    Guerra lampo, crisi in Libia, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Libia
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