19:32 16 Agosto 2017
Roma+ 28°C
Mosca+ 21°C
    10 febbraio Giorno del Ricordo

    Il Giorno del Ricordo e la tragedia delle Foibe: l'uomo dov'era?

    ANVGD
    Italia
    URL abbreviato
    Marco Fontana
    9324073427

    L'affermazione più profonda pronunciata a proposito di Auschwitz fu una risposta alla domanda: 'Ditemi dov'era Dio, ad Auschwitz?' 'E l'uomo, dov'era?'. Forse William Styron, l'autore che descrisse così il dramma della Shoah, non si risentirebbe se le sue parole venissero dedicate anche ai morti delle Foibe e ai reduci dell'esodo istriano.

    Non esistono vittime di serie B, ma soltanto la profonda amarezza di alcune pagine della nostra storia, dove l'uomo piegò la testa alla bestia che alberga sempre in lui, pronta ad emergere. Sentendo raccontare certi fatti del nostro passato viene spontaneo chiedersi dove fosse l'uomo, ed è la domanda che dovrebbe scuotere le coscienze italiane quando si celebra il Giorno del Ricordo: perchè di fronte all'eccidio di oltre diecimila essere umani e all'esodo di massa di trecentocinquantamila si deve tenere desta la memoria per non permettere che la barbarie torni a dominare. Per questa giornata ha concesso la sua testimonianza a Sputnik Italia Fulvio Aquilante, consigliere nazionale dell' Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, prima promotrice dell'istituzione della Giornata del Ricordo riconosciuta ufficialmente nel 2004.

    Le Foibe sono state bianchettate dalle pagine della nostra storia troppo a lungo, con quale sentimento affrontate questa giornata?

    Fulvio Aquilante
    © Foto: per Sputnk Italia Dario Prodan
    Fulvio Aquilante

    Portiamo ancora i segni di quella tragedia. Noi — popolazione civile — abitavamo quelle terre da secoli: siamo stati 900 anni sotto la Repubblica di Venezia, 100 sotto l'Impero Austro-Ungarico, 20 sotto il Fascismo, 1 anno sotto il governo tedesco e poi sotto il regime di Tito. Da istriano e da bambino esule posso dire che vi sono due distinti momenti da considerare quando si parla di Giorno del Ricordo. Uno è la ragione per cui siamo dovuti andare via: una volta inglobati dalla Jugoslavia, facevano sparire dalla mattina alla sera i nostri nonni, i papà, le mamme, le sorelle e i fratelli. Secondo voi cosa significava tornare a casa non sapendo se avremmo ritrovato i nostri cari? Ricordiamo cosa significa pensare a un familiare sparito e poi sepolto in un bosco, annegato in mare, gettato in una foiba, costretto a morire nelle marce forzate o fucilato nel campo di concentramento di Goli Otok. Con tali minacce abbiamo cercato di convivere almeno all'inizio, ma poi c'era il dover improvvisamente mettersi a parlare  una lingua mai conosciuta prima, avere documenti con scritte che non capivano, essere privati della casa, della terra e delle proprie attività. Infine, il grido continuo: "Questa non è Italia, tu devi andare via di qui, altrimenti sparisci!". La progressiva deprivazione morale è stata l'antefatto all'esodo.

    Qual è secondo momento da fissare nella memoria, dopo quello del sangue versato?
    L'esodoAbbiamo subito una persecuzione morale. Si pensi a Fossoli, in Emilia Romagna, che è stato un campo di transito e sterminio per gli ebrei, e anche un campo di concentramento per noi istriani. In totale vi sono stati 109 campi del genere in Italia, nei quali abbiamo conosciuto il filo spinato e la discriminazione. E tutto questo in una paradossale situazione in cui l'Italia non voleva parlare di noi; quando era proprio alle strette elargiva qualche soldo a Trieste cercando di far derubricare quanto stava avvenendo come una semplice questione di confine, per placare l'opinione pubblica. Peccato che in quella semplice disputa territoriale si fosse arrivati a dividere una città a metà, Gorizia, e tutto ciò nell'indifferenza generale. Poi c'erano il caos e la strumentalizzazione politica: chi ci diceva che avevamo diritto a difenderci e chi ci aveva già condannati a perdere la nostra dignità, le nostre origini e le nostre proprietà. Ma la popolazione civile non era un partito: cercava di tirare avanti, non di seguire le beghe politiche.


    Сosa è stata per voi l'Italia?
    Più una matrigna che una madre. Ci ha venduto più di una volta. Ha barattato i nostri beni per saldare i propri debiti di guerra alla Jugoslavia, senza ricoscerci alcunchè, alla faccia del Trattato di Parigi. Oggi si fa un gran parlare di profughi e dei problemi che dà la loro gestione. Noi non abbiamo mai creato problemi, anzi abbiamo messo davanti i nostri doveri prima dei nostri diritti. Come ci siamo integrati? Stando in silenzio, andando a scuola se si era piccoli e al lavoro se si era grandi, e cercando di rifarsi velocemente per dare un futuro alla propria famiglia. Le nostre donne non sono state mandate a prostituirsi e gli uomini non hanno scelto la facile via della delinquenza.

    Stare in Italia non vi ha fatto perdere il contatto con il vostro passato? E' mai tornato in Istria? 
    Le nostre radici non potranno mai essere cancellate, e anche se alcuni di noi vorrebbero dimenticarle, non ci riescono perchè dietro l'esodo che abbiamo vissuto ci sono oltre trecentocinquantamila storie che saranno retaggio della memoria dei nostri figli. Sì, sono tornato a casa e ho visto con grande tristezza la povertà che è rimasta in quel territorio. Noi siamo sempre stati una cultura multietnica, è incomprensibile l'odio che si generò in quegli anni verso di noi e verso l'italianità.

    Crede nel principio di autodeterminazione dei popoli?
    La nostra storia ci insegna che spesso chi vince — o si professa vincitore — ha più ragione dei popoli.

     

    Tags:
    Seconda guerra mondiale, Esodo, Trieste, Jugoslavia, Italia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik