17:58 22 Ottobre 2018
Piazza Unità d'Italia a Trieste

Quarant'anni dal trattato di Osimo, Trieste e nuove indipendenze

CC BY 2.0 / Anthony Majanlahti / air show with italian flag
Italia
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Riccardo Pessarossi
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Il 10 novembre del 1975 veniva firmato il Trattato di Osimo, in cui l'Italia rinunciò alla zona B dell'Istria. Sono passati 40 anni e sono cambiate molte cose da allora, ma il dibattito sull'autodeterminazione dei popoli resta d'attualità. Parafrasando Orwell potremmo dire, che tutte le indipendenze sono uguali, ma alcune sono più uguali di altre.

Da Trieste ne parla a Sputnik Italia Iztok Furlanič, storico e presidente del consiglio comunale del capoluogo del Friuli Venezia Giulia.

-E' chiaro che la lotta per l'indipendenza di certi popoli, almeno dal punto di vista di chi se ne fa promotore è legittima, poi però entrano in gioco altri interessi. Perché non è secondo me accettabile che sia giusta e corretta e da sostenere politicamente la lotta per l'indipendenza del Kosovo, mentre non è giusto sostenere quella della Crimea per la riannessione alla Russia. O si è a favore di entrambe o si è contro. Non è perché una è appoggiata dagli USA allora va supportata, mentre l'altra, perché nell'interesse della Russia non va bene. O tutti i popoli hanno diritto a stare nel loro paese oppure no. Di fatto, in questi 40 anni, eliminando una delle due superpotenze, è stata data un'egemonia che gli Stati Uniti hanno sfruttato in modo molto criticabile. Quanto sta succedendo in Donbass credo che sia il frutto soprattutto di decisioni prese a tavolino e a livelli più alti. E' palese che dietro i fatti in Ucraina ci sia la lunga manus degli Stati Uniti che hanno creato nuovi teatri di guerra in posti dove gli scontri potevano essere evitati.

Putin e l'allora premier Letta il 26 novembre 2013 in occasione del bilaterale Italia/Russia a Trieste
© Sputnik . Михаил Климентьев
Putin e l'allora premier Letta il 26 novembre 2013 in occasione del bilaterale Italia/Russia a Trieste

Qual è secondo lei la lezione storica del Trattato di Osimo, oggi?

— Sul trattato di Osimo in sé e sulla questione dell'autodeterminazione le opinioni sono diverse. Io posso dire che con il trattato di Osimo si è sancita la fine di ogni possibilità di una via indipendentista. C'è stato il superamento definitivo dell'ipotesi di territorio libero di Trieste che ha subito il primo colpo con il memorandum del '54 ma che con il trattato di Osimo è stata sancita definitivamente. Il tramonto di questa ipotesi è il tramonto di un'ipotesi che poteva portare a Trieste delle conseguenze positive dal punto di vista economico: in Italia il porto di Trieste è marginale, mentre se si fosse realizzato il territorio libero di Trieste, a maggior ragione in un Europa dove non c'è più  questa divisione tra est e ovest, Trieste avrebbe avuto un ruolo centrale.

Probabilmente nel 1975 nessuno si sarebbe immaginato i cambiamenti che sarebbero intervenuti nei decenni a seguire. Com'è l'Europa di oggi rispetto a quella di 40 anni fa?

Iztok Furlanič
© Foto :
Iztok Furlanič

— In questi 40 anni ci sono stati cambiamenti epocali, alcuni positivi altri meno. II dissolvimento dell'ex Jugoslavia in primo luogo ha cambiato il vicino di casa del trattato, che ora è la Slovenia. Questi cambiamenti nell'estremo nord est italiano sono stati percepiti di più rispetto al resto d'Italia, soprattutto con l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea, che ha portato di fatto alla caduta dei confini. E' vero che non ci sono più le sbarre a separare i paesi, ma sotto molti aspetti questa caduta è solo formale, non reale.

Perché?

— Ad un livello più ristretto perché la collaborazione tra Italia e Slovenia potrebbe essere più fattiva, soprattutto a livello intercomunale, dove i rapporti  sono inferiori a quello che potevano essere. Ad un livello più ampio perché, come hanno dimostrato i recenti fatti, la UE ha portato ad una caduta dei confini a livello soltanto economico. Le politiche dei paesi sull'immigrazione sono ancora diverse da paese a paese e si stanno creando nuovi muri. Vedi quello in Ungheria. Muri materiali e muri immaginari che si ergono tra la parte più ricca della popolazione ed i ceti medio bassi, ma che possono essere anche più invalicabili.

Eppure tutto torna: caduto il Muro di Berlino, spezzata la Cortina di ferro, ora siamo di nuovo di fronte ad una nuova contrapposizione, non crede?

— Fare differenziazioni politiche non è giusto. Nonostante  vi sia una tendenza alla creazioni di Unioni sovrazionali come l'UE oppure con il trattato TTIP che stanno cercando di imporci, la sostanza rimane la stessa: sono unioni economiche e nell'interesse di pochi. Oggi c'è una tendenza di tutti i popoli ad avere un proprio stato. L'epoca degli stati sovranazionali come potevano essere Yugoslavia e Unione Sovietica è superata. Oggi c'è il ritorno ad un desiderio di avere per ogni popolo il proprio paese. Il che spesso si scontra con la situazione reale, perché sul territorio ci sono delle minoranze che si sentono minacciate dalle creazione di questi nuovi stati.

Indipendentisti catalani festeggiano dispiegando la estelada, la bandiera dell'autonomia catalana
© REUTERS / Albert Gea
Indipendentisti catalani festeggiano dispiegando la "estelada", la bandiera dell'autonomia catalana

Tutti i popoli vogliono il proprio stato, come dice lei, l'ultimo in ordine di tempo e quello catalano, che proprio ieri ha dato il là all'iter per l'indipendenza dalla Spagna. Che cosa ne pensa?

— Alcune indipendenze nascondono dei concreti rischi per le minoranze presenti, altre no. Penso che una Catalogna indipendente darebbe ampie garanzie agli spagnoli. Vedo con favore anche la Scozia indipendente, ma temo che con la sconfitta nel referendum indipendentista il processo si sia arenato. Vedo legittime anche le aspirazione di tutta una serie di popoli dell'Africa ad avere il proprio paese, spesso perché i confini non sono stati fatti con criteri legati a lingue o nazioni, ma per puro interesse coloniale e questo ha portato e porta a guerre e scontri etnici spesso taciuti.

 

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