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    E` stata  appoggiata la decisione di non sciogliere il Comune di Roma per mafia

    Mafia Capitale, Azzolini, De Luca: ancora fino a quando?

    © AFP 2017/ Andreas Solaro
    Italia
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    Marco Fontana
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    Fino a quando? È questa la domanda che gli italiani onesti e di buon senso dovrebbero porre ai parlamentari e agli esponenti del Governo, i quali hanno effettuato in questi ultimi giorni due scelte molto discutibili.

    Hanno appoggiato direttamente o indirettamente la decisione di non sciogliere il Comune di Roma per mafia e hanno votato per non dare l'autorizzazione all'arresto del senatore dell'NCD Antonio Azzolini, coinvolto nella vicenda sulla bancarotta fraudolenta della Casa Divina Provvidenza di Bisceglie. Non esiste un'altra domanda più pertinente e calzante, visto che in queste due specifiche scelte (ma l'elenco sarebbe più lungo), è palese in tutta la sua incontenibile misura la presunta superiorità morale della classe politica che oggi domina l'Italia. Una casta, costruita sull'idea che Tangentopoli abbia riguardato altri, che ormai si reputa intoccabile e impermeabile a qualsiasi forma di autocensura.

    Sarebbe bello vedere riempita Piazza del Popolo con un oceano di cartelli a lutto, recanti la scritta "Fino a quando?". Non solo perché nell'ultimo ventennio queste piazze hanno spesso ospitato manifestazioni di protesta per la "liberazione" dal centrodestra, ma perché francamente non è più tollerabile la pervicacia con cui Renzi agisce per la propria conservazione. È evidente, infatti, come in questa partita il premier stia giocando solo ed esclusivamente pro domo sua. Scosso da uno tsunami di "compagni che sbagliano", il presidente del Consiglio non ci sta proprio a vedersi rottamato. D'altra parte, alla creazione spregiudicata dell'attuale Governo non può che seguire la lotta per impedire che esso non cada sotto i colpi degli errori propri e dei propri compagni di viaggio. Parole ed espressioni quali coerenza, legalità, ritorno al decoro, dignità politica — in passato agitate come clave contro gli avversari politici — sono diventate improvvisamente oggetto di interpretazione, di sottili distinguo, di rocambolesche sfumature, di funambolici revisionismi.

    Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale
    © AFP 2017/ Filippo Monteforte
    Tante domande vengono dopo aver letto le intercettazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale

    Dopo aver letto le intercettazioni dell'inchiesta su Mafia Capitale, dopo aver apprezzato il doppiopesismo garantista nella vicenda Azzolini, dopo aver visto candidati degli impresentabili alla De Luca, come può non arrivare un sussulto di dignità da parte del popolo italiano? Pietro Nenni diceva: a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro… che ti epura. Un aforisma eccellente: peccato che quasi nessun italiano voglia davvero presentare ai partiti politici il conto del malcostume diffuso che ci ammorba. Di recente, due temerari hanno provato a ribellarsi: Alessandro Gassman e Gabriele Muccino. I loro appelli sui social e le loro fotografie di denuncia dello sconcio di Roma si sono scontrati con l'indifferenza di chi siede nella stanza dei bottoni. Forse sarebbe ora di abbandonare l'età digitale per tornare a quella analogica, muovendosi dalle proprie scrivanie, affollando le piazze e gridando a squarciagola. Non è più tollerabile che si bianchetti scientificamente la fedina penale di un'unica parte politica con eterni ingiudicabili o con denunce verso ignoti. È peculiare che le condanne arrivino a conclusione solo per alcuni casi, mentre per altri si debba attendere decenni. La vicenda del Monte dei Paschi di Siena è esemplare di tale atteggiamento, per il quale non importa che cosa si commette ma chi lo commette.

    Sia ben chiaro, non si vuole giustificare quella schiera di esponenti che nel campo avverso al Partito Democratico hanno commesso reati, anzi. Ma non è accettabile che la storia di questo Paese sia scritta a senso unico, determinando secondo l'utilità e l'interesse partitico chi è un onesto fino a prova contraria e chi invece paga un peccato originale incancellabile a causa dell'appartenenza alla fazione sbagliata.

    L’ex ministro Lupi, non indagato, è stato costretto alle dimissioni, mentre Azzolini è ancora un senatore della Repubblica
    © AP Photo/ Giuseppe Lami, Ansa
    L’ex ministro Lupi, non indagato, è stato costretto alle dimissioni, mentre Azzolini è ancora un senatore della Repubblica

    Le macerie morali di Roma dovrebbero far riflettere gli italiani: per molto meno in Piemonte sono stati sciolti interi consigli comunali, e perché Roma no? Perché l'ex ministro Lupi, non indagato, è stato costretto alle dimissioni, mentre Azzolini è ancora un senatore della Repubblica? Perché se un cittadino comune sbaglia deve pagare subito, mentre certi sottosegretari e viceministri dell'attuale governo restano incollati alla poltrona, difesi dal premier, e agli avversari si applica la linea giacobina del pubblico ludibrio? È questa l'Italia che vuole cambiare verso?

    Basta scorrere un po' le intercettazioni dell'inchiesta su Mafia Capitale per stupirsi di come la politica italiana non opti per una sua ricostituente. In quella inchiesta le destre e le sinistre hanno mostrato la faccia peggiore del lobbismo, quello sulle vite umane. È possibile che esistano due metri di giudizio e che qualcuno faccia finta impunemente di essere il più puro dei puri? Ancora fino a quando lo sopporteremo?

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    decisione, Comune di Roma, Mafia Capitale, Senato, Antonio Azzollini, Maurizio Lupi, Italia
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