06:15 20 Settembre 2018
Il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni durante la conferenza stampa con il Segretario di Stato USA John Kerry e l'inviato speciale ONU Martin Kobler il 13 dicembre a Roma.

Gentiloni: Non sacrificare Schengen sull'altare di Dublino

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Il ministro degli Esteri italiano al quotidiano italiano La Stampa: asilo europeo e meccanismo relocation sia permanente.

La questione della gestione dei flussi europei si complica nuovamente, nei giorni in cui i Paesi del Nord mostrano il pugno duro rimettendo in discussione il trattato di Schengen, con la decisione di reintrodurre i controlli alle frontiere interne. E se da una parte la Commissione lavora per salvare un dei pilastri dell'Unione, dall'altra molti Paesi continuano a chiedere una revisione profonda della Convenzione di Dublino III, che regolamenta la gestione delle domande di accoglienza in Europa.

E' questo il caso dell'Italia che per bocca del suo ministro degli Esteri oggi torna a chiedere una svolta.

"Sull'altare di Dublino si sta rischiando di sacrificare Schengen".

Così Paolo Gentiloni a La Stampa, in un'intervista in cui il capo della diplomazia italiana ha descritto uno scenario che da marzo in poi potrebbe diventare molto difficile da gestire.

"Le sospensioni decise da alcuni Paesi membri debbono restare straordinarie e limitate nel tempo — afferma il ministro a proposito delle decisioni di Svezia e Danimarca — un'assunzione comune di responsabilità deve arrivare entro la primavera, cioè prima che riprendano flussi migratori molto consistenti. La situazione — avverte — diventerà difficile per tutti". 

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Trattato di Dublino III, Trattato di Schengen, Crisi dei migranti, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri, Danimarca, Svezia, Europa, Italia
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