07:56 21 Ottobre 2018
La Lupa capitolina

Mafia Capitale: il terremoto giudiziale è iniziato

© Foto: Wikipedia
Italia
URL abbreviato
Marina Tantushyan
0 10

A Roma è cominciato il maxi processo a Mafia Capitale – l’organizzazione criminale che avrebbe condizionato per anni gli appalti del Campidoglio.

Tra i 46 imputati: l'ex terrorista dei Nar Massimo Carminati, e il re delle cooperative Salvatore Buzzi. A processo anche esponenti della politica locale come l'ex capogruppo di Fi al consiglio regionale, Luca Gramazio e l'ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti del Pd. Intanto, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex sindaco Gianni Alemanno. Sono programmati 130 udienze.

Antonio La Spina — Direttore del Master in Politiche di contrasto della corruzione e della criminalità organizzata della LUISS Giudo Carli  ha parlato a Sputnik-Italia di questo processo storico.

— Il processo su Mafia Capitale non è il primo processo per crimini di mafia in Italia.  Quali sono le particolarità di questo processo? 

Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale
© AFP 2018 / Filippo Monteforte
Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale

— La principale novità di questo processo è che questo caso riguarda un'organizzazione che, secondo l'accusa, sarebbe un gruppo locale (quindi, non proveniente dal mafie esistenti altrove e antiche come Cosa nostra o la 'Ndrangheta) e sarebbe anche un gruppo di piccola dimensione, con una capacità di condizionamento che in parte è dovuta all'uso dell'intimidazione e della minaccia di atti violenti (questo sostiene l'accusa, e ovviamente la difesa sostiene il contrario), e in parte deriva anche da una capacità di entrare in rapporti diretti e privilegiati con il sistema delle amministrazioni pubbliche, sia enti locale del Lazio, sia all'esterno (pensiamo ad esempio ai centri relativi agli immigrati). L'accusa sostiene che si tratta di una organizzazione nuova, "originale e originaria", sia perché è nata nel Lazio, sia perché usa il metodo mafioso accompagnandolo con altri strumenti. Non è esattamente la stessa cosa rispetto alla mafia siciliana e quella calabrese però, sempre secondo l'accusa, ha dei punti di contatto essenziali (la violenza fisica o la sua minaccia), che giustificano pienamente l'applicazione dell'articolo 416 bis del codice penale. Questo processo è veramente molto interessante e sta creando molta attenzione, perché fa emergere una serie di novità rispetto a quello che già conosciamo su altri organizzazioni criminali, e anche perché riguarda il Lazio, che ha fatto registrare in passato la presenza di altri gruppi criminali.

— E' noto che  il consorzio ha gestito gli appalti della città eterna da anni. Perché della "mafia romana" abbiamo saputo solo adesso?

— Non tutti sono d'accordo che si tratti di mafia, come ho detto. Cosa avrebbe impedito la scoperta di questo gruppo? Questo è proprio uno dei argomenti su cui vertono le indagini. Se fosse vero che vi erano rapporti privilegiati con alcuni esponenti della classe dirigente (il "mondo di sopra"), è lì che andrebbe cercata la risposta alla sua domanda.

— Molti analisti legano le dimissioni del ex Sindaco di Roma con questo processo. Lei cosa ne pensa?

Ignazio Marino, ex sindaco di Roma
Ignazio Marino, ex sindaco di Roma

— Le dimissioni di Marino sono state sollecitate da una vicenda che non ha nulla a che fare con le vicende gravissime oggetto del processo. Certi rimborsi e certi scontrini hanno costituito l'occasione che ha fatto precipitare una situazione che era da tempo critica dal punto di vista politico, non tanto dal punto di vista giudiziario. Certamente le notizie sulle indagini e quelle sulle tensioni interne al Comune circolavano negli stessi mesi. A un certo punto vi sono state anche dimissioni di esponenti della Giunta a seguito dell'indagine. Ci sono anche i tanti punti interessanti ad approfondire, ma se parliamo delle dimissioni di Marino direi che si tratta di dinamiche molto diverse tra loro.

— Che effetto ci sarà per il partito democratico e in particolare per la figura del premier Renzi, visto che in questa inchiesta sono stati coinvolti gli esponenti del PD?

— Si tratta di una medaglia che ha due facce. È vero che sono stati coinvolti alcuni esponenti del PD, ma gran parte dei soggetti coinvolti ha altre provenienze. D'altro canto, si potrebbe interpretare la fase attuale come un momento in cui il PD romano può cercare di rinnovarsi a fondo, facendo pulizia. Se vengono fuori verità scomode e problemi che comunque esistevano da tempo, potrebbero essere affrontati con l'approccio giusto. Non è detto che alla fine il PD venga indebolito. Potrebbe essere una occasione per avviare una profonda moralizzazione e un ulteriore rafforzamento del partito democratico. Ciò vale, ovviamente, non solo per il PD ma per qualunque altro partito.    

— In Italia i processi di questo volume di solito durano anni e anni. Quando, secondo le Sue stime, saranno annunciati i primi verdetti? 

— Questo è un processo molto interessante. È già iniziato il dibattimento. D'altro canto, certamente ci saranno tanti testimoni, tante eccezioni, procedurali o di altro tipo. Si tratta di un processo di mafia, secondo le imputazioni, il che ad esempio richiede certe cautele per evitare che gli imputati comunichino tra loro. È un processo vasto e complesso. Tutto dipende direttamente dalla dinamica processuale. Sia l'accusa che la difesa hanno le loro carte che via via scopriranno. Non si possono prevedere esattamente i tempi di un processo del genere.

 

Correlati:

Mafia Capitale, al via il maxi processo
Mafia Capitale, super poteri al prefetto
Mafia Capitale, le dimissioni del vicesindaco
Tags:
processo Mafia-Capitale, Procura di Roma, Universita Luiss, Ignazio Marino, Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik