01:12 30 Ottobre 2020
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Si cambia, 7 stranieri fra le nomine dei direttori dei musei italiani.

"L'Italia ha eccellenze assolute in materia di tutela, assai meno in valorizzazione. Il sistema andava cambiato".

Il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini difende così, in un'intervista al Corriere della Sera, la scelta dei nuovi direttori di 20 grandi musei.

"Abbiamo semplicemente scelto i migliori, con una procedura trasparente, guardando l'esperienza e i curricula, indipendentemente dalla nazionalità. Anche solo questo è un grande cambiamento per il nostro Paese". Nessuno stupore, dunque, se 7 nuovi direttori sono stranieri, un fatto che ha suscitato polemiche. "Rispondo — dice Franceschini — citando la recentissima nomina di Gabriele Finaldi che presto s'insedierà alla direzione della National Gallery. Nessuno, sulla stampa britannica, ha parlato di 'un italiano' ma di un bravo manager che ha contribuito alla modernizzazione del Prado come vicedirettore. L'Italia ha investito molto sulla tutela con eccellenti risultati scientifici e mettendo a punto un'avanzatissima legislazione. Ha però segnato il passo sulla valorizzazione.Oggi, grazie alla riforma, c'è un ampio disegno: una direzione generale per la valorizzazione, i poli museali regionali, i venti musei con autonomia di bilancio, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico".

Il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini
Il ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini

I nuovi direttori, spiega Franceschini. "avranno tre missioni: riappropriarsi dei progetti scientifici, basta con le mostre chiavi in mano proposte dalle società esterne. Secondo: modernizzazione del museo, oggi un visitatore chiede di vivere un'esperienza culturale, la possibilità di trascorrere un'intera giornata tra visita, bookshop, ristorazione, laboratori, multimedialità e servizi. Terzo: lavorare come una squadra perché la forza dell'Italia sono i 400 musei statali sul territorio che devono formare un sistema".

Dell'esperienza americana al dipartimento di cultura del Minneapolis Institute of Arts, il nuovo direttore del polo fiorentino, Eike Schmidt, vorrebbe portare a Firenze la possibilità "di affittare a privati alcune sale del museo, o concederle per eventi agli sponsor che finanziano un restauro. Si può fare anche agli Uffizi". Intervistato dal Corriere della Sera, sostiene che "succedeva anche nel Settecento o Ottocento, quando Firenze era una capitale, per le visite di Stato: è una pratica che ha radici storiche. E comunque serviranno dei criteri: non darei mai ai privati spazi come la sala della Tribuna".

Tedesco di Friburgo, Schmidt si dice un ammiratore del suo predecessore, Antonio Natali, tanto che, sostiene, l'unica cosa che lo preoccupa è "essere all'altezza di chi mi ha preceduto". Sul suo nuovo incarico ha le idee chiare: "Va portato a termine il progetto dei 'Nuovi Uffizi', cominciato anni fa", perché "l'edificio così com'è non è adatto per il turismo di massa". E va riequilibrato l'afflusso dei visitatori, "concentrato sugli Uffizi, mentre spesso ci sono sale vuote a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli". La cosa fondamentale, sostiene, "è migliorare l'esperienza del visitatore", e pensa alla possibilità di rendere fruibili  contenuti multimediali direttamente sui cellulari dei visitatori.

Schmidt, a proposito del ruolo non solo scientifico, ma anche manageriale che andrà ad assumere, spiega a Repubblica: "Mi rendo conto che questa unione di competenze rappresenti un cambiamento radicale in Italia, ma è la direzione verso la quale stanno andando tutti i musei del mondo".

 

 

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