00:38 16 Giugno 2019
Mellitah Oil and Gas terminal on the outskirts of Zwara in western Libya

Tobruk e Tripoli, accuse a vicenda del rapimento degli italiani

© AFP 2019 / MAHMUD TURKIA
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La Libia è divisa in due entità separate dallo scorso anno. Nel mezzo vi sono le milizie di Misurata e di Zintan, che sostengono rispettivamente Tripoli e Tobruk, e una miriade di gruppi armati che seguono agende locali e stringono alleanze mutevoli.

Non ci sono i trafficanti di esseri umani dietro la vicenda dei quattro italiani rapiti a inizio settimana vicino Sebrata, in Libia. A dirlo è il colonnello libico Abid Zaidi, ex gerarca del regime di Muhammar Gheddafi.

"Gli italiani sono stati rapiti lungo la strada che collega al Zuara e Sebrata e che passa per Mellitah. In quella zona non ci sono i trafficanti di migranti. Si tratta di una zona controllata dalle milizie di Jeish al Qabail le quali si definiscono appartenenti all'esercito libico, ma in realtà al loro interno ci sono anche bande criminali".

Secondo il colonnello, che si trova a Tripoli, "l'unico a poter intervenire nella faccenda è il generale Khalifa Haftar, perchè in precedenza Jeish al Qabail (Esercito delle tribù, milizia araba e berbera) era suo alleato nella lotta contro le milizie di Alba della Libia che controllano Tripoli. Ora questo gruppo ha firmato una tregua con Fajr Libia ed è possibile che si dedichino a queste azioni criminali". Il colonnello esclude inoltre che l'obiettivo del sequestro possa essere uno scambio con gli scafisti libici arrestati in Italia, come riportato ieri dal profilo Facebook dell'esercito che fa capo a Haftar: "Ritengo piuttosto che vogliano rafforzare le loro posizione o chiedere soldi o altro, ma certamente alla fine gli italiani saranno liberati".

Jeish al Qabail è una formazione alleata alle milizie di Zintan, a loro volta vicine al governo di Tobruk e ostili alle milizie islamiste che controllano Tripoli. Fino a poco tempo fa la zona a ovest della capitale è stata teatro di violenti scontri tra milizie rivali, ma la situazione si è calmata dopo una tregua raggiunta dalle formazioni tribali attive nell'area di Zuara e da Alba della Libia. L'accordo prevedeva il ritiro delle milizie di Fajr, la riapertura delle strade, la fine degli arresti indiscriminati e la libertà di trasportare merci lungo le strade che conducono a Tripoli.

Secondo la pagina Facebook del "Comando generale delle forze armate — operazioni dell'esercito nazionale", che fa capo all'esercito del generale Khalifa Haftar, con sede a Tobruk, sarebbero state invece le milizie di Fajr a rapire gli italiani.

In una "notizia urgente" pubblicata sul social network si legge che "nostre fonti confermano che le milizie della cosiddetta Fajr Libia di Zuara sono responsabili del sequestro dei quattro italiani". Nel messaggio si legge che il sequestro avrebbe lo scopo di "fare pressioni sull'Italia e ottenere la liberazione di sette libici arrestati per traffico di esseri umani nel Mar Mediterraneo".

Ieri, inoltre, il politico libico Abdullah Naker, presidente del partito al Qimma, fedele al governo di Tobruk, ha accusato apertamente le milizie di Alba della Libia di essere responsabili del rapimento dei quattro italiani. Intervistato dall'emittente televisiva egiziana Ontv, Naker ha spiegato che "il rapimento è avvenuto nella zona intorno a Mellitah, controllata dalle milizie di Fajr. Queste milizie non sono nuove a questo genere di provocazioni ed hanno già rapito in passato dei diplomatici."

Naker ha invitato la comunità internazionale a prendere coscienza della "reale situazione in Libia". Il politico ha detto inoltre che "da tempo questi gruppi portano avanti provocazioni per chiedere soldi e imponendo l'assunzione di persone a loro vicine nel porto di Mellitah".

Tobruk e Tripoli, dunque, si accusano a vicenda del rapimento dei quattro tecnici. Il Congresso nazionale di Tripoli è peraltro l'unico ad opporsi all'accordo mediato dalle Nazioni Unite e sostenuto dagli sforzi diplomatici dell'Italia. L'intesa raggiunta sabato 11 luglio a Skheirat, in Marocco, dai rappresentanti di Tobruk, Misurata, Zintan e dagli indipendenti non reca la firma degli esponenti di Tripoli. I rappresentanti del Congresso tripolino eletto nel 2012, infatti, contestano il processo di formazione delle nuove forze armate e delle nuove istituzioni, a loro dire troppo sbilanciato in favore di Tobruk.

La Libia è divisa in due entità separate dallo scorso anno. Da una parte vi è un parlamento eletto nel giugno 2014, riconosciuto a livello internazionale con sede a Tobruk e che opera nell'area orientale del paese, la Cirenaica. Dall'altra, un'amministrazione sostenuta da gruppi islamisti che governa la capitale Tripoli e che controlla gran parte delle regioni occidentali. Nel mezzo vi sono le milizie di Misurata e di Zintan, che sostengono rispettivamente Tripoli e Tobruk, e una miriade di gruppi armati che seguono agende locali e stringono alleanze mutevoli. A complicare questo scenario ci sono i militanti armati fedeli ad al Qaeda e allo Stato islamico, che controllano importanti centri del paese tra cui Sirte, città natale di  Gheddafi, e quartieri di Bengasi e Derna. 

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rapimento, Italia, Libia
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