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    Per i leader italiani potremo essere di fronte a un fallimento dell’UE

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    Berlusconi, Monti, Prodi preoccupati per le sorti dell’Europa, non più solidale, ma guidata esclusivamente dall’austerity della finanza. Chi si assumerà le colpe di un ipotetico disgregamento dell’unità dei popoli e del disfacimento di un’Europa solidale?

    "A me Tsipras non piace, però se riesce a ribaltare, a far cambiare verso all'Europa, allora forza Tsipras. […] Basterebbe solo utilizzare il fondo salva Stati, da subito. La Germania l'ha voluto usare per salvare le banche tedesche e francesi, non si vede perché non possa essere utilizzato per salvare la Grecia e l'euro. Per questa ragione dico basta con questa Europa dei burocrati, basta con questa Europa tedesca." Così ieri alla Camera le espressioni di sfiducia verso l'Unione Europea di Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia. A Brunetta hanno risposto immediatamente l'europarlamentare Tajani e il senatore Matteoli che invece sostengono che "il centrodestra e Forza Italia non possono condividere, né strategicamente né tatticamente, la posizione di Tsipras. Oltretutto, se Grillo e Vendola vanno ad Atene domenica prossima qualcosa significherà."

    A chiarire la situazione in Forza Italia, ci ha pensato direttamente il leader, Silvio Berlusconi, che in una lettera al direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, pubblicata oggi, scrive di essere "molto preoccupato per la situazione della Grecia. Rischia di trasformarsi in un disastro non soltanto per i greci, un popolo amico e alleato dell'Italia, ma anche per l'idea stessa di Europa". Berlusconi riconosce che l'"Europa non può permettersi di perdere la Grecia per ovvie considerazioni storiche e geopolitiche (la Grecia presidia uno dei confini più delicati del continente, un grande crocevia strategico), ma anche per una ragione di fondo: perdere la Grecia significa accettare l'idea che l'integrazione europea è reversibile, che dall'Europa si entra e si esce, che non siamo una comunità di popoli ma un club al quale accedere o da cui recedere, secondo le contingenze".

    L'ex premier critica "la formula adottata dalle istituzioni europee e internazionali di un rigore senza sviluppo […]. Tagli alla spesa pubblica e crescita della tassazione, insieme, determinano inevitabilmente effetti recessivi, ed è quasi impossibile risanare i conti di un Paese che non cresce." E auspica che da lunedì l'Europa sappia mettere "in campo politiche industriali illuminate, agire con leve fiscali a favore delle piccole e medie imprese, guardare con urgenza ai bisogni dell'economia reale come unico antidoto possibile per debellare la nefasta trasformazione in finanza dell'economia stessa." Nel giudicare Tsipras come "la sinistra peggiore, un mix d'ideologia e di demagogia anticapitalista dagli effetti disastrosi" che pure ha un elettorato molto forte, come Podemos in Spagna, il M5S in Italia, Marine Le Pen in Francia, Berlusconi riconosce il fallimento del sogno europeo e chiosa." a chi conviene perdere oggi la Grecia, domani magari la Spagna, dopodomani l'Ungheria, l'Italia o il Portogallo?"

    Sul problema Grecia, altri due ex premier dalle colonne dei principali quotidiani fanno sapere che l'Europa "non è esente colpe", come afferma Mario Monti in un'intervista al Corsera. Per il Professore, "se la situazione è così complessa la responsabilità è di Atene molto più che di Bruxelles", ma "se si avesse la sensazione che la Merkel e Schaeuble non hanno voluto l'accordo, in Europa ci sarebbe una rivolta degli spiriti, un tumulto delle anime: uno scenario drammatico, per l'Europa e per la Germania".

    Romano Prodi teme e non poco l'ipotesi Grexit e avverte:

    "Comunque vada a finire il referendum, il danno di un'uscita della Grecia dall'euro sarebbe troppo grande. Se tutto il mondo, da Obama ai cinesi, continua a ripeterci che bisogna trovare un accordo, vuol dire che c'è il diffuso sentimento di una catastrofe imminente che occorre evitare ad ogni costo".

    A giudizio dell'ex premier, in un'intervista a Repubblica, "proprio perchè la crisi è così piccola, un fallimento sarebbe clamoroso. Un'istituzione che non riesce a governare un problema minuscolo come la Grecia che fiducia può dare sulla sua capacità di gestire un problema più grosso?". L'uscita della Grecia dall'euro "non sarebbe tanto un danno economico, quanto un vulnus alla credibilità politica dell'Europa". Pur ritenendo possibile un compromesso, Romano Prodi, drammaticamente aggiunge:

    "Voglio vedere come Merkel, Juncker o Lagarde possono prendersi la responsabilità di lasciare la Grecia fuori dall'euro. Certo, l'irrazionalità della Storia è sempre in agguato. Anche la Prima guerra mondiale scoppiò per un piccolo incidente. Ma voglio sperare che Atene non sia la nostra Sarajevo".

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    Tags:
    società, geopolitica, Economia, Forza Italia, Romano Prodi, Mario Monti, Silvio Berlusconi, Italia
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