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    Russian President Vladimir Putin addresses attendees during the 70th session of the United Nations General Assembly at the U.N. Headquarters in New York, September 28, 2015

    Il realismo di Putin oscura Obama

    © REUTERS/ Mike Segar
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    L'atteso intervento di Vladimir Putin al Palazzo di Vetro è in queste ore sulle prime pagine di tutta la stampa mondiale, con il corollario dell'incontro con il presidente americano Barack Obama e l'analisi delle diverse posizioni sulla lotta all'ISIS, vero convitato di pietra della giornata di ieri.

    Sui media italiani grande risalto è stato dato alla posizione assunta dal presidente russo sulla necessità di cooperare con il presidente Bashar al Assad e all'annuncio di Mosca sui negoziati di pace che metteranno attorno ad un tavolo Iran, Turchia, Egitto e Arabia Saudita per una soluzione al conflitto.

    Nel commento affidato al suo corrispondente a New York Maurizio Molinari, La Stampa commenta la strategia russa sostenendo la sua "divergenza eclatante" da quella USA, principalmente sul ruolo di Assad, L'intenzione di Mosca, secondo il quotidiano torinese, è quella di ritagliarsi un ruolo di leadership regionale "sfruttando l'intervento in Siria come trampolino per un'iniziativa politica tesa a ricomporre la guerra civile".

    Parla di "realismo cinico" Il Sole 24 Ore che, nel corsivo di analisi di Ugo Tramballi, sostiene che "Putin ha spostato in alto l'asticella della tragedia siriana", rendendo inutili i proclami di Renzi, che si è detto contrario a bombardamenti in Siria ed agli stessi raid francesi appena avviati. Il perchè starebbe tutto nella posizione russa sul territorio siriano, con "i suoi bombardieri ed elicotteri da combattimento che il presidente russo alza in volo da aeroporti sul suolo siriano, rinforza una vecchia base navale sul Mediterraneo e fa marciare su Latakia la sua fanteria per difendere la dittatura al potere". La tesi del foglio economico italiano, da qui il realismo del titolo, è quella del male minore che la Russia starebbe scegliendo, al pari di quanto la CIA faceva negli anni 70, all'epoca delle dittature sudamericane, con realismo "kissingeriano". Così per Mosca sarebbe oggi il regime di Damasco, che "assume anche le sembianze dell'utile strumento per far rientrare da protagonista la Russia nel grande gioco del Medio Oriente dal quale era stata esclusa durante il rapido disfacimento dell'Urss".

    Sul Corriere della Sera, in un editoriale a firma Paolo Valentino si parla di "transizione gestita" da Obama e Putin che ieri "ha espresso insoddisfazione della Russia per l'attuale stato del mondo". Il quotidiano di via Solferino, che sottolinea come il presidente russo non abbia mai fatto esplicito riferimento agli USA ed a Obama nel corso del suo intervento, ha "in sostanza attribuito la principale responsabilità per la nascita dell'Isis agli Usa, descritti come una nefasta combinazione tra burattinai e apprendisti stregoni". L'intervento di ieri al Palazzo di Vetro, definito "moderato" e paragonato a quello "celebre discorso di Monaco del 2007", sarebbe dettato dalla "paura del vuoto di potere, l'orrore del caos, lo scenario libico che un'uscita affrettata di Assad rischierebbe di precipitare. Una instabilità totale — conclude il pezzo del Corriere — che Vladimir Putin teme di ritrovarsi all'improvviso dentro i confini della sua Santa Russia".

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    Opinioni della stampa, Assemblea generale delle Nazioni Unite, discorso, ONU, Bashar al-Assad, Vladimir Putin, Italia
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