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    La vicenda di Berlusconi sulla lista nera ucraina e` diventata nella stampa italiana un vero e proprio festival della banalità e dell’ipocrisia

    La Crimea e la “purga” intellettuale italiana contro Berlusconi

    © Sputnik. Vladimir Sergeev
    Italia
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    Marco Fontana
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    Il governo di Kiev ha condannato la visita di Silvio Berlusconi in Crimea.

    Non un semplice scambio di battute diplomatiche, ma una vera e propria messa in stato di accusa, che ha portato al divieto per l'ex premier di varcare i confini ucraini per tre anni.

    Basterebbe tale modalità d'azione per comprendere quale concetto di libertà abbiano in questo momento a Kiev, ma c'è anche la questione della "lista nera" stilata in concomitanza con la visita di Berlusconi: un lungo elenco di giornalisti stranieri, sgraditi alle autorità ucraine, tre dei quali inizialmente persino della BBC. Di una politica del genere si può dire tutto tranne che sia ispirata a quei principi democratici di cui il governo dell'Ucraina e i suoi sostenitori europei e americani si riempiono la bocca: evidente pretesto per infangare la Russia, mentre sono loro i primi ad affossare i valori di cui si vantano.

    Deporre fiori sulle tombe di combattenti italiani è un reato? Cercare di mettere una pezza sul disastro diplomatico ed economico fatto dai governanti  può essere definito un crimine?
    © Sputnik. Алексей Дружинин
    Deporre fiori sulle tombe di combattenti italiani è un reato? Cercare di mettere una pezza sul disastro diplomatico ed economico fatto dai governanti può essere definito un crimine?

    Francamente, è fin troppo facile criticare uno Stato che da un lato piange per la libertà e grida all'occupazione del suo territorio e dall'altro lancia liste di proscrizione contro esponenti della stampa internazionale, naturalmente quelli non allineati al pensiero unico. Forse fanno le prove generali di quella democrazia a proprio uso e consumo alla quale in Occidente siamo ormai abituati. Rammentiamo il mitico annuncio di Kiev su tutte le maggiori agenzie stampa della creazione di un Ministero della Propaganda per replicare a quanto di analogo starebbe facendo la Russia. Ci stupisce però la reazione in Europa e in America: quella notizia fu salutata positivamente dai nostri mass media, pur rimaneggiata un po' per evitare di informare bene i cittadini sulla natura del Governo ucraino. Qual è differenza con la linea di comunicazione ideata da Goebbels? Certo, non si può condannare una propaganda, laddove si è conniventi… E allora tutto diventa possibile, anche essere erogatori della stessa, alla faccia del giornalismo con la "G" maiuscola.

    Ma tornando a noi, della vicenda di Berlusconi sulla lista nera ci colpiscono le uscite della stampa italiana più delle intemperanze ucraine. In questi giorni si è assistito a un vero e proprio festival della banalità e dell'ipocrisia: pur di attaccare il leader del centrodestra, è stato evitato qualsiasi tentativo di analizzare l'evento in sé o la reazione scomposta delle autorità di Kiev. I giornalisti italiani lavorano per gruppi di potere ormani nemmeno più interamente italiani — e a chi col naso arricciato tira fuori la parola "complottismo" consigliamo di fare una visura camerale delle scatole cinesi alla base delle proprietà dei giornali. Dicevamo: i giornalisti italiani hanno preso di mira i personaggi che disturbano gli scopi dei loro datori di lavoro: da un lato Berlusconi, e crediamo che ne sentissero la mancanza, dopo anni in cui è stato facile bersaglio dei loro editoriali, e dall'altro Putin, per ragioni che è superfluo ricordare. La lista di proscrizione, contenente più di trenta giornalisti, non è entrata nei titoli dei principali quotidiani italiani, che si sono invece concentrati su quella che i più moderati definiscono una figuraccia diplomatica fatta dell'ex premier italiano.

    Ma di quale figuraccia diplomatica si è realmente trattato? L'unica figuraccia l'ha fatta il governo ucraino, che al massimo avrebbe potuto chiedere una presa di posizione europea contro l'ex premier, non certo assumere provvedimenti concreti. E poi deporre fiori sulle tombe di combattenti italiani è un reato? Cercare di mettere una pezza sul disastro diplomatico ed economico fatto dai governanti (nostri, ma non eletti) può essere definito un crimine? Viene veramente da pensare che ormai il mondo giri alla rovescia, e la vicenda siriana ne è l'ennesima prova: mentre Putin tesse rapporti con tutto il Medioriente (compreso Israele) per affrontare l'avanzata dell'Isis, i media italiani danno fiato a tutti quegli esponenti europei e americani che blaterano ovvietà e insulsaggini senza avere né idea né intenzione di intervenire. Se a Kiev lanciano le liste di proscrizione e bandiscono stranieri dal loro Paese, in Italia gli intellettuali inaugurano nuove purghe contro chi è scomodo.

    D'altra parte è uno sport già molto praticato in Italia. Si pensi a come vari colleghi trattarono Oriana Fallaci e trattano oggi Giampaolo Pansa. L'Europa ha fatto crescere una generazione di figli del pensiero unico: pennivendoli al servizio della linea dominante, che invece di raccontare la storia ragionando da uomini liberi, se la fanno dettare dalle veline dei nuovi ministri della Propaganda. Proprio il modo giusto per archiviare per sempre la libertà ed entrare in pieno nella dittatura del dio denaro.

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    Tags:
    propaganda, Sanzioni ai giornalisti, BBC, Silvio Berlusconi, Crimea, Italia, Russia
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